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Sfinge testa di morto sotto l’olivo

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Prima o dopo bisogna pur governare un po’ questo povero blog, ma al contadino succedono poche cose da raccontare, ovvero gli sembra già troppo il rumore nel mondo.

Oggi mentre sfrullinava e spollonava ha trovato questo qui sopra, meno male che non l’aveva ferito. Sembra che preferisce gli ulivi, basta vedere qui o qui.

4 commenti

  1. Joe 27 settembre 2015

    Ma che spettacolo! Una fortuna non averla ferita.

    Ciao
    Joe

  2. Manu 27 settembre 2015

    Spettacolo. Davvero.
    Complimenti x il tuo pezzo di mondo.

  3. Maria 28 settembre 2015

    La farfalla si introduce negli alveari e si nutre di miele. Significa che lì intorno ci sono alveari ed api – e già non è da tutti – e significa soprattutto che queste api sono lasciate a se stesse, nel senso che agli apicoltori di solito sterminano accuratamente le sfingi testa di morto. Che non per nulla sono rarissime. Ormai vedere un’eclisse totale di sole é più facile che vedere la sfinge testa di morto. Caspita, Ste!

  4. ste 28 settembre 2015

    Non lo sapevo, ci sono un centinai di apiari bio curati e altre 6 di un agricoltore della domenica.
    Ma non credo che mangino tanto da fare danno.
    https://it.wikipedia.org/wiki/Acherontia_atropos :

    Alimentazione[modifica wikitesto]
    La sfinge testa di morto di notte frequenta gli alveari, nei quali si nutre del miele prelevato perforando le cellette opercolate con la spiritromba corta e robusta. È talmente ghiotta di miele che alle volte capita si riempie troppo, tanto da non riuscire a lasciare l’alveare e da finire soffocata da un gruppo compatto di api. In questo caso, queste ultime ricoprono il suo cadavere con della propoli per evitare che la decomposizione porti infezioni nell’alveare. I danni inflitti alle colonie di api sono molto ridotti in Europa, dal momento che questa falena è divenuta molto rara, vittima degli insetticidi e dell’inquinamento luminoso, che sembrano disturbare la sua riproduzione e interferire con le sue capacità di orientamento, per ragioni ancora non note, ma probabilmente legate all’impatto sul sistema ormonale.

Commenti chiusi.

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