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Categoria: natura

Cogliamo acqua

Dicono bene:

Le condizioni meteo di questa campagna olearia sembrano proprio sfavorire gli olivicoltori. I giorni di raccolta si assottigliano, le olive cadono e si animano le discussioni con i frantoiani

Pioggia e vento.
Non potrebbero esserci peggiori condizioni per gli oliveti in un momento delicato come la raccolta. Le olive, a causa delle bizzarrie del clima, iniziano a cascolare, appesantite dall’acqua e sferzate dal vento.

Sotto due grafici, che il contadino ha imparato un po’ di openoffice.

Ieri al frantoio le sei quintali colte rendevano l’11%, ma poteva essere peggio, era la resa migliore della giornata. Le previsioni del tempo sono peggio delle notizie delle borse e dell’euro.

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La velocità  è tutto

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Oggitempo bisogna razionalizzare, mecchanizzare, ottimizzare per essere concorrenziali; i vicini colgano già  con gli abbachiatori (col fuoristrada in moto per tener in vita le batterie o con il ronzio del compressore) ma qui si batte ogni record: 50 secondi!

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Urli di amore

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Fredi è arrivato molti anni fa, ma solo tre anni fa cominciava a cantare, da agosto fino novembre, il primo anno cantava ventiquattro ore dietro Motti, adesso s’è calmato un po’. Voci maligni dicono che non sembra uno che canta ma uno che viene torturato.

Il contadino ha messo due anni per riuscire di registrarlo, si zittiva sempre quando si avvicinava; ha dovuto mettere la macchina sul trepiede ed ecco.

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Cercando riparo per l’inverno

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Piove piovette rovescia e così il contadino ha tempo libero per raccontare l’evento principale sabato al frantoio: Mai ha visto così tante coccinelle, migliaie, ma purtroppo non quelle nostrali, quelle asiatiche ovvero Harmonia axyridis (mica tanto armonia) o coccinelle arlecchino. Una conferma che in due anni hanno attraversato l’Appenino, sono segnalati già  da 2007 nella Bassa, in Germania e Belgio viene segnalato dal 2000 o 2002 secondo le fonti, in Svizzera e Francia dal 2004 (e danneggia con le sue secrezioni di difesa il vino delle uve tardive come Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon).

Con le prime brinate notturne si congregano in posti soleggiati, muri e altro per svernare, esattamente come ha visto sabato.

Quindi un altro di quelli mezzi disastri combinato dall’uomo che credeva di fare cosa ottima sostituire l’insetticida con la lotta biologica introducendo nel ambiente il primo insetto che li viene tra le mani. Come con gli alianti, le nutrie e il gambero rosso della Luisiana: non si può tornare indietro e bisogna regolare la convivenza futura nel ecosistema. Non è solo bene che le coccinelle eliminano gli afidi; in quanto essi nutrono le api (miele di melata), certe specie di formiche utili che puliscono i boschi e uccelli che si nutrono d’inverno delle larve degli afidi, e le formiche stesse sono cibo per molti uccellini. Se arriva un insetto sterminatore l’equilibrio naturale viene cambiato, ed è già  compromesso con le altre attività  (agricole) nostre.

Informazioni più complete qui.

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Bottiglie con pesce contro la mosca

Dopo una settimana ecco i risultati della prova di cattura di massa con bottiglie con pesce e/o ammoniaca: Si chiappano moltissime mosche mai viste e ognitanto ci va anche una (una) mosca dell’olivo. Quelli con la parte superiore rovesciata non funzionano, quelli con buco di lato solo se è grande.

L’infestazione sembra di andare avanti, ma lentamente. Si vedono larve e punture fresche, quindi la mosca c’è. Solo che non ci vanno in molti in queste trappole.

Giudizio netto: inefficaci.

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Convivere col lupo

Da un anno qui le pecore di notte son chiuse nella stalla, mentre per gli ultimi trent’anni erano sempre fuori di notte, d’estate. Effetto collaterale: più letame per gli ulivi.

Ma ci tocca di leggere cose così :

«Spariamo ai lupi». La proposta choc arriva da un assessore comunale della giunta di centrodestra di Roccalbegna, un comune delle Colline dell’Albegna ai confini del Monte Amiata

Perchà© choc? Che male c’è sparare a un lupo? Mentre amazziamo non so quanti migliai di maiali polli agnelli vitelli al giorno? Se sono troppi sono troppi.

«Il lupo è un protagonista essenziale dell’ecosistema e della biodiversità  – spiega Fabio Roggiolani, responsabile scientifico di Sel per la Toscana e già  presidente della Commissione agricoltura della Regione Toscana -. Per bloccare gli attacchi basta poco. Mi ricordo che in regione facemmo un provvedimento per dotare gli allevatori di impianti solari che di notte illuminavano le greggi. Se c’è luce i lupi non attaccano, ma nonostante questo gli allevatori si sono rifiutati di montare gli impianti. Uccidere questi animali sarebbe come tornare ai tempi più oscuri, quando proprio in Italia i lupi erano perseguitati e stavano per estinguersi».

Fa ridere anche i lupi. Proposta da tavolino di un politico che non conosce minimamente la realtà . Nei tempi illuminati di oggi compriamo gli agnelli in Nuova Zealandia e qui alleviamo i lupi.

Il cacciatore che partecipava alla vendemmia ne aveva viste tre, il giorno prima; secondo lui hanno fatto fuori tutti i cinghialotti e caprioli (e il contadino non li rimpiange di molto: sono arrivati pochi anni fa per far danno (poco) ai ulivi e alle vite) e quando andranno a caccia e si trovano davanti al lupi non ci penseranno mica due volte, diceva.

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I bruchi e l’uomo

Viene scritto un altro capitolo nel libro “Noi e gli animali”. Niente amore e protezione ma molto fastidio (e veleno) per i bruchi qui vicino, a Castelfranco. Il bruco del nome significativo “bruco americano” è l‘ifantria.

La dannosità  dell’ifantria deriva dalla voracità  delle sue larve: le
parti verdi della pianta vengono completamente divorate e restano
solamente le nervature principali delle foglie. Le specie attaccate
sono circa 200, tra queste le più colpite sono il gelso e l’acero ne-
gundo, ma vengono danneggiati anche platani, tigli, olmi, pioppi,
salici, frassini come pure alberi da frutta quali meli, peri, peschi,
susini, albicocchi, ciliegi, noci, la vite e colture come quelle di mais,
soia, erba medica, ecc. qualora non fossero disponibili le essenze
preferite.

Oltre ai danni, i bruchi possono arrecare un fastidio non trascura-
bile agli abitanti che si trovano nelle zone infestate, quando, termi-
nata la fase di alimentazione, i bruchi si trasferiscono dalle piante
ospiti verso gli edifici in cerca di riparo per incrisalidarsi.

Ecco cosa cercano nelle case. Al contadino ricorda l’estate 2006 con i bruchi che attaccavano gli olmi, d’estate se vedevi un albero brunastro era un olmo, delle foglie erano rimaste solo le nervature. L’anno dopo c’erano solo pochi bruchi e agli olmi non hanno fatto quasi niente. Quindi niente panico.

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Le Sebright di Ale

Il contadino di recente ha fatto un affarone: un etto di galline Sebright contro un chilo di cipolle.

L’allevatore inglese Sir John Sebright nell’800 si mise al lavoro con l’intenzione di creare una razza di polli nana che avesse due precise caratteristiche: il piumaggio orlato di nero e la struttura delle penne simile tra maschi e femmine. Non è ancora chiaro quali razze abbia usato a tale scopo, ma ha indubbiamente ottenuto il risultato sperato con successo.

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