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Rossellino o no?

Tra gli ulivi che coltiva il contadino c’è una pianta immensa, vigorosa e con foglie molto grandi che ha resistita bene alla gelata dell’85. In tutta zona ha trovato tre piante sole.

Con il leccino ha in comune la resistenza alla rogna, la quasi assenza di polloni, la resistenza al freddo, con il frantoio il portamento delle olive e l’invaiatura scalata. Si può anche dire che ha un alternanza spiccata, tipo 3 cassette poi l’anno dopo 2 kg. Visto le sue proprietà il contadino l’ha innestato in posti dove il frantoio produceva poco e adesso avrà una trentina di quelli. Quest’anno ha fatto cosa voleva fare da tempo: frangerle da sé: hanno reso il 14,9% verso 13% di una partita di quasi solo leccino. L’olio non pizzica quasi niente ma ha un bel amaro fruttato, adesso va visto nel tempo.

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Al frantoio hanno nominato la varietà “Rossellino”, alcune cose delle descrizioni in rete corrispondono altre no (foglie piccole). Qualcuno lo riconosce?

19 commenti

  1. fabio 14 novembre 2017

    Con quelle caratteristiche e’ una bella varieta’ ma non e’ facile classificarla specialmente se e’antica e poco diffusa…potrebbe essere in effetti il Rosellino Cerretano ma come dicevi non torna la foglia…In rete c’e’ un documento in pdf dell’ARSIA che non sono riuscito ad allegare ma che puoi trovare cercando “germoplasma olivo toscana” molto interessante …tantissime varieta’ quasi sconosciute molto legate al territorio originario di provenienza..Fammi sapere se l’hai scoperta

  2. ste 14 novembre 2017

    Grazie della segnalazione, penso che il pdf sarebbe questo http://www.ivalsa.cnr.it/filea.....iccolo.pdf

    il candidato più probabile rimane il rossellino cerretano; ho visto che molti nomi usati qui non tornano, probabilmente già i nomi cambiano ogni 5km… qui ho sentito uisare come sinonimo “morchaie” per il leccino e il frantoio lo chiamano “grossaie” e nel pdf sarebbero due varietà distinte, il mignolo poi è diverso ancora, sarebbe più il mignolo cerretano del pdf. Sembra anche che ho delle piante di “americano”, nato da seme però.

    Una cosa che ho verificato trapiantando un frantoio (grossaio) da una zone ad un altro che il terreno, il luogo, ilmicroclima e quant’altro incide parecchio sull’aspetto dei frutti e a della pianta: il grossaio in questione nel primo posto non produceva mai grossaie degno del loro nome (grosse) mentre nell’altra zone sì.

  3. fabio 15 novembre 2017

    Si Ste il pdf e’ quello…Come hai visto ci sono moltissime varieta’ ma che prendono localmente sinonimi rendendo il riconoscimento ancor piu’ difficile.Hai un oliveto ben differenziato con olivi particolari, caratteristica positiva anche per i risultati in olio. Da me solo le varita’ piu’ comuni Leccino,Frantoio,Moraiolo ,Pendolino e Razzo.Solo una decina esistevano gia’ prima che iniziassi a piantare dopo la gelata dell’85… presi cio’ che i vivai proponevano…ancora non esisteva la cultura del recupero delle varieta’ minori

  4. ste 15 novembre 2017

    Quando ho tempo e voglio farò un elenco delle varietà, oggi mi è capitato un altro olivo che anni fa ho innestato su altri due perché ce n’era solo uno: olive tonde, ha dei colori rosa bellissimi ma non è per niente adatto a una olivicoltura razionale… cresce a modo del moraiolo, tutto dritto, poco vigoroso e difficile da potare. Poi solo delle mignole ci sono sei o sette diversi.

  5. fabio 16 novembre 2017

    Ho visto che innesti a corona, pensi sia possibile innestare a scudo olivi adulti senza intervenire con capitozzature sulle branche principali al momento dell’innesto? Sto pensando di innestare dei Frantoio che fanno poco ma sono piante bellissime e hanno trent’anni…

  6. ste 16 novembre 2017

    Ho provato solo una volta senza successo, anch’io avrei delle piante da innestare che hanno già la corteccia ruvida adulta e non so bene come fare. Ma credo che anche quest’innesto ha bisogno di scapitozzature altrimenti non butta l”occhio.

  7. ste 18 novembre 2017

    Uhm, non è che mi convince…

  8. roberto puccini 22 novembre 2017

    Io abitavo a Cerreto Guidi,di olivi ne ho innestati tanti,ne ho circa 38 varietà diverse,sto sponsorizzando la varietà leccio del corno,interessantissima per quantità e resistenza alle svariate avversità..il rossellino cerretano fuori della sua zona è difficile trovarlo comunque a Cerreto in via fonda ne esistono molte piante e se le vuoi vedere non hai che da chiedermelo,ne ho un paio di piante anche da Monterappoli verso Empoli,lì ho la terra..altrimenti dimmi dove abiti e ci faccio un salto volentieri..ciao

  9. roberto puccini 22 novembre 2017

    Per chi non ha molta dimestichezza con le varietà di olivi il rossellino cerretano può essere confuso con un pendolino o ancor meglio con un maurino,mai con un frantoio o con un leccino..la produzione è molto alternante e le olive sono rotondette ma mai dure come il frantoio dal quale si differienza notevolmente anche dalla mole e dal portamento..dalla foto sembrerebbe di si ma io giudico solo se lo vedo in campo…saluti

  10. ste 22 novembre 2017

    Ciao Roberto e grazie, mi trovo tra San Miniato e Montaione, mi farebbe piacere fare un giro con te qui, trovi la mail in cima a destra sul sito.

    Di pendolini ne ho alcuni diversi da vivai diversi, sono almeno di tre tipi ma sicuramente non è un pendolino quel tipo di pianta, nemmeno un maurino (che mi piace assai come pianta e ne ho innestato qualcuno in più). Ma l’alternanza è senz’altro una proprietà sua.

  11. roberto puccini 22 novembre 2017

    Io sto ancora cogliendo le olive,fra 2/3 gg dovrei finire..come ti dicevo sto sponzorizzando il leccio del corno e se hai tempo per passare fra EMPOLI e MONTERAPPOLI approfittane te ne faccio vedere qualcuno e sono sicuro ne rimarresti entusiasta come coloro che si fermano a vedere ma il tempo stringe,spero di finire alla svelta..si verrò volentieri mi piacciono quelle zone!3 tipi di pendolino??..se sei interessato all’acquisto di altre piante di olivo,serviti alla S.P.O.PESCIA sono i più seri ed affidabili..il maurino è un buon impollinatore ma ai primi freddi hanno”il vizio”di cadere,io preferisco varietà che resistono molto sulla pianta e che mi offrono più tempo per cogliere…comunque si mi piace passare la mia esperienza a chi me lo richiede…un vecchio detto toscano…fino alla bara se ne impara…ciao a presto allora

  12. ste 23 novembre 2017

    Anch’io sono nella ultima corsa di raccolto, forse ce la faccio a apssare sabato mattina sul ritorno dal frantoio. Interessante quel leccio di corno, non lo conosco e avrei anche voglia di innestare qualcheduno, posti liberi negli oliveti ormai non gli ho più.

  13. roberto puccini 23 novembre 2017

    Per vedere se una varietà produce bene lo devi provare in vari posti..io l’ho fatto mettere a Palaia,a San Gimignano,nel Casentino,in Umbria,a San Mauro a Signa e addirittura a Ugnano una frazione di Firenze che rimane sotto il livello dell’Arno…in tutti gli areali ottima produzione un sacco di ringraziamenti poi ti racconterò…ciao a presto

  14. fabio 24 novembre 2017

    Un mio compaesano aveva realizzato un’oliveta su terreni bassi quasi in valle ma nell’aprile del 2003 una gelata tardiva danneggio’ quasi tutte le piante. Quelle compromesse vennero sostituite con Leccio dal corno proprio per la sua resistenza al freddo.Dopo anni produce un olio quasi monovarietale ma a sentir lui troppo amaro vista l’epoca di maturazione tardiva…puo’ darsi che sia come dice secondo voi?

  15. ste 24 novembre 2017

    Beh, bisognerebbe sentire l’olio e non lui 😉
    Poi forse va colto tardi, ormai oggi c’è il vizio di cogliere tutto d’ottobre e adesso che rendono anche il 20% nessuno ha più niente sugli alberi… a parte quelli abbandonati.

  16. ste 26 novembre 2017

    La questione del titolo è risolto grazie alla visita del oliveto di Roberto: NON un rossellino per niente, bastava una occhiata alla lunghezza dei internodi e la dimensione e colore delle foglie. Cioè è risolto ma anche no, visto che non so se è una varietà esclusivamente locale e sconosciuta (fin’ora ne ho visti tre) o no.

    Ho visto anche il leccio del corno, e senz’altro innesterò qualcuno in posti dove il frantoio produce poco (e dove ho innestati parecchi di quel non-rossellino).

  17. roberto puccini 27 novembre 2017

    Rispondo a Fabio
    Io quando sento parlare del troppo amaro ho sempre qualche dubbio che mi assale,premetto che io prendo il caffè senza zucchero,qualcuno dice amaro,io dico naturale senza zucchero perchè amaro?…comunque tornando all’olio del compaesano il troppo amaro è sicuramente un difetto ma il poco amaro dopo franto è sicuramente indice di qualità!..tuttavia io sono poco propenso a piantare monovarietà o quasi…l’ultima di ieri..sia un amico che mio cognato hanno valutato il mio olio molto fine e delicato e personalmente credo sia dovuto al fatto che quest’anno ho avuto nella frangitura molte pendoline..ora aspetto la terza frangitura…eh sì..come dicono in Toscana..fino alla bara se ne impara..un saluto a tutti

  18. fabio 27 novembre 2017

    Sembra che una percentuale di amaro sia garanzia di migliori qualita’ organolettiche…tutto dipende da quanto…Ste quando innesti i Frantoio manda quaulche foto. Grazie a tutti per lo scambio di esperienze avute su questa pianta stupenda

Commenti chiusi.

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