Press "Enter" to skip to content

Accidenti

Proprio ora che i fautori del nucleare sentono il vento in poppa deve uscire uno studio che correla i tumori di infanzia con la distanza tra una centrale nucleare:

I bambini fino a cinque anni che crescono nelle vicinanze di una centrale nucleare vengono colpiti con maggiore frequenza degli altri dalla leucemia. Lo sconvolgente fenomeno, emerso da una ricerca compiuta dall’università di Magonza per conto dell’Ufficio federale per la protezione dalle radiazioni, è rivelato oggi dalla “Sueddeutsche Zeitung”, secondo cui gli scienziati non sono tuttavia riusciti a spiegare il nesso causale tra la prossimita’ delle case ad uno dei 16 impianti nucleari attualmente in esercizio e l’insorgenza del cancro nei bambini. “Il nostro studio”, scrivono gli scienziati, “ha confermato che esiste un legame tra la vicinanza di un’abitazione ad una centrale nucleare e l’insorgenza del cancro, in particolare della leucemia, in bambini di età inferiore a cinque anni”.

L’unica cosa che può fare il governo tedesco lo farà: Un controllo rigoroso. Non delle 16 centrali, ma dei metodi dello studio scomodo.

Il tutto è un indizio che forse non esiste neanche una dose di radiazione artificiale innocuo. Secondo il sapere scientifico la dose di radioattività dovrebbe essere mille volte più grande per spiegare il fenomeno. Ma lo studio sarebbe in linea con altri studi nel mondo che arrivano a risultati simili, scrive la “Sueddeutsche”.

4 commenti

  1. Geppetto 10 dicembre 2007

    Se il ‘fenomeno’ vale solo per 1 centrale su 16 direi di primo acchito che e’ un ‘non fenomeno’, anzi che e’ falso con una confidenza del 99%.

    E non c’e’ bisogno nemmeno bisogno di un controllo sul ‘metodo’, gia’ adesso mi insospettiscono due dati: il limite dei 5 anni ed il limite dei 10 chilometri. Per farsi un’idea precisa sul ‘non fenomeno’, bisognerebbe conoscere come si distribuiscono i casi di leucemia nel raggio di 1, 2, …, 100 etc. chilometri e lo stesso discorso per 0, 1, … , 15, etc. anni.

    Ah! se vai ai 15 anni il ‘non fenomeno’ sparisce (e sembra che questo genere di non notizie circolino dal 1987 almeno):

    1987 und 1989 berichteten britische Forscher davon, dass im 10-Meilen-Umkreis von kerntechnischen Anlagen in England und Wales häufiger Leukämien bei Kindern auftraten. 1992 wurde in Deutschland in einer Studie keine Häufung von Krebs im Umkreis von 15 Kilometern von KKW bei unter 15-jährigen Kindern beobachtet.

    Allerdings zeigte die Studie bereits vermehrt Leukämien bei Kindern unter fünf Jahren und Häufungen von Blutkrebs in der Nähe des norddeutschen KKW Krümmel. In einer zweiten, 1995 begonnen Untersuchung wurde wiederum nicht festgestellt, dass in der 15-Kilometer-Zone Krebs häufiger auftrat. Beide Untersuchungen standen in der Kritik. Ihnen wurden methodische Mängel vorgeworfen.

  2. Geppetto 11 dicembre 2007

    Ma non c’e’ nessuno che dice la sua?

    Ad ogni modo l’idea che sta alla base del mio dubbio e’ il cosidetto ‘data mining’. Se consideri un numero abbastanza grande di dati distribuiti casualmente, cioe’ senza correlazioni, selezionandone una parte ad hoc, riesci a trovare correlazioni statisticamente rilevanti.

    Un esempio campato in aria: in un grande mandria di mucche riesci a trovarne un paio che in luna piena producono piu’ latte. Il giornalista di turno ti dira’ che uno studio ha dimostrato l’esistenza di una influenza della luna sui ruminanti con le corna.

  3. ste 11 dicembre 2007

    La storia del data mining è la ragione perché si possono trovare studi che provano una cosa ed altri che non trovano correlazione significativi. E che mi fido sempre poco degli studi. Tempo fa trovavo un bel articolo che spiegava come per esempio i medici che fanno gli studio non capiscono bene i metodi e limiti della statistica che usano “da manuale” per provare delle correlazioni.

    A parte questo credo (e anche qui non ci sarà mai uno studio a proposito) che la radioattività naturale non è identico con quella artificiale. Un becquerel non sarebbe sempre un becquerel, quindi.
    E’ la qualità quel che conta, non la quantità (antico sapere rurale)

  4. Geppetto 12 dicembre 2007

    I tuoi pensieri esprimono l’esatta antitesi delle premesse del metodo scientifico (sperimentale): li’ si guarda solo ed esclusivamente ai numeri (o meglio alle grandezze). Tutto cio’ che non si puo’ (o non si riesce a) misurare, non si deve considerare e se ne tace.

    Alla prossima occasioni salutami tutti i tuoi animali, i campi, i prati ed il bosco, che vivono bene anche senza il metodo scientifico.

    Ciao, Geppetto.

Commenti chiusi.

Pure qui si usano dei cookie... Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi