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Finalmente…

si può saperlo, dove sono cresciuti le olive :

“Di fatto, oltre la metà dell’olio “italiano” venduto sul territorio nazionale – spiega la Coldiretti – è spremuto da olive di cui non si conosce la provenienza che, grazie al provvedimento, dovrà invece essere indicata in etichetta per fare finalmente chiarezza e consentire ai consumatori di fare scelte di acquisto consapevoli.
Il decreto – riferisce la Coldiretti – prevede che sulle confezioni di olio d’oliva vergine ed extravergine siano indicati obbligatoriamente lo Stato nel quale le olive sono state raccolte e dove si trova il frantoio in cui è stato estratto l’olio. Se le olive sono state prodotte in più paesi, questi andranno tutti indicati. Per i trasgressori – conclude la Coldiretti – sono previste multe fino a 9.500 euro”.

[PS: Oggi è il blog action day: tutti scrivono qualcosa sul ambiente. Visto che il contadino lo fa spesso oggi si limita di proporti di chiudere il rubinetto mentre spazzoli i tuoi denti.]

8 commenti

  1. Rosy 15 Ottobre 2007

    Lo faccio sempre. Anche quello della doccia mentre mi insapono. Si risparmia molto perchè dove abito (Svizzera)l’acqua costa parecchio.

    Rosy

  2. Laura 15 Ottobre 2007

    Già faccio quanto da te consigliato, così come spegnere la lucetta standby della TV…

    Era davvero ora che si chiarissero le idee sulla provenienza dell’olio e sulla dicitura in etichetta.
    Si va in un supermercato e trovi olio extra vergine di oliva italiano (???) a tre euro al litro e per avere questo prezzo all’origine quanto lo avranno pagato? Un euro e cinquanta forse; beh, quelli lì (che siano grossi frantoiani o industriali) non hanno mai avuto olivi, coltivato olivi e raccolto oliva in vita loro, o saprebbero il valore di tale prodotto, difatti chi ci rimette alla fine sono sempre coloro che la terra la lavorano direttamente.
    Ciao Ste.

  3. Silvio 16 Ottobre 2007

    Dal fondo.
    Prima mi lavo i denti poi apro il rubinetto, riempio mezzo bicchiere d’acqua e me li sciacquo così. E così ho insegnato ai miei due pupetti (di cui una pupetta).
    L’ambiente lo festeggio dal 1989, quando ho chiuso con l’automobile e aperto con la bicicletta.
    E alle etichette non credo più da molti anni…

  4. anjin 18 Ottobre 2007

    vicino al lavello di cucina ho messo un contenitore da 50 litri nel quale scarico l’acqua di lavaggio di frutta, verdura, bicchieri e tazze e tutte le stoviglie che posso lavare senza detersivo, faccio bollire le verdure senza sale così da poter recuperare il brodo di cottura e tutto questo viene utilizzato per le piante. ci sono giorni che arrivo a riciclare 100 litri, ma il mio cosmico senso di colpa aumenta proporzionalmente al volume d’acqua nel bidone

    a proposito poi di olive: oggi le ho raccolte, sull’alberino 13 olive e tutte sane. a inizio giugno erano 40 ma poi l’impianto di irrigazione non ha funzionato bene e quando sono tornata erano quasi tutte secche, comunque qualche martini riuscirà ad avere l’oliva delle “nostre terre”

  5. gerardo 18 Ottobre 2007

    Il problema è il carico chimico delle acque più che la quantità che si consuma. Quando vedo le pubblicità che continuano allegramente a invitarci a irrigare le coltivazioni con mastro lindo mi viene sempre l’idea di vivere in un sistema idiota.

  6. giuanin 18 Ottobre 2007

    Un olio extravergine di oliva se italiano deve costare minimo 6€/kg.
    Altrimenti si sa già che non lo è.
    Io lo dico sempre a chi si lamenta dei prezzi alti degli oli “artigianali”.
    Mentre sul vino il consumatore medio ha una cultura minima, sull’olio l’ignoranza è abissale.

    L’acqua??? Se quest’inverno non piove, il prossimo anno siamo in ginocchio!!!

  7. ste 18 Ottobre 2007

    Il contadino è molto fiero dei suoi 6 lettori e vorebbe sapere come cavolo faranno di controllare ‘ste etichette.

  8. Laura 18 Ottobre 2007

    ma quali 6 lettori, non fare il modesto, ti sei perso uno zero per strada, e poi c’è il riporto! :o)
    Per le etichette… un bel dilemma, sì.

Commenti chiusi.

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