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Magari si chiama Land-Art in italiano

Il contadino sta nella “casa di Cucco”. Le case coloniche qui gli chiamano con il nome dell’ultimo vero contadino che ci ha vissuto a lungo: Casa di Bartali, casa del Daini, la casa del Viti.

Il Cucco di cognome era uno dei Ferri, coltivava verdura e frutta, bacelli, piselli, carciofi, albicocche e cose così, dicono che era il primo che li aveva pronte. Aveva un mulo e portava il raccolta al mercato di Empoli, che magari ci voleva tre ore, ma il prezzo era buono, non c’erano né serre né camion. Ognitanto quando tornava dal mercato portava il ferro dalla Stazione al fabbro del paese. Un suo figlio morì nella guerra. Ma il punto è che aveva anche un carro, con i cerchioni di ferro e le ruote d’acacia. Era piuttosto malandato, stava più di vent’anni fuori sotto i rovi, fino gli anni ottanta.

masso e cerchionemasso e cerchio

Ecco uno dei cerchi, ha trovato finalmente un nuovo scopo nella sua vita dopo tutti i chilometri fatti su strade sterrate.
(Goethe nel suo “Viaggio in Italia” racconta che avrebbe visto dei ragazzini seduti d’inverno in cerchio sulla piazza. Era dove un fabbro aveva stesa prima il carbone per allargare uno di questi cerchi prima di infilarlo sopra la struttura di legno)

4 commenti

  1. silvia 28 gennaio 2010

    complimenti…
    equilibrato e poetico.
    davvero bello…

  2. Laura 28 gennaio 2010

    … e dopo i cerchi nel grano sono arrivati i cerchi nella roccia! 🙂
    Belli questi attacchi d’arte, complimenti per l’estro.

  3. anjin 30 gennaio 2010

    ferro e pietra possono essere leggeri… mi lasci usare la tua opera come sfondo del desk? bacidanapoli

Commenti chiusi.

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