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Fukushima, aggiornato il conto

Il governo giapponese annuncia di mettere in conto “alcuni miliardi di euro” ogni anno per i prossimi anni per mettere a posto la centrale. Per ora si spende 700 milioni/anno. In questa cifra NON sono inclusi le spese per il recupero del combustibile fuso, operazione programmato per il 2018 o il 2019. L’operazione durerà quarant’anni.

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Fukushima forever

Sparita quasi dalle news la centrale giapponese è una palude radioattiva e non c’è fine. Vedendo questo video per esempio è una esperienza allucinante. Escono 100mila litri di acqua allo stronzio 90 con 230 milioni becquerel/litro perché

…hanno travasato acqua altamente radioattivo ma nello serbatoio sbagliato, che è traboccato… dicono che “non pensano che l’acqua avrebbe raggiunto l’oceano”…

E sempre in termini di stronzio 90 sapevano da 5 mesi che livelli erano altissimi senza comunicarlo. Non si sa davverocosa è peggio: questo “lavoro a termine” dei lavoratori precari subappaltati che cercano di mettere in sicurezza (per dire) quel inferno radioattivo acquoso, le immense quantità di acqua contaminata (400 m³/giorno) che si versa ogni giorno nel Pacifico dopo il passaggio nelle scantinati della centrale o la decisione politica di ritornare molto presto a questa tecnologia, rimettendo in funzione pure delle centrali ad alto rischio sismico.

Importare gas e carbone costa troppo. Economicamente.

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Fukushima nelle notizie, nessuno muore in 4 ore

fukushima

E’ ritornato nelle prime pagine (ma non era mai stato via dalla realta) e l’hanno detto pure al radiogiornale: 4 dei 350 serbatoi fatti di lamiere, rivette, bulloni e guarnizioni di gomma perdono e ci sarebbero 1800mSv/ora e una persona esposta morirebbe in quattro ore. Se è così dovrebbero aver evacuati tutto il personale lì e aver interrotti i lavori uno pensa, no?

Perché sì, la radiazione si è moltiplicato di 2000% ma vediamo un attimo cosa ci dice Ex-Skf, tutti hanno copiato dai giornali giapponesi che a loro volta non hanno ascoltato bene il comunicato della Tepco:

1,800 millisieverts/hour is “dose equivalent at 70 micrometer”, to show the beta radiation exposure at very close proximity for particular organs – skin, and eye lens. Press releases and handouts for the press from TEPCO make it clear that it is dose equivalent, and they say so during the press conference.

The “1,800 millisieverts/hour that would kill a person in 4 hours” would be gamma radiation.

In this case, RO waste water is extremely high in beta nuclides including strontium but not so much at all in gamma nuclides. You wouldn’t die just by being near this water for four hours.

Almost all Japanese media (except one article at Asahi) glossed over the fact that this “1,800 millisieverts/hour” was dose equivalent to indicate the effect on skin, and they all screamed “it would kill people in 4 hours”.

1,800 millisieverts/hour dose equivalent is still very high, as the annual limit for equivalent dose for skin is 500 millisieverts. The same for lens is 300 millisieverts.

Ma sempre un disastro rimane, e dopo due anni e mezzo i problemi sono sempre immensi uguale.

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Fukushima continua

Ora s’è rotto uno dei serbatoi e qualcosa come 120 tonnellate di acqua usato nel 2011 (quando facevano le docce ai reattori fusi) è uscito. Per ora nei tank si trovano circa 270.000 tonnellate di queste “acque” (la parola “acqua” non sembra molta adatta per una brodolea radioattiva).

PS: sembra che la causa della mancanza di corrente era un ratto che a fatto un corto nella centralina.

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In memoria di Fukushima

Sono già due anni, il tempo vola, la radioattività rimane. Ogni giorno si aggiungono 400 m³ di acqua radioattiva, perché per raffreddare i reattori fusi versano semplicemente acqua sopra, senza sapere neanche dove si trova esattamente il corium, le 2-300 tonnellate di massa altamente radioattiva di combustibile fuso, così almeno sta sotto i 50°C. Devono continuare per anni con questo metodo, ma dove si mette quest’acqua? Per ora hanno accumulato qualcosa come 320mila tonnellate in vari contenitori. Di entrare non se ne parla per i prossimi anni, stanno facendo calcoli su calcoli e costruendo altri robot.

Delle 50 centrali nucleare giapponesi sono adesso 2 in funzione, alcuni non riattiveranno mai più, essendo in zone di alto rischio sismico, ma altri ritorneranno in funzione, ma non ancora quest’anno sembra. La decontaminazione delle zone evacuate non ha neanche cominciato, sempre per i problemi di trovare un luogo per lo stoccaggio temporaneo – la gente ha paura che questi siti poi diventeranno fissi.

Ma quanto è difficile di smettere.

PS: non scordarsi dalla prima tragedia:

Il Giappone ha commemorato con un minuto di silenzio il secondo anniversario del sisma e tsunami dell’11 marzo 2011, causa della crisi nucleare di Fukushima. L’intero Paese, con le bandiere a lutto, si e’ fermato alle 14:46 (le 6:46 in Italia), orario della scossa di magnitudo 9 verificatasi al largo della costa orientale del nordest del Paese, il Tohoku, che ha generato un maremoto con onde alte fino a superare i 40 metri, e che provoco anche la dispersioe di amteriale radioattivo dalla centrale nucleare sulla costa. Ammontano a quasi 19.000 le vittime e i dispersi di una delle peggiori tragedie del Sol Levante

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Fukushima nel dimenticatoio

Prevedono 25-30 anni per togliere completamente il combustibile fuso dai reattori. Se una/o ha voglia può scorrere il pdf della Tepco. Il corium (il combustibile nucleare fuso) si troverebbe anche fuori del “containment”, rendendo il lavoro ancora più complicato, nelle cantine del reattore 1 credono che sia così:

http://enenews.com/tepco-presentation-shows-clumps-of-melted-nuclear-fuel-outside-containment-vessel-many-unexpected-situations-are-expected

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Fukushima, senza fine

A parte il fatto che la radioattività nel mare stranamente non cala sembra adesso che cede il cemento della vasca di raffreddamento sopra il reattore n°4, quello dell’esplosione di idrogeno. Pompa guasta, tecnici arrivati per elicottero.

Tre le cause per il fenomeno della radioattività costante nel oceano: i fiumi che portano il fallout, la rovina stessa che emette ancora radioattività nella misura di 300 gigabecquerel/mese, la sedimentazione di plankton ecc.

Most of that radioactivity dispersed across the Pacific Ocean, where it became diluted to extremely low levels. But in the region of the ocean near the plant, levels of caesium-137 have remained fixed at around 1,000 becquerels, a relatively high level compared to the natural background. Similarly, levels of radioactive caesium in bottom-dwelling fish remain pretty much unchanged more than 18 months after the accident.

In fact, a fresh analysis by oceanographer Jota Kanda at the Tokyo University of Marine Science and Technology suggests that not one source, but three, are responsible. First, radioactivity from the land is being washed by rainfall into rivers, which carry it to the sea. Second, the plant itself is leaking around 0.3 terabecquerels (1012 becquerels) per month, he estimates.

“We can’t answer the basic question of when these fisheries will be able to open.”

But Kanda thinks that the third source, marine sediment, is the main cause of the contamination. Around 95 terabecquerels of radioactive caesium has found its way to the sandy ocean floor near the plant. How it got there, Kanda says, no one is sure. It may have been absorbed directly by the sand itself, or it may be that tiny marine organisms such as plankton consumed the radioactive caesium and then deposited it on the sea floor through their excretions.

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La sveglia Fukushima

54 reattori, 30% delle elettricità prodotta con la tecnologia irresponsabile, 3 grandi società produttrici di centrali nucleari ma oggi è stato spento l’ultimo reattore in Giappone. Ogni 13 mesi devono essere spente per passare la revisione, ma dopo la lezione di Fukushima per riavviarli ci vuole il consenso dei parlamenti locali, e finora nessuno l’ha dato. De facto il Giappone è uscito dal nucleare, anche se probabilmente solo temporaneamente, ma 80% della popolazione sarebbero contraria adesso.

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La lezione di Fukushima

Italia e Germania qualcosa hanno imparato, altri no, anzi: non si trovano investitori e quindi va sovvenzionato, questa energia nucleare, logico no?

I governi di quattro Paesi Ue – Gran Bretagna, Francia, Polonia e Repubblica Ceca – intendono estendere al nucleare le sovvenzioni attualmente previste per le energie da fonti rinnovabili. Lo scrive oggi il quotidiano Sueddeutsche Zeitung (Sz), secondo cui i governi in questione avanzeranno la loro proposta in occasione della riunione dei ministri dell’Economia e dello Sviluppo dell’Unione europea in calendario la prossima settimana a Bruxelles.

Foto: la centrale Cattenom in Francia.

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Fazit su Fukushima

Greenpeace ha ordinato uno studio, ecco i risultati:

1. le autorità giapponesi e gli operatori dell’impianto di Fukushima hanno agito sulla base di assunzioni assolutamente errate sulle probabilità di un incidente grave: i rischi erano noti ma minimizzati e ignorati;

2. sebbene il Giappone sia considerato uno dei Paesi meglio preparati al mondo per fronteggiare disastri di grande entità, nella realtà dei fatti questo disastro si è dimostrato peggiore, nelle sue conseguenze, di ogni ipotesi pianificata: i piani di emergenza nucleare e di evacuazione non sono riusciti a proteggere adeguatamente le persone;

3. centinaia di migliaia di persone hanno sofferto le conseguenze dell’evacuazione forzata per evitare l’esposizione alle radiazioni. Queste persone non possono rifarsi una vita perché non hanno ancora ottenuto indennizzi. Il Giappone è uno dei tre soli Paesi al mondo che, per legge, considera un operatore di impianto nucleare (Tepco, in questo caso) interamente responsabile dei danni causati da un disastro nucleare ma, evidentemente, i meccanismi di riconoscimento della responsabilità del danno e della successiva erogazione degli indennizzi alle vittime non funzionano. A un anno dal disastro le persone colpite sono sostanzialmente abbandonate a sé stesse e, alla fine, saranno i contribuenti giapponesi, e non Tepco, a pagare la maggior parte dei danni».

[via greenreport]

Evento correlato: Cernobyl sul Boston Globe

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