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Categoria: economia

Incubo disneyano in Turchia

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Avviato il cantiere nel 2014 ma solo alcuni di questi castellini sono stati venduti a €430’000, alcuni investitori sono usciti e dei 732 previsti furono completati 587. Debiti rimasti 20 milioni.

Non si sa cosa hanno fumato.

[via The Guardian]

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L’invasione delle biciclette

Un leggero problema cinese di offerta che supera la domanda per biciclette condivisi (in italiano: bike sharing)

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Trilemma

Non si possono avere tutte tre insieme in pieno. La globalizzazione, uno stato nazionale e la democrazia.

I primi due al pieno e viene mancare la democrazia, esempio Cina
Una democrazia funzionante in uno stato nazionale va a discapito della globalizzazione.
E infine una democrazia a livello globale distruggerebbe lo stato nazionale (ecco uno dei problemi della EU).

L’unica cosa fattibile e pesare e ponderare: un po’ meno di uno un po’ più dell’altra ma avendo sempre ben chiaro che sono collegati insieme in questo trilemma.

Ovviamente questa saggia osservazione non è cresciuta sulla letamaia del contadino ma è uno dei frutti di lavoro di Dani Rodrik

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L’uomo, le sue cose e come sistemarli

Ha dovuto vivere più di mezzo secolo primo di conoscere le idee giuste, povero contadino, circondato da mucchi di arnesi, bulloni, ingranaggi a altro sul banco di lavoro, pile di vestiti nel armadio che si disfanno quando voleva una volta tirare fuori qualcosa di sotto per non usare sempre le stesse tre magliette in cima (che poi risultava grinzoso), libri e documenti e fogli che magari una volta servono ancora non si sa mai. Certamente ha visto ultimamente altre persone affogare in roba tripla, però nella seconda metà della vita sembra giusta di ridurre l’accumulo della prima parte.

Insomma ha conosciuto Marie, e lei ha messo le cose in chiaro – adesso nel armadio ci sono solo vestiti che o gli piacciono o gli servono, dei libri sono spariti due terzi e i documenti si sono ridotti in quelli da conservare (contratti ecc) e quelli in uso, adesso sta lavorando sulle cose miste finché arrivare al gran finale e compito più difficile: i ricordi.

Un oggetto non è sempre quel che sembra. Per esempio una pala può essere anche un ricordo e se è una pala fatta male è solo un ricordo, e non una pala. E il trapano subito rotto comprato su ebay per 18 euro (il contadino tiene a precisare che questo è solo un esempio dimostrativo) invece è forse anche un brutto ricordo ma è una ottima lezione, che ha svolto la sua funzione. In quel caso si butta anche facilmente, ma ci sono lezioni (magari un paio di scarpe costose che ci stanno male) che non li riconosciamo tali e pensiamo che siano scarpe e li conserviamo per decenni visto quando abbiamo pagato. No, lezione ottenuta, scarpe via.

Poi le pile: nella pila vive solo la cosa che si trova in cima, le altre vanno in una specie di limbo.
Le cose stanno bene solo ritte o appese. Quando adesso apre l’armadio vede tutti i suoi vestiti in un colpo d’occhio, uno accanto l’altro piegato in modo che sta diritto da sé, lo sguardo scorre le magliette e ne sceglie una senza disturbare nulla. Tipo così.

Ma questo sono le cose secondarie, prima di assegnare alle cose un loro posto definitivo vanno riviste e qui il metodo è quello dell’emozione che ti da una cosa: se ti fa felice: tienila, altrimenti buttala. Ci vuole un po’ di allenamento e ovviamente non ti deve piacere a morire il trapano se funziona, ne hai uno solo e ti serve.

Il resto è semplice: quando il contadino ha usato una cosa, la rimette al suo posto.
Dopo cinquant’anni è anche ora di finirla con ammucchiarle in direzione del loro posto.

E’ sembra che questo ordine esteriore abbia anche dei impatti forti su quello interiore, anzi non sembra, è così.

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La democrazia diretta a volte…

…fa perdere i populisti nettamente.

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Questa volta hanno provato con la solita campagna di paura (naturalmente condita con molte bugie o “fatti alternativi”) di riversare l’uscita (lenta lenta ma sicura) della Svizzera dall’energia nucleare, che per ora fornisce circa 39% della corrente elettrica.

Invece no, la legge va avanti con il consenso della maggioranza (che sono quei 42% che andavano a votare).

L’atomo, che oggi fornisce circa un terzo dell’elettricità consumata in Svizzera, sarà in parte sostituito dalle “nuove” energie rinnovabili quali sole, vento e biomassa. Per operare questa svolta, governo e parlamento puntano anche sull’efficienza energetica e sulla riduzione dei consumi di elettricità ed energia. L’obiettivo è di garantire un approvvigionamento energetico sicuro e diminuire la dipendenza dalle energie fossili importate.

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C’era una volta

Questa sera – con una vendemmia davvero eccezionale finita – con l’occasione il contadino ha tirato fuori dal cassetto del tavolo il libro rosso vecchio che contiene un po’ la storia del podere dal ’82 in poi per vedere quante volte c’era una quantità d’uva paragonabile.

Ci sono segnate le entrare e uscite, i quintali di uva e i kg di olio, le spese per i francobolli, le candele, il mangime per il cane, per il paracadute militare in cotone per cogliere le olive – tutto insomma, rigorosamente suddiviso per spese di casa e entrate/spese dell’aziendina. Tutt’incuriosite le nipotine, a sentire che per fare una telefonata si andava in paese al bar che avevano la cabina e il contatore. E si segnava sul libro rosso, dopo la spesa per i chiodi e per i francobolli.

“E se non ti rispondevano?”

“Si ritornava il giorno dopo…”

Poi non c’era nemmeno la luce,o meglio era a candela e cerosene, e l’acqua si portava in secchi dalla cisterna in casa. Poi quando hanno sentito la storia della linea del telefono con 18 pali per il bosco (600mila lire) che arrivava nel’96 (per durare nemmeno vent’anni)…

Il libro rosso fu abandonato a) perché era pieno b) perché tornavano mai i conti tra quelche doveva essere in cassa e quello che realmente c’era.

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Non c’è prezzo ma per il bio sì

Sul fatto in prima pagina

La guerra del grano nel Paese della pasta
Prezzi a picco, rischiano 300mila aziende

Prezzi borsa di Bologna:

FRUMENTO TENERO di produzione nazionale 2016 €178,00
FRUMENTO DURO di produzione nazionale, nord 2016 €203,00

AGRICOLTURA BIOLOGICA di produzione nazionale

frumento tenero €370,00
frumento duro €305,00

Stessa storia in Germania: superstalle robotizzate e il prezzo del latte non bio non copre più le spese, ma il latte bio manca e il prezzo è doppio. Il solo problema è che fare bio non è una scelta economica ma culturale; chi lo fa per i soldi non ce la farà a lungo.

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Pomodori e pomodori non sono uguali

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Oggi il contadino vede che il primo titolo nella home di La Stampa titola Tra i coltivatori siciliani: “Siamo ridotti alla fame dai pomodori marocchini”:

Bisogna pensare prima agli italiani e a salvare i nostri prodotti: i prezzi sono crollati a causa della concorrenza del Marocco e della Tunisia.

Ha dovuto pensare subito a questa realtà:

Un tempo il Ghana produceva ed esportava pomodori, oggi è costretto a comprarli dall´Italia. Le salse nostrane godono dei sussidi dell´Unione europea e costano cinque volte meno dei pelati africani. Così il “made in Italy” butta sul lastrico migliaia di contadini ghaneani.

“Sulla bontà del prodotto non si discute, sul prezzo sì”, dice Paul Yambuya, 50 anni, contadino ghanese originario della città di Kumasi. “Al mercato un barattolo di concentrato italiano costa più o meno 1000 cedis (circa 10 centesimi di euro, NDR). Ovvero cinque volte meno dei pomodori locali”

Anche su Internazione un articolo tutto da leggere:

Prince Bony non avrebbe mai immaginato di traversare il deserto e il mare e trovarsi a fare lo stesso lavoro che faceva al suo paese. Seduto davanti a un casolare abbandonato, vestigia della riforma agraria, guarda l’orizzonte e riflette sulla propria vita. Prince divide questa dimora di fortuna con una decina di altri lavoratori stagionali ghanesi. Senza documenti, senza soldi, senza prospettive, hanno trovato rifugio qui, in mezzo alla campagna, in questo gruppuscolo di ruderi che per un’ironia del destino si chiama “Borgo Libertà”.

«In Ghana, mi chiamavano Kofi America, perché ho sempre desiderato viaggiare. Volevo conquistare il mondo!»

Intabarrato in un vecchio cappotto liso, Prince guarda con aria assorta il sole che tramonta all’orizzonte. Poi dice una sola parola: «Il pomodoro». Il suo volto si illumina di una luce velata di tristezza non appena la pronuncia. «Anche a Navrongo, la mia città, coltivavamo pomodori!».

Il succo è: la globalizzazione ci va bene solo se vendiamo noi.

C’è molto da fare, sopratutto c’è da cambiare spesso prospettiva e vedere tutto dalle parti degli altri.

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Rassegna stampa oleosa

Uno:

L’Italia è invasa dall’olio di oliva tunisino: le importazioni sono aumentate del 734 per cento nel 2015, cioè otto volte le quantità del 2014. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti presentata alla Giornata nazionale dell’extravergine italiano, sulla base dei dati Istat dei primi sette mesi.

Due:

Sequestrate dal Corpo forestale dello Stato settemila tonnellate di prodotto extracomunitario e spacciato come made in Italy…

hanno permesso di accertare che migliaia di tonnellate di olio ottenuto mediante la miscelazione di oli presumibilmente extravergini provenienti anche da Paesi extra Unione europea, come Siria, Turchia, Marocco e Tunisia, venivano poi venduti sul mercato nazionale e internazionale (statunitense e giapponese) con la dicitura facoltativa 100% italiano, configurando così una frode in danno al made in Italy.

Tre:

“L’olio non era extravergine”, indagate sette note aziende nazionali
Il pm Guariniello accusa di frode i rappresentanti legali delle società olearie. Sarebbero coinvolti anche marchi entrati nella storia della pubblicità come Carapelli, Bertolli e Sasso.

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Tempi di errori

Che errore la sentenza Ue sulla privacy
un commento di Massimo Russo trovato nella Stampa online.

In pratica dimostra che non ha capito che siamo già un da pezzo su una bella strada spianata per una sorveglianza di massa totale, che per lui è futuro e sviluppo e che non si può mica frenare con degli stupidi scrupoli giuridici sulla collezione di massa di dati personali.

Complimenti invece allo studente di giurisprudenza austriaco Max Schrems che ci ha regalata questa sentenza che mette tardi dei paletti che la politica non riusciva a mettere.

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Emigrazione dall’Africa

Non quella odierna, quella forzata, per 315 anni, fino l’anno 1860 contando circa 20’528 imbarcazioni, la gran parte per società inglesi, francesi, olandesi e danesi nei Caraibi e Brasile, i primi commercianti furono i Portoghesi e Spagnoli.

Se qualcuno interessa su cosa è anche basato il nostro benessere.

[via The Polite Polar Bear]

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C’era una volta la lingua

parcheggio-bimbi

Niente, oggi il contadino (quando mangia da solo deve leggere sempre qualcosa) ha visto questo sulla rivista della camera di commercio.

Perché non diventi project manager in un baby parking e ti focalizzi sulla comunicazione ambientale green, eh? Forza!

Siamo alla frutta davvero se non badiamo più alla lingua e passano espressioni come queste.

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