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pensieri agricoli

Archivio della categoria 'politica e società' Category

26 settembre 2016

La democrazia diretta nei tempi della paura

Ieri in Svizzera c’era uno degli sei appunti annuali con referenda e iniziative, in Italia si parla sopratutto della vincità dei “prima i nostri” in Ticino, una di queste iniziative populiste che avrà lo stesso effetto del referendum sull’euro dei grillini, zero.

Prima i nostri!, bene. Uno penserebbe magari che questa frase significasse anche di prevedere un uso responsabile delle risorse del pianeta forse, ma si sbaglia. Abbiamo finito le risorse per l’anno già l’otto di agosto, quindi consumiamo quasi due pianeti/anno. Ma la Svizzera ne consuma tre, di pianeti ogni anno. E c’era l’iniziativa in votazione che voleva scriverlo nella costituzione:

Le disposizioni transitorie della Costituzione federale sono modificate come segue:

Art. 197 n. 8 (nuovo)2

8. Disposizione transitoria dell’articolo 94a (Economia sostenibile ed efficiente in materia di gestione delle risorse)

Entro il 2050 l’«impronta ecologica» della Svizzera viene ridotta in modo tale che, rapportata alla popolazione mondiale, non superi l’equivalente di un pianeta Terra.

Figurati. Prima i nostri e noi. E pieni poteri ai servizi segreti per la sorveglianza di massa. E no, non un aumento della pensione rinforzando il miglior modo, quello diretto.

30 luglio 2016

Ricetta per radicalizzare

Ora, io ho avuto diversi studenti musulmani, e il rischio della radicalizzazione so cos’è. Se mi chiedi: quale fattore può portare un ragazzino o una ragazzina a radicalizzarsi, io a freddo ti risponderei: un vecchio in bicicletta che ti sputa addosso, o sputa a tua sorella.

Tutto da leggere.

21 luglio 2016

Vaccini sì vaccini no

C’è la minaccia (fascista) della Federazione degli Ordini dei medici a espellere chi “sconsiglia” i vaccini. Ma a distinguerli no?

Magari è utile un quadro generale della situazione:

Tra i genitori spesso c’è una gran confusione tra vaccinazioni obbligatorie, consigliate, raccomandate e facoltative. Questa mancanza di chiarezza è la dimostrazione della scarsa attenzione del Sistema Sanitario per un’informazione obiettiva.
Cerchiamo di fare il punto della situazione: i vaccini obbligatori sono 4: antidifterica (Legge del 6 giugno 1939 n. 891 – Legge del 27 aprile 1981 n. 166); antitetanica (Legge del 20 marzo 1968 n. 419); antipoliomielitica (Legge del 4 febbraio 1966 n. 51); antiepatite virale B (Legge del 27 maggio 1991 n. 165). Tutti gli altri sono facoltativi, anche se il Sistema sanitario nazionale ne favorisce l’uso e garantisce la gratuità.

Tra i 29 Paesi europei (27 dell’Unione, più Islanda e Norvegia) in 15 nazioni non esistono vaccinazioni obbligatorie, …

27 giugno 2016

Fiumi di parole…

…vengono versate sulla faccenda del brexit. Il contadino da parte sua pensa che forse serve a rendere i populisti uniti del mondo un po’ più cauti con le lore ricette per guarire tutto il male (visto che esiste il rischio non da sottovalutare che diventino realtà) ma non si illude mica tanto. Dall’altra parte non crede che in tutta la Granbetagna si trovasse un politico che si prende la responsabilità di premere il grilletto. Si vede quando la polvere si è assestata.

Nel frattempo due pezzi dal suo cronista preferito, uno, due.

18 giugno 2016

La mucca ha le corna

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Sembra ovvio l’affermazione del titolo, purtroppo quando uno fa un giro in montagna (svizzera) vede che la maggior parte è senza ormai, solito motivi economici (devi avere la stabulazone libera e non hai la stalla abbastanza grande). Basta un minimo di sensibilità e si vede già solo dall’aspetto che non va bene: le corna sono un organo vitale che influenza anche tutta la digestione fino alla qualità del latte.

Quindi con grande piacere il contadino vede che è riuscita una iniziativa popolare per mucche con le corna che ha alte probabilità di passare alle urne.

[traduzione al volo: 35 anni fa tutte le mucche avevano le corna, oggi si vuole una agricoltura industriale, le mucche con le corna non entrano bene nella robot di mungitura. AL vitello vengono date due punture anestetizzanti e bruciate la gemma della corna con una specie di saldatore ad 800°C, quando passa l’effetto antidolorifico il vitello comincia a camminare indietro e lamentarsi del dolore atroce.]

11 marzo 2016

Pomodori e pomodori non sono uguali

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Oggi il contadino vede che il primo titolo nella home di La Stampa titola Tra i coltivatori siciliani: “Siamo ridotti alla fame dai pomodori marocchini”:

Bisogna pensare prima agli italiani e a salvare i nostri prodotti: i prezzi sono crollati a causa della concorrenza del Marocco e della Tunisia.

Ha dovuto pensare subito a questa realtà:

Un tempo il Ghana produceva ed esportava pomodori, oggi è costretto a comprarli dall´Italia. Le salse nostrane godono dei sussidi dell´Unione europea e costano cinque volte meno dei pelati africani. Così il “made in Italy” butta sul lastrico migliaia di contadini ghaneani.

“Sulla bontà del prodotto non si discute, sul prezzo sì”, dice Paul Yambuya, 50 anni, contadino ghanese originario della città di Kumasi. “Al mercato un barattolo di concentrato italiano costa più o meno 1000 cedis (circa 10 centesimi di euro, NDR). Ovvero cinque volte meno dei pomodori locali”

Anche su Internazione un articolo tutto da leggere:

Prince Bony non avrebbe mai immaginato di traversare il deserto e il mare e trovarsi a fare lo stesso lavoro che faceva al suo paese. Seduto davanti a un casolare abbandonato, vestigia della riforma agraria, guarda l’orizzonte e riflette sulla propria vita. Prince divide questa dimora di fortuna con una decina di altri lavoratori stagionali ghanesi. Senza documenti, senza soldi, senza prospettive, hanno trovato rifugio qui, in mezzo alla campagna, in questo gruppuscolo di ruderi che per un’ironia del destino si chiama “Borgo Libertà”.

«In Ghana, mi chiamavano Kofi America, perché ho sempre desiderato viaggiare. Volevo conquistare il mondo!»

Intabarrato in un vecchio cappotto liso, Prince guarda con aria assorta il sole che tramonta all’orizzonte. Poi dice una sola parola: «Il pomodoro». Il suo volto si illumina di una luce velata di tristezza non appena la pronuncia. «Anche a Navrongo, la mia città, coltivavamo pomodori!».

Il succo è: la globalizzazione ci va bene solo se vendiamo noi.

C’è molto da fare, sopratutto c’è da cambiare spesso prospettiva e vedere tutto dalle parti degli altri.

10 marzo 2016

Immagini un paese…

…di cinquecento e rotti abitanti che stanno discretamante bene e il quale non vuole ospitare nemmeno uno o due profughi di guerra e miseria in più perché c’è già uno.

Queste sono le relazioni in gioco.

(questo paese ha pure vinto – adesso non si sa perché — il premio Nobel per la pace nel 2012)

5 marzo 2016

In memoria

Berta Caceres stands at the Gualcarque River in the Rio Blanco region of western Honduras where she, COPINH (the Council of Popular and Indigenous Organizations of Honduras) and the people of Rio Blanco have maintained a two year struggle to halt construction on the Agua Zarca Hydroelectric project, that poses grave threats to local environment, river and indigenous Lenca people from the region.

Ci sono regioni nel mondo nelle quali si rischia l’assassinio difendendo la terra, i fiumi e la gente contro interessi economici globali, per questo ci riguarda tutti.

COMUNICADO DE AYER DEL COPINH: BERTA CACERES VIVE!!!

Jueves 3 de Marzo del 2016, La Esperanza Intibucá Honduras La compañera Berta Cáceres, fundadora y Coordinadora General del Consejo Cívico Popular Indígena de Honduras COPINH, y el compañero Gustavo Castro Soto, perteneciente a la organización Otros Mundos A.C. /Amigos de la Tierra México, La Red Mexicana de afectados por la Mienria (REMA) y El Movimiento Mesoamericano contra el Modelo Extractivo Minero (M4) fueron víctimas de una agresión con arma de fuego lo que causo la muerte de Berta y lesiones graves a Gustavo. La agresión se perpetuo en el interior del domicilio de nuestra compañera. Un grupo de hombres armados entro por la puerta trasera forzándola y disparó contra ambos compañeros.

25 febbraio 2016

A tutta birra

L’istituto per l’ambiente di Monaco (visto che è la capitale della birra tedesca) ha testato 14 birre su residui di glifosato, alcuni superano 300 volte il valore massimo ammesso per l’acqua potabile (0,1 µg/lt):
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Se si spruzzano 5mila tonnellate/anno da qualche parte si ritrova per forza. Il contadino la lotta contro la ri-autorizzazione in atto la vede dura, l’agricoltura moderna ne è dipendente come la nostra società lo è dall’automobile.

19 gennaio 2016

Vivere nello zoo

Il contadino aveva in mente una poesia del tipo

Sono finite le ghiande
grande mio dolore è adesso

O pascolo rufolato, dov’è il rimasto tuo verde
o recinzione strappata, dove sono le mie pecore?

Uliveti tutti poggia e buca
chi rispiana mai questa terra?

Prato rovinato, dove nascerà il fieno?
Letamaia disfatta il concio si perde

Ospiti notturni sono padroni ormai del podere
minacciano la figlia al ritorno in casa

Poi oggi ha pure letto che c’erano dei cittadini (cittadini nel senso che hanno un rapporto emotivo, romantico e irreale con la natura) a protestare contro il piano di tentare di rimettere le cose in equilibrio. La natura va gestita e non sono sempre fiori, quel numero spaventoso di cinghiali, daini caprioli è anche frutto dell’abbandono della terra da parte dell’uomo negli ultimi 50 anni.

http://www.restiamoanimali.it/blog/2015/il-prof-lombardi-vallauri-a-enrico-rossi-fermi-linutile-carneficina-di-cinghiali/

Dalla lettera del Prof. Vallauri:

Ma ancor di più del diritto contano per me, devo dirlo, l’empatia per gli animali e l’immagine della Toscana.

L’empatia con le zanzare invece? E quella con chi lavora la terra di questa Toscana?

7 gennaio 2016

Lotta in campo profughi serbo !!

18 dicembre 2015

Non solo profughi…

Qualcuno ricorda questo recinto?

..impigliati nel filo spinato al confine tra la Croazia e l’Ungheria, vicino al Mohacsi e Beli Manastir … . Da Duboševica a Torjanac il confine viene attraversato da cervi in branchi, migliaia al giorno … …hanno trovato questa volta completamente chiuso.

– Ci aspettiamo che questo sarà sempre più spesso, specialmente dove sono campi piatti e quando inizia una grande migrazione. Se non possono passare, viaggeranno verso l’altro lato, e allora potrebbero finire per le strade – ha detto Milan Knezevic, sindaco di Petlovac, che aveva già messo in guardia contro il pericolo di una chiusura dei confini di tale natura.


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