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Categoria: politica e società

Soldi sempre soldi


Inoltre, le conseguenze economiche e finanziarie per la Svizzera sarebbero dannose.

Il sovrano (la parte del popolo che va alle urne) elvetico ha respinto entrambe iniziative oggi.

Con la prima di voleva rendere responsabili le imprese grandi per i danni e violazioni fatte all’estero, la seconda voleva vietare investimenti pubblici in produzioni di materiale bellico.

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Alla faccia nostra

Non accetteremmo mai che una persona ci segua costantemente monitorando e valutando chi siamo, cosa facciamo, quando e dove ci muoviamo. Il riconoscimento facciale, insieme ad altre tecnologie biometriche utilizzate negli spazi pubblici, agisce proprio in questo modo, trasformando ognuno di noi in un potenziale sospetto.

Difendiamoci con tutti mezzi. Intanto si può firmare.

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Fake news o no?

“La sola paura per il Covid ha fatto milioni di vittime.”

Vero, purtroppo.
La vera malattia siamo noi, con nostro approccio alla natura fatto di inquinamenti, veleni e allevamenti.

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Tortura, processi e le prime pagine

Al contadino fa parecchia rabbia vedere queste prime pagine di cronaca nera, di omicidi tra amanti e quant’altro mentre si tortura un uomo tenendolo 16 mesi in carcere di isolamento per aver reso pubblico crimini di guerra, l’esistenza di altre 150mila vittime civili nella guerra nel Irak. Dopo averlo costretto – con accuse finte per stupro poi archiviate – per anni di rifugiarsi in una ambasciata.

L’accusa di aver messo in pericolo per la pubblicazione di dati sensibili agenti americani è stato smontato da un esperto informatico svizzero durante il processo (dal quale furono pure esclusi osservatori come Amnesty International).

Il governo degli Stati Uniti ha torto ad accusare il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, di aver pubblicato documenti classificati non accreditati perché erano già apparsi online, ha sentito un tribunale. L’informatico professor Christian Grothoff ha affermato che l’organizzazione non è stata la prima a rendere pubblici 251.000 messaggi diplomatici quando sono apparsi sul suo sito web il 2 settembre 2011.

I pubblici ministeri affermano che Assange ha messo a rischio la vita di fonti e informatori in tutto il mondo pubblicando i loro nomi.

Il professor Grothoff ha detto che la cache dei documenti sul sito WikiLeaks “era crittografata”, il che la rendeva inutile per chiunque non conoscesse la chiave di crittografia, che è stata descritta come una password complessa.

Ha detto all’Old Bailey che i cablogrammi non redatti sono diventati di pubblico dominio in seguito alla pubblicazione di un passcode in un libro del giornalista del Guardian David Leigh nel febbraio 2011.

Le organizzazioni dei media hanno iniziato a far trapelare alcuni dei 251.000 cavi diplomatici alla fine del 2010 a seguito di un rigoroso processo di redazione.

WikiLeaks ha quindi pubblicato la versione non redatta nel settembre 2011, ma la corte ha sentito che questo era solo dopo che erano di dominio pubblico.

La cache completa, inclusi i documenti classificati, è stata resa disponibile tramite torrent e il sito web di Cryptome il 1 ° settembre, ha detto.

Il professor Grothoff, dell’Università di scienze applicate di Berna in Svizzera, ha fornito prove tramite collegamento video e ha detto alla corte: “Era effettivamente disponibile su Internet in un modo che sarebbe praticamente impossibile fermarlo”.

“Sul punto tecnico molto specifico in cui dici che WikiLeaks ha pubblicato quei cavi si sbaglia e non lei hai fatto correttamente i compiti per trovare chi ha pubblicato per primo quei cavi.

«Quindi penso che sia ingiusto da parte tua accusare il signor Assange di pubblicare quei telegrammi non censurati. L’editore principale dei cavi non redatti non sarebbe WikiLeaks. “

Ma la propaganda ha funzionata, non se ne frega nessuno (quasi, meno male) dei crimini di guerra, di Assange e tutto il resto, e chi si ricorda del suo nome lo ricorda come un criminale informatico.

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Quel vaccino di Oxford, qualche appunto

Una breve rassegna stampa come antipasto.
[Chi non ha voglia di leggere tutto può saltare in fondo al riassunto]

“Come ha detto il presidente di AstraZeneca e come ha detto il ministro Speranza è ancora ragionevolmente credibile, se non ci saranno elementi avversi, altri alt per verificare criticità, che le prime dosi arrivino nel mese di novembre”, così Piero di Lorenzo, presidente della Irbm spa di Pomezia. Specificando che “entro la fine di novembre è possibile – perché la produzione è già stata avviata – che in Italia possano arrivare 2-3 milioni di dosi”, conclude.

Ma i primi riscontri scientifici sul vaccino dell’Università di Oxford, il cui vettore virale è fatto a Pomezia e che verrà infialato ad Anagni sono incoraggianti

Italia, Francia, Germania e Olanda a metà giugno hanno già firmato un accordo per ottenere 400 milioni di dosi con la casa produttrice, l’inglese AstraZeneca. “Serve ancora tempo e prudenza. Ma i primi riscontri scientifici sul vaccino dell’Università di Oxford, il cui vettore virale è fatto a Pomezia e che verrà infialato ad Anagni sono incoraggianti.

Il vaccino è uno dei tre in fase 3, ma come sappiamo hanno deciso di comprimere le fasi di sperimentazione, si parte con la prossima senza aspettare e analizzare bene i risultati dalla prima. Il testo su nove scimmie, 6 vaccinati (con meta dose attualmente usate sugli umani) e 3 di controllo, esposto al Covid dopo 28 gg e “euthanasizzati” e analizzati dopo 7gg (altro che il macaco “>sta benissimo” …)

A parte che 9 è numero bassissimo per trarre delle conclusione ma si può dire come l’hanno fatto in molti che protegge forse da un percorso più grave ma non dal prendere (e diffondere) il virus, ed è questo che si vorrebbe da un vaccino.

“Se si ottenessero risultati simili nell’uomo, il vaccino fornirebbe probabilmente una protezione parziale contro le malattie nel ricevente, ma sarebbe improbabile che riduca la trasmissione nella comunità in senso ampio”,

Gli scienziati puntualizzano che, secondo quanto emerge dai dati sui primati, il candidato vaccino potrebbe non prevenire l’infezione o la trasmissione, ma ridurre la malattia.

In tempi normali magari si avrebbe buttato quel vaccino con questi risultati già a quel punto lì, ma tempi normali non si sono più visti dopo le torre gemelli – siamo sotto attacco perenne o almeno così ci sembra ed è anche voluto da alcuni.

Allora subito avanti con la fase 3, con 1077 volontari, la meta riceveva un vaccino con parecchi effetti collaterali l’altra meta quel ChAdOx1. Devono aver avuto dei sospetti, perché non c’erano 2 gruppi ma 4, il vaccino Covid e uno contro meningococco, e con e senza paracetamol.

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Lo studio è pubblicato su Lancet e la grande maggioranza degli autori sono gli stessi che l’hanno sviluppato e/o detengono dei brevetto.

Basta dare una occhiata agli effetti collaterali durante i primi 7gg, dalla febbre al mal di testa alla spossatezza anche in 60% dei casi.

Eppure sarebbero dati incoraggianti, dicono. Ma solo per i produttori di paracetamol.

In conclusione, ChAdOx1 nCoV-19 è sicuro, tollerato e immunogenico, mentre la reattogenicità era ridotta con il paracetamolo. Una singola dose ha suscitato risposte sia umorali che cellulari contro SARS-CoV-2, con un’immunizzazione di richiamo che aumenta i anticorpi neutralizzanti.

L’oste che lode il suo vino, si chiama.

Ma è mica finita qui. Come sappiamo hanno dovuto sospendere i test perché uno dei 530 partecipanti ha sviluppato una malattia autoimmune rara, la mielite trasversa, la spina dorsale infiammata con possibili danni permanenti.

Ma c’è anche un altra cosa che risulta dallo studio citato sopra:

Transient haematological changes from baseline (neutropenia) were observed in 25 (46%) of 54 participants in the ChAdOx1 nCoV-19 group compared with three (7%) of 44 participants in the MenACWY group.

Cambiamenti ematologici transitori rispetto al basale (neutropenia) sono stati osservati in 25 (46%) dei 54 partecipanti al gruppo ChAdOx1 nCoV-19 rispetto a tre (7%) dei 44 partecipanti nel gruppo MenACWY.

La neutropenia (un effetto collaterale possibile dei vaccini) in parole semplice è un abbassamento delle difese immunitarie generali, e ormai si sa che questa prima barriera ha già impedito molte infezioni di Covid, senza che uno deve arrivare a produrre anticorpi specifici.

Ma non dobbiamo preoccuparci per tutto questo. Bill Gates proponeva fine aprile questa compressione delle fasi che vediamo.

Mentre la IAP, una associazione di 140 accademie ci mette in guardia di non bruciare le tappe anche per non dare ulteriori argomenti in mano ai no-vax se dovrebbero succedere altri pasticci.

Despite the requirement for accelerated progress – no corners should be cut in assessing the safety and efficacy of any candidate vaccine.

Riassunto: la EU ha prenotato 400 milioni di dosi di un vaccino che probabilmente non impedirà al virus di propagarsi, crea forti effetti collaterali dopo la vaccinazione, abbassa le difese immunitarie generali e eventualmente causa delle malattie autoimmuni.

Per questo la Europe Vaccines, la lobby delle case farmaceutiche propone che gli stati ovvero i contribuenti pagheranno gli eventuali danni.

L’UE vuole liberare i produttori dal rischio di danni qualora i pazienti facciano causa alle società farmaceutiche a causa del breve tempo di sviluppo. “Al fine di compensare rischi così elevati assunti dai produttori, gli accordi preliminari prevedono che gli Stati membri compensino il produttore per eventuali responsabilità a determinate condizioni”, ha affermato il portavoce.

L’industria farmaceutica ha fatto forti pressioni nei mesi scorsi per un’esenzione generale dalla responsabilità per eventuali danni causati dal nuovo vaccino corona, ha riferito il Financial Times in una nota di “Vaccines Europe”, una divisione della Federazione europea delle industrie e associazioni farmaceutiche (EFPIA).

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I negazionisti e altre eticchette

Ieri c’era questa manifestazione a Berlino e altri a Londra, Parigi, Zurigo e altrove forse.
Il contadino deve constatare che i media cosidetti “mainstream”, da Radio3 ai giornali principali e pure fino il Fatto quotidiano raccontano una verità parziale (corteo primo vietato, divieto non conforme e abolito dal tribunale, corteo poi sciolto e tafferugli) e soggettiva e per avere un quadro più completo bisogna già seguire altri canali, per esempio Telegram o vari canali youtube, e questo è un fatto grave perché ci mette insieme a dei paesi come l’Iran o la Bielorussia.

[“noi umani insieme, non abbiamo più bisogno di leader, il cambiamento è qui, il cambiamento siamo noi”]

Il corteo non avevo l’obbligo delle mascherine, per esempio, e se la polizia lo blocca alla partenza è ovvio che la gente si ammassa nel punto di partenza. Uno. Due: c’era una altra manifestazione indetta alla “Siegessäule” e la gente dal corteo bloccata camminava poi tranquillamente in questa direzione.

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Ma il punto è che non si discute più. Da una parte i “negazionisti” dall’altra i “possessori della verità”, o viceversa. Eppure molte persone si pongono delle domande, per esempio quella se le misure in atto non fanno più danno del Covid-19 stesso, e questa è una domanda davvero lecito. TVogliamo tirare su una generazione di bambini traumatizzati e digitalizzati, aumentare i disoccupati e colpire i già più deboli e precari – quelli che non possono andare in cool smart working – per salvare due anni di vita ai nostri anziani e malati (detto crudamente)?

E se facciamo di tutto e l’impossibile per rallentare il coronavirus perché non facciamo altrettanto per esempio per proteggerci dal diabete, che causa 73 morti al giorno in Italia e quasi 750 in Europa? Basterebbe andare giù pesante contro le bibite e le merendine e la scusa del danno all’economia non dovrebbe valere come non vale per le misure anti-covid.

Porre delle domande di questo tipo non vuol dire negare l’esistenza del Covid-19, ci saranno anche quelli che lo negano come quelli di estrema destra che saltano su ogni treno che passa.

Poi anche la scienza fa sua parte. Sul British Medical Journal, un peso grande, è stato pubblicato uno studio che analizzava migliaia dei modelli di andamento della pandemia. E non soprende il risultato.

Studi precedenti hanno dimostrato che i modelli erano di uso limitato nel contesto di una pandemia e potevano persino causare più danni che benefici. Pertanto, a questo punto, non possiamo raccomandare alcun modello per l’uso pratico.

….

Conclusione

Sono attualmente disponibili diversi modelli diagnostici e prognostici per covid-19 e tutti riportano una discriminazione da moderata a eccellente. Tuttavia, questi modelli sono tutti ad alto rischio di bias, principalmente a causa della selezione non rappresentativa dei pazienti di controllo, dell’esclusione dei pazienti che non avevano sperimentato l’evento di interesse entro la fine dello studio e dell’overfitting del modello. Pertanto, le loro stime sul rendimento sono probabilmente ottimistiche e fuorvianti. Il gruppo COVID-PRECISE non consiglia di utilizzare nella pratica nessuno degli attuali modelli di previsione.

Eppure sono stati prese delle decisioni pesanti (e vengano ancora prese) proprio su questi modelli.

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L’artista fa il suo dovere, altri meno

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. . mvlouisemichel.org

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Un nostro amico che è arrivato dal Camerun sulla solita rotta e vive qui da anni non ha nessuna voglia di andare al mare.
“io e il mare non siamo amici”, dice. Ha visto di troppo e non può dimenticarlo.

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Fallimento annunciato

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Il contadino si domanda spesso chi era quel imbecille che ha coniato questo motto “in totale sicurezza“.

“Di sicuro c’è solo la morte”, si dice.

Ma peggio di chi l’ha detto per primo sono quelli che ancora usano questo concetto completamente irrealistico, basterebbe dire “in sicurezza” e aggiungere neanche “massima”.

Le parole sono importanti.

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Non lo so, ma è così

Un intervista ragionata:

«A un certo punto le epidemie si esauriscono. Come è avvenuto con la Sars».

Per quale ragione?

«Non lo so. Ed è una risposta sincera. Non lo sa nessuno. Sulla fine dei virus, vaccini a parte, esistono soltanto teorie, e nessuna spiegazione davvero provata a livello scientifico».

Il contadino si augura che molti di quei progetti bellissimi di distanziamento per le scuole sopratutto ma anche per tutti gli altri luoghi dove ci s’incontra, dalle chiese ai uffici alle fabbriche ai ristoranti vengono un po’ rivisti realisticamente. In Svizzera ha letto che alcuni classi escono dalla finestra per non incontrare le altre classi, per esempio.

EDIT: sistemato link

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Le farse

Sul blog di Wu-Ming c’è un articolo che parla delle emergenze che non vanno via mai, ma forse sono solo le reazioni del legislatore che rimangono, mentre le emergenze rientrano, come si dice.

Le cose peggiori vediamo quando si cerca di proteggerci sembra. Qualcuno forse si ricorda i tempi della mucca pazza, era quando la scienza diceva proteine=proteine e si cominciava di governare erbivori – le mucche, appunto – con residui di macellazione e altro. L’effetto era che adesso abbiamo un tracciamento completo dei capi di bestiami, dalla nascità alla morte, se funziona, non si vede una pecora o una mucca senza queste cose di plastica gialla alle orecchie.

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Nota: Prima le cose si sperimentano sempre sugli animali. Le idee per una futura marcatura degli umani non mancano, tipo un tatuaggio invisibile per i bambini vaccinati. Ma dovere avere un foglio che certifica la vaccinazione per accedere a [asilo|scuola|lavoro|aerei] non è poi così diverso in sostanza.

Magari il contadino si scorda di qualcosa, ma poi ci (o era prima?) fu l’undici settembre, che ci ha regalato misure di sorveglianza di massa sempre in atto. Basta ricordarsi il divieto di liquidi nei voli al di sopra di 100ml per miliardi di persone perché c’era una possibilità abbastanza remoto che qualcuno avrebbe fatto una bombetta. Poi invece questi qui hanno noleggiati camion e fatto stragi diverse, mentre i morti per i pazzi di armi e idee negli USA e altrove erano 100 volte di più.

Ma i giornali titolavano sempre “attacco terroristico, moriremo tutti”.

Adesso miliardi portano mascherine, non possono cantare a messa, non possono abbracciarsi ma qui saranno almeno “aiutati” da 60mila protettori sociali o come gli chiameranno perché pocchi potrebbero essere positivi a un virus che come minaccia è più serio di un influenza ma non di molto, forse 5 volte forse poco meno forse poco più e come l’influenza a rischio sono i già deboli. E come a rischio ci sono già da sempre i più deboli adesso i morti di fame nel mondo saranno probabilmente molto di più che quelli morti per il Coronavirus, effetto colletarale un po’ come il milione di morti civile nella guerra all’Iraq, era per il bene di tutti alla fine.

Finito lo sfogo il contadino non sa bene dove vuole arrivare, quale sarebbe la strategia giusta. Le manifestazioni, i scioperi, le proteste… magari sono riusciti a smorzare qualche legge troppo fascista (forse è la parola giusta), ma non ci hanno risparmiati di accettare le telecamere ovunque, il tracciamento geografico dei cellulari per gli ultimi mesi, la scannerizzazione completa del traffico internet, le impronte digitali a tutti a prescindere e tutto il resto. E adesso viene fatto un salto in avanti grandissimo, complice il solito mix di paura e voglia di far il bene e la solita voglia di potere com’era già successo dopo l’undici settembre e le altre “emergenze”.

Forse vuole arrivare a questo: tante delle cose che ci si ritroverà a dover farle sarano teatro, farsa. Importante è mai dimenticare cosa sono nella sostanza: farse. La sicurezza vera è un altra cosa.

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Le emergenze non passano mai

Una osservazione acuta sulla narrazione della “Emergenza covid-19”:

Ogni emergenza is here to stay

Quella dell’«emergenza» – volta per volta l’emergenza-terrorismo, l’emergenza-conti pubblici e tutte le cornici emergenziali che abbiamo conosciuto – non è mai una narrazione qualsiasi. È una Grande Narrazione a lunga gittata, che una volta imposta nell’immaginario ha una spinta inerziale fortissima, e non può essere fermata a piacimento.

Quando l’«emergenza» comincia ad avere effetti disfunzionali, si lavora per attenuarne la presa, smussando gli spigoli, si rallenta e si lascia sedimentare, ma ci vuole tempo. E in ogni caso gli effetti saranno permanenti: tutte le emergenze che abbiamo conosciuto si sono accumulate, potremmo quasi farne una “stratigrafia”.

Quasi vent’anni dopo, noi stiamo ancora vivendo – anche se non più in fase acuta – dentro l’emergenza post-11 settembre. Ce ne accorgiamo, ad esempio, ogni volta che ci controllano i bagagli all’aeroporto. Le attuali procedure, la cui logica non è molto chiara e sembra più “teatrale” che altro, furono introdotte allora.

Stiamo ancora vivendo le emergenze-conti pubblici di inizio anni ’90 e del 2011, perché i tagli, le controriforme e l’austerity che grazie a quelle emergenze si imposero ci hanno condotti sin qui, alla situazione attuale.

È ancora con noi buona parte della legislazione speciale anti-terrorismo di fine anni ’70 – inizio ’80.

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Letture (lunghe)

La falsa sineddoche

In punto di fatto, la sospensione delle attività sociali oggi imposta per arginare la trasmissione di un virus non ha precedenti in tempi di pace e forse anche di guerra, scaricandosi ora l’intero potenziale offensivo e difensivo dello Stato sulla sola popolazione civile. Il combinato delle misure in vigore ha creato le condizioni di un esperimento, inedito per radicalità e capillarità, di demolizione controllata del tessuto sociale che parte dai suoi atomi per diramarsi verso la struttura. Alla base sono colpiti gli individui: terrorizzati dall’infezione e dalle sanzioni, braccati nella quotidianità con un accanimento e un dispiegamento di mezzi che è raro riscontrare nella repressione dei crimini più efferati, segregati tra le mura domestiche, allontanati dai propri cari, isolati nella malattia e nella morte, istigati alla delazione e al terrore – quando non direttamente all’odio – del prossimo, privati dei conforti della religione, senza istruzione, costretti alla disoccupazione e a vivere dei propri risparmi nell’attesa di un’elemosina di Stato, stipati come bestie in batteria e ridotti ad abitare il mondo attraverso gli ologrammi gracchianti di un telefonino. La speranza stessa della liberazione diventa fonte di angoscia per l’incertezza delle previsioni e l’enormità dei messaggi accreditati in cui si annunciano «rimedi» fino a ieri quasi indicibili per i nostri standard giuridici e morali: dal tracciamento digitale dei cittadini e del loro stato di salute, riservato finora solo alle specie selvatiche, alla somministrazione presumibilmente coatta di farmaci che ancora non esistono (se mai esisteranno) o, in alternativa, che nulla hanno a che fare con la patologia in oggetto; dalla smaterializzazione dei rapporti umani più stretti al prelievo forzoso degli «infermi», fino ai sogni più sfrenati di tatuaggi e certificati digitali per poter condurre una vita (si fa per dire) normale.

Effetto nocebo

Nel 1983 Robert Hahn e Arthur Kleinman pubblicano sul prestigioso Medical Anthropology Quarterly un breve articolo sugli effetti della credenza. Nel richiamare fenomeni “etnologici” che cominciavano a essere riconosciuti anche dentro i nostri confini (le guarigioni per fede, l’effetto placebo/nocebo, l’efficacia simbolica ecc.), gli autori aprono senza mezzi termini:

«Le credenze uccidono; le credenze guariscono. Ciò che una persona crede all’interno di una società gioca un ruolo significativo tanto nel produrre malattia quanto come rimedio» (p. 3).

Il contadino personalmente vorrebbe adattare un po’ questa profezia ai tempi odierni>:

Solo dopo che l’ultimo albero sarà stato abbattuto,
solo dopo che l’ultimo fiume sarà stato avvelenato,
solo dopo che l’ultimo pesce sarà stato catturato.
Soltanto allora scoprirai che il denaro non si mangia.

Finirebbe con



Soltanto allora scoprirai che non si può vivere digitalmente,
Soltanto allora scoprirai che non si può vivere senza contatto.

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