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Categoria: natura

Tutte le verità  sulle galline

Prima: non fanno le uova tutto l’anno. Quando le giornate gli sembrano troppo corte smettono; qui di solito non si vede uova fino metà  gennaio quando le giornate si allungano. Per tanti anni il contadino ha pensato di mettere una lampada nel pollaio che allunga la giornata gallinacea per forzare la natura come si fa nell’industria alimentare: qualche giorno fa l’ha fatto. Uova 2-3 al giorno adesso, ma non si può sapere se è per la lampada o per la luce naturale in aumento.

La seconda verità  è brutale: Le galline fanno le uova solo per un anno e mezzo. O meglio: dopo fanno meno, a volta anche uova troppo grandi. Sicchà© vengono smaltite, anche quelle bio. Il contadino non sa in Italia, la speranza è sempre di immaginarle nelle scatolette per gatti. In Svizzera per adesso le 1.700.000 galline esaurite/anno entrano nelle case: dalla presa di corrente. Ammazzati in unità  mobili presso le aziende, trasformati in brodo che genera biogas che genera corrente.

Forse ci sono anche altre verità  ma basta per adesso.

[Grazie alla volpe non invecchiano le galline qui]

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L’era del’acqua

Ne sa qualcosa ora anche l’Australia. Tolgono la corrente nel centro (dove si trovano anche i grandi centri commerciali) nel centro di Brisbane; fino 60mila case senza corrente pure lungo il fiume Brisbane River che sta aspettando il picco della piena.

Ma quanto è vulnerabile il nostro sistema moderno di distribuzione con i magazzini ridotti al minimo. La gente che vuole comprare provviste non li trova. Tutto esaurito.

Cosa ha lasciata la cresta di onda in Toowoomba si vede qui.

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Polo Nord in viaggio? (sì)

Sembra.

Verso la Russia:

Right now, the magnetic north pole, where the field is vertical, is located at 84.97 degrees North and 132.35 degrees West, above the North Sea and drifting generally north-northwest toward Siberia at about 55 kilometers (34.2 miles) per year, according to Love.

E’ magari possibile che queste strane morie di uccelli e pesci (USA, Svezia) sono connessi. L’ultima a Faenza. Un ricco piatto per i sostenitori del 2012: magari quando il Polo Nord sarà  arrivato in Siberia s’inverte il campo magnetico!

Aggiornamento: La mappa su Google Maps. Impressionante. Anche se per esempio i pinguini hanno i problemi con la stagione difficile, La Nina, e muoiono semplicemente di fame e non di cause oscure. E secondo questa fonte è semplicemente l’attenzione dei media che è maggiore adesso e queste morie di masse sono frequenti ma non se ne parla.

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L’eclisse

Un freddo cane, e l’effetto della luna davanti il sole faceva cha la brinata è rimasta fino l’undici invece di scogliersi alle nove. E la macchina fotografica non si adatta come l’occhio alla luce che diminuisce: verso le nove scattava solo foto nere, spariti gli alberi nel buio.

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PS: le miglior foto come spesso sul Boston Globe. E si impara che in Pakistan usano le eclissi per provare di guarire bambini disabili.

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Martedì mattina…

… si verifica un eclissi del sole parziale (ca. 70%). Visto le condizioni meteo è più probabile che possiamo osservare più gli effetti sulla natura, sugli altri e su di noi che vedere la falce del sole. Inizio circa alle 8:15.

Il contadino ha fatto una piccola animazione, eccola:

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L’ombra della luna sulla terra si vede qui:

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Segni dal cielo

Ieri quel tramonto, oggi un cielo velato da cirri. Il contadino (che per un po’ di giorni è solo con le pecore egli altri animali) prima ha visto questo:

Scopre che la chiazza a sinistra si chiama parelio (o cane solare) mentre il cerchio era un arco di ghiacco (infatti era anche freddino ancora pure in terra) o giudacarta (e qui sarebbe interessante scoprirne l’etimologia).

Dopo circa dieci minuti ecco questo:

Durava una decina di minuti, creando una atmosfera tranquilla e speciale. Ovviamente gli scienziati hanno dato un nome anche a questo: Arco di Circumzenithal.

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Se nevica prima di natale…

…sette volte ha da nevicare. Vedremo. Verificato più di una volta il “Nuvolo sulla brina piove prima di domattina” ma potrebbe essere anche neve, infatti. Il contadino era a ricavare la stalla che era strapieno di letame quando ha principiato, finito giusto in tempo e adesso c’è una bella coperta su tutto tutto sopratutto sugli rumori.

La cosa assurda erano i tre tuoni e il lampo mentre buttava giù fiochoni – mai visto questa combinazione, ma la terra cambia velocemente negli ultimi tempi.


Adesso rimane solo di sghiacciare le tubazioni, non c’è acqua da nessuna parte, o meglio solo nella cisterna.

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Pensieri legnosi duri

Il Bianchi anni anni fa aveva detto che prima non c’erano finchà© uno l’ha messo come palo nella vigna e quello s’attaccò. Ci sta che voleva solo prendere in giro il contadino, ma c’è della verità . Immaginare un paese senza pali, senza recinzioni – infatti i filari delle viti qui erano rette da “pioppi” (frassini) potati. Ma escluso il castagno non c’era legno che reggeva più di due anni sotto terra. Finchà© sono arrivati loro, le acacia o meglio robinie.

Si espandono ancora e il contadino in questa parte del terreno ripido che negli anni sessanta era uliveto e vigneto li cura, nel senso che li pota un po’, lascia solo quelle dritte e li lascia crescere finchà© sono pronti a fare il loro secondo dovere: pali per i recinti, per la vigna, per capanne. Il primo è di fiorire, per il miele: è quello pagato di più.

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L’abbandono

Succede che un contadino dice una cosa saggia. Settimana fa ai coldiretti mentre si faceva la fila per la denuncia dell’uva (pioveva e Piero diceva che i contadini sarebbero come le chiocciole – sortano quando piove) uno anziano sentenziava:

“A un certo punto la pianta abbandona l’oliva”

Infatti: pioveva a dirotto tutta la domenica prima, ma da lunedì in poi le olive erano vizze e rimanevano così per gli ultimi dieci giorni di raccolto. Che sarebbe finito, da ieri sera. Il contadino cerca con difficoltà  di riprendere piede in attività  diverse della brucatura, di solito ci vuole un tre giorni.


Sembra che il contadino e i suoi sono tra gli ultimi che ancora raccolgano senza macchinette. Ci vuole il doppio di tempo ma raddoppia anche la qualità  del tempo passato insieme sotto gli ulivi.

Tempo di raccolto 46 giorni, 430 alberi, 45 quintali di olive, olio ottenuto quasi sei quintali (è in vendita, si spediscono volentieri lattine di 5lt à  â‚¬55), resa media intorno il 12%, pioggia caduta 200mm di novembre e 50mm l’ultima settimana. Un fango dappertutto.

E i pensieri da un po’ vanno già  nel futuro: dove portare quanto letame, respingere nuovamente il bosco che circonda il podere, potare,sistemare i recinti e le mille altre cose che distinguono la terra coltivata dalla macchia e preparano le condizioni per un raccolto il prossimo anno.

Un cerchio eterno seguendo gli stagioni.

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