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Categoria: agricoltura

In breve

L’annata olivicola sarà magra, gli ulivi sono di più spelacchiati e con pochi fiori. Meno male – c’è ancora un tre quintali d’olio in casa. Ci sono ancora 150 piante da potare, non ci si fa mica, ma meno male che la lunghezza dei giorni di primavera corrisponde al lavoro da fare. E dopo pasqua si munge di nuovo. Gli asini ieri hanno rotto la parete dalla capanna, sono scappati e Rocco si è ricordato che tre anni fa era in un posto con delle asine e quindi si è recato lì, seguito di Musa. Domattina una camminata per riprenderli. Le notti sono troppo fresche ancora e ci sono delle patate (della proprio raccolta) che invece di spuntare producono sotto terra delle patatine nuove senza fare un filo d’erba sopra e sarà difficile che alla fine il peso sarà di più, così. E come mai fanno questo lavoro, si chiede il contadino. C’è ancora molto da fare per la scienza.

aggiornamento: Il contadino (si) chiede e il cittadino risponde e trova il link al Little Tuber Disorder; dipende da come sono stati in magazzino, i tuberi da piantare. Evitare temperature sopra 68° Fahrenheit e non piantarle in suolo freddo sotto i 50°.

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Erba gialla

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Le foglie esterne più vecchie delle cipolle sono gialle, l’erba sotto gli ulivi ha la foglie gialle, il finocchio questo inverno aveva le foglie gialle e oggi ha visto che anche il grano duro del vicino è malato.

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Il contadino ha l’anima un po’ fragile, vedere delle piante malate sta già male e vedere piante avvelenate sta peggio.

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Mai dire merda

… ma materia prima. Pare che da un mucchietto lasciato da un elefante si ricavano circa 25 foglie di carta del nome Poo Poo Paper. Il letame bovino invece pare buono per farci un pavimento. Questo ricorda la vecchia usanza di cementare l’aia di terra con piscia di mucca.

Ma per tornare serio che sono due giorni che si lavora intorno al letame: Senza letame niente verdure, olio, vino bio – gli animali sono il cuore o il motore di una azienda agricola biologica, dal loro sterco parte tutta la fertilità del terreno. E purtroppo la prima cosa che viene eliminato quando si deve ridurre l’attività sono proprio loro. Il degrado delle colline toscane ha avuto inizio quando il trattore ha sostituito le vacche. Da una parte ci sono aziend(in)e che hanno solo terra e dall’altra parte quelle zootecniche. Che lo dice il nome come sono.

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Le api e noi (colony collapse disorder)

Una foto migliore di questa non si poteva trovare per questo post: Una bella domenica mattina in campagna…

La moria delle api in America s’ha già rammentato. L’apicoltore che qui sotto casa sta travasando gli sciami (per venderli a chi mancano delle arnie) dice che la causa sarebbero i veleni agricoli, secondo un commentatore americano il colpevole sarebbe GWEN, la rete delle antenne di comunicazione militare resistente al pulso elettromagnetico delle bombe nucleari che ora verrebbe usato per inondare gli americani con una specie di elettrosmog per manipolarli. Teoria un po’ troppo complottistico per i gusti del contadino, ma effettivamente si può chiedersi su come l’elettrosmog influenza le api. Uno studio tedesco (pdf) del 2005 dimostra che il campo elettromagnetico DECT (tipo cordless, buttalo fuori di casa subito) influenza molto negativamente il ritorno alle arnie delle ape e che cala il peso dei telai di 21% ma altri studi scientifici sull’influenza dei ripetitori non si possono mica più fare perché non esistono più aree di controllo senza campi.

Il peso dei telai a confronto, a destra quelli irradiati:
api1.png

Se te sposti una cassetta di un metro le api non la ritrovano più, e non è che sappiamo bene come fanno ad orientarsi. Sicuramente i campi elettromagnetici artificiali un’influenza avranno, ma finchè abbiamo delle prove scientifiche sarà tardi, ma molto. L’unica cosa è di cercare di rafforzare al massimo loro.

Navigando si scopre altre cose sull’apicoltura americana, a parte la dimensione (c’è chi ha più 10’000 arnie ed è rimasta con qualche decina): Guadagnano di più con l’impollinazione che con il miele, per esempio, e spostano le api con il truck per impollinare i campi di colza, le mandorle californiane ed altre colture estese in stile americano. Ed ecco perché sanno anche subito calcolare il danno economico.

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Patenti rivisionati

Dall’angolino della buona notizia giunge una notizuola confortante:

La brevettazione di piante da oggi è un po’ più difficile. E questo per uno schiaffo dato alla Monsanto dall’ufficio americano dei marchi e brevetti che ha respinto una patent chiave del suo portfoglio Roundup Ready.

Si ricorda che si tratta di piante resistenti al diserbo “round-up”, uno dei contributi umani più favolosi al mondo vegetale.

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Un divieto al giorno

Si va avanti  dritto dritto con i divieti, ora è toccato alla foie gras. Le oche saranno contenti sicuramente, il contadino lo è sì e no: l’avrebbe voluto vedere sparire da sé perché nessuno lo compra più, ma forse lui è un po’ troppo utopista.

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I semi

..dei pomodori dovevano partire oggi: il contadino è andato in paese con dieci buste ma c’era una tale fila alla posta che ha perso il coraggio ed e fuggito. Per chi si fa pensieri sul costo della spedizione: paga babbo Google, con i ricavi della pubblicità su questo sito.

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Notizie buone e cattive

La notizia cattiva è che sono morti due api di notte. La notizia buona è che erano vecchi (l’ultimo compito nel ciclo loro è di andare a pigliare l’acqua che gli serve per il diluire il polline per fare la pappa alla covata). La notizia cattiva è che ci sarà poco olio quest’anno: molte piante sono abbastanza bruttine, oggi il contadino ha cominciato a potarle. La notizia buona è che ci sono ancora cinque quintali d’olio da vendere. La notizia brutta è che il contadino ha la pressione a 80/45, sarà per questo che si sente e comporta come uno straccio. La notizia buona invece è che si mangeranno per la prima volta le nespole ( e anche che il dottore ha scelto le sue medicine col pendolo e ora si sente già un pochino meglio).

Quando uno finisce in campagna di solito pianta frutti senza capirci molto. Così quel nespolo avrà 15 anni e ne ha fatto forse tre frutti finora; cinque anni fa finalmente gli è arrivato il compagno, perché ci vuole due, per la fecondazione.

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Pomodoro open-source

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Il contadino da qualche anno è custode del seme di questa razza di pomodoro, importata dalle Marche da, appunto, Egilda, tanti anni fa. Qualche giorno fa lo ha seminato in tunnel come tutti gli anni e gli è venuto l’idea di condividerlo, anche per non esserne l’unico custode. Un po’ alla seed saver. E’ un pomodoro che può arrivare anche a un chilo, ottimo per insalata ma anche adatto alla conserva. Purtroppo non ha un altra foto di quella della carenza d’acqua. Chi è interessato (si spera che non sono troppi…) può inviare un messaggio e si spedirà una ventina di semi in busta, e visto che ci siamo il contadino dice di allegare anche il seme del peperoncino forte e delle zucchini.

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