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Mese: dicembre 2009

Violenza genera violenza

Niente di nuovo. Solo che si parlerà di S. B. ancora di più adesso.

Bellino il lapsus freudiano di La Stampa (unico ragione per questo post):

Capelli corti, giaccavento grigia, sguardo fisso e spaventato, Massimo Tartaglia, potrebbe essere scambiato benissimo per un sostenitore del Cavaliere.

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La crisi del post-raccolto

letame

Finito a cogliere le olive bisogna rifare da capo tutto un altra volta, tutti gli anni. E’ insieme il punto finale e il punto di partenza.

Quasi quasi il contadino c’è l’ha fatto di portarli tutto il letame prima che si mette a piovere (o a nevicare) – che l’acqua deve venire ancora tutta tutta – un mucchietto a pianta.

Oggi ormai ci sono poche cose così sensate come concimare le piante. A lavorare la terra ci pensano i cinghiali:
cinghiali sotto l'olivo

PS: Il contadino si è avventurato nel mondo excel e ha digitalizzati i dati segnati ogni anno dal ’91 sugli calendari della Thun:

dati olio 1991-2009

A prima vista si vedono bene 3 cose: l’aumento della produzione (il gelo del ’85, il recupero delle piante, la messa dimora di piante giovane), l’alternanza in attenuazione e un leggero calo della resa.

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Terreno edificabile vendesi

DUbai vista dall'altoGià quasi pieno  ma forse...tutto per te

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Public Enemy Number One

In attesa che le forze del maligno si decidano una volta per tutte se il nostro spauracchio sia Al-Queda, il Co2 o l’H1N1 ecco una paio di pensieri del contadino (neanche sue ma subito adotate) su Copenhagen e il Co2:

– Il cambiamento climatico non si fermerà mica, forse si rallenterà ma forse neanche, quindi è lecito chiedersi se sarebbe fosse meglio investire per arginare i danni che per ridurre le emissioni a tutti costi.
Per dire: meglio dighe in Bangladesh che tetti fotovoltaici da noi.

Purtroppo però, da teoria scientifica con basi solide e largamente condivisa, ma pur sempre teoria, il Global Warming di origine antropica è diventato dogma indiscusso, passando dallo status di scienza a quello di religione. Tanto che oggi (ndr. ieri per chi legge) 56 giornali di 45 paesi (come riportato su “Repubblica”) titolano: “Clima, ci resta poco tempo […] Sulle pubblicazioni scientifiche la domanda non è più se la causa sia imputabile agli esseri umani, ma quanto è breve il tempo che abbiamo ancora a disposizione per contenere i danni […] Il cambiamento climatico è stato prodotto nel corso di secoli, ha conseguenze che dureranno per sempre…”. Propaganda, battage pubblicitario, catastrofismo, non sappiamo quali altri termini usare per indicare un simile insieme di banalità atte a creare facili suggestioni. E si rincara la dose pubblicando studi di scenari catastrofisti riguardo la crescita del livello dei mari (che per ora a dispetto di tutto cresce in modo lievissimo), paventando la sparizione di Manhattan, di Venezia, degli Atolli ecc. ecc. Ci viene in mente un termine, utilizzato in Italia negli anni che furono del terrorismo ma anche di importanti cambiamenti sociali: “strategia della tensione”. Ma ci domandiamo, a chi giova?

Per fortuna la vera scienza è altro, la vera scienza non ha ancora tutte queste certezze…

– La Germania è leader mondiale nel Greentech (1,2 milioni di post di lavoro, la solo Siemens fa 19 miliardi di fatturato con queste tecnologie): se si batte per misure severe (= grandi investimenti) non è certo per altruismo. Il mercato globale sarà di 3000 miliardi nel 2020, si stima.

E’ business, come al solito: lo stesso metodo di pensiero che ha fatto il danno. Altro che risveglio e cambiamento culturale verso la terra.

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Cambiare il futuro

obama-climate-change

Con una idea brillante Greenpeace accoglie i cosidetti “leader mondiali” a Copenhagen.

Purtroppo il contadino non riesce di credere veramente che i politici possono risolvere il cambiamento climatico. Questo dipende da noi, e non solo questo. I tempi dove la politica lavorava per noi sono terminati da un po’.

PS: Bello l’installazione della tonnellate di CO2. RIcordiamoci che non è un nemico ma aria per le piante…

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L’olio (le cifre)

mignole

Da qualche giorno è terminata la raccolta delle olive e visto che oggi tutto si misura e si conta:

– 22 quintali di olive hanno dato 350kg d’olio, resa media 16.2%

– spese esterne (senza contare il lavoro e il trattore) tra frantoio e trappole per la mosca: 720,00 ovvero 2€/kg

Per paragone: l’azienda B.P ha prodotto pure lei 20 quintale di olive che hanno reso 360 kg olio ma…

– 5400 euro spesi per la potatura (600 piante)

– 6kg di olio/qt per i raccogliatori = 120kg; rimane 240 kg

– 300,00 Frantoio + lavorazioni e concimazioni ecc,

quindi minimo 25€/kg di costi.

Non c’è da meravigliarsi che si cominciano a (ri)vedere oliveti abbandonati.

(poi c’è quell’azienda che ha comprato lo scuotitore, ma purtroppo non si staccano e non si staccano, quest’anno)

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