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Parola del mese

I don’t know about you, but I LIKE to think of myself as a shopper who supports local producers and tries to keep food miles down.
[Catherine's blog]

Finalmente qualcosa di impossibile da scrivere sulle etichette, li fai da te, quei alimentichilometri. Ma l'origine del prodotto deve essere indicato per poter fare il conto.

Il contadino nella finanziaria vorebbe vedere una aliquota ridotta per chi ne fa pochi.

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commenti (2)

Vittorio:

Food miles si può tradurre con "miglia alimentari" e per noi, che usiamo i chilometri per le distanze, con "chilometri alimentari".

In effetti, il considerare la distanza che il cibo percorre per arrivare alla tavola non è fare una valutazione sbagliata. Più è lungo questo viaggio, maggiore diventa la somma dei costi che pesano sul consumatore (mentre il produttore deve limitare il suo guadagno per mantenersi concorrenziale nel mercato globalizzato). Un prezzo di acquisto alto può significare rarità, qualità, o semplicemente un viaggio molto lungo e con molti pedaggi.

Quanti sono quelli che cercano il luogo d'origine nell'etichetta del cibo che comprano?
Io non saprei dirlo. Però quando compro ci sto attento e decido di conseguenza. Se posso, prediligo sempre un prodotto italiano. Questo però limita un po' la presenza di cibo "equo e solidale" nel mio carrello della spesa. Non sempre comprare locale è la scelta giusta.

In fin dei conti, l'idea di incentivare la produzione di cibi "a basso contenuto di chilometri" è uno dei modi per rendere concreto il cosiddetto sviluppo sostenibile.

All'atto pratico, per quanto riguarda l'agevolazione fiscale, mi sembra che si debba considerare che esiste la complessa disciplina europea degli aiuti di stato.

Ciao :-)
Vittorio B., il cittadino

ste:

Ottime precisazioni, grazie. Può essere meglio comprare una mela convenzionale dal vicino che una biologica dalla Germania, a volte. A quante cose devomno pensare i consumatori, ma che lavoro.
Ma intendevo aiuti per chi compra...

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