Bruciata la meta
Giusto per il caso che non l’hai sentito ancora : Pare che già abbiamo fatto fuori metà del petrolio. Per bruciare l’altra metà non ci vuole poi così tanto tempo…
Giusto per il caso che non l’hai sentito ancora : Pare che già abbiamo fatto fuori metà del petrolio. Per bruciare l’altra metà non ci vuole poi così tanto tempo…
Non si realizzerà mai, ma il contadino sostiene la moratoria:
Secondo Ziegler, questo tipo di combustibile deve essere prodotto a partire da piante non alimentari, rifiuti agricoli e avanzi vegetali, invece che da colture alimentari. Ciò permetterebbe di evitare aumenti massicci del prezzo dei cereali, che aggravano la fame nel mondo, ha ribadito il relatore.
Egli ha sottolineato che per fare il pieno di 50 litri di biocarburante in un’automobile sono necessari circa 200 chili di mais, una quantità che permette di sfamare una persona per un anno intero.
Oltre a Brasile e Stati Uniti – principali paesi produttori – Ziegler ha criticato l’Unione europea che ha fissato al 5,75% la quota di agrocarburanti nell’energia utilizzata per i trasporti fino al 2010 (10% fino al 2020).
In Svizzera fanno cose così:
E’ stata inaugurata a Burgdorf, in Svizzera, la prima casa solare plurifamiliare d’Europa riscaldata completamente a energia solare. Il tetto dell’edificio integra 276 pannelli solari (collettori termici) collegati a un enorme serbatoio per l’acqua sanitaria. Può rifornire di acqua calda e riscaldamento domestico gli otto appartamenti dell’immobile.
Il contadino però non potrebbe mai vivere in una casa che non ti lascia aprire le finestre. Già detesta questa limitazione nei treni moderni. Purtroppo pare che l’impianto d’aerazione con recupero di calore è essenziale (dettagli) per ottenere questi risultati. Ma un bel nome hanno, queste case, bisogna dirlo: Minergie®
Gli scienziati ne inventano di tutte: Una sana botta di elettrosmog e brucia pure l’acqua marina.
Forse non tutti sanno con che roba viene prodotta attualmente parte dell’energia elettrica. Forse proprio quella che usate per leggere questo post.
Va ricordato che sopratutto di notte puppiamo al seno nucleare francese. E no: sarebbe stato meglio che ’sta roba non fosse mai prodotta.
Un articolo che si distingue (come tutti di quel blog) dal rumore quotidiano di sottofondo di CO2, riscaldamento globale e peak oil:
If peak oil results in the economic failure that most analysts expect and if it occurs within the next ten to fifteen years, which is almost guaranteed, it could not come at a worse time when looking at the aging infrastructure around us. Over 80% of our current, major, functioning infrastructure was built in the quarter century beginning in 1950 or earlier. Over 50% of that infrastructure will have exceeded its designed service life by 2025. By the middle of this century almost all of that infrastructure currently in service will have reached or exceeded its designed lifespan. In this same timeframe, unfortunately, the national and global economy will probably be in a period of severe contraction due to the impact of global peak oil. It is unlikely in a contracting economy that infrastructure, regardless of it’s age, will be replaced or, perhaps, even properly decommissioned. Efforts will be made to keep that infrastructure in service as long as possible, or longer. But peak oil will hit, the global economy will go into terminal decline at the very time when most of our infrastructure seriously needs replacement or decommissioning.
In breve dice che la nostra società tende di sottovalutare le infrastrutture. Ci rendiamo conto solo quando salta la corrente o precipita un ponte. Le opere sono progettati per una durata media di 50 anni e i costi maggiori per la manutenzione cadono nella seconda metà. E ci troveremo con quasi tutta l’infrastruttura da rinnovare giusto nel momento quando comincia di scarseggiare davvero il petrolio, tra 10 -15 anni, senza i mezzi necessari.
E l’autore non è ottimista: non ce la faremo di agire come sarebbe necessario, e avrà anche ragione purtroppo.
…al contadino sembrano tantine. Secondo fonti affidabile oggi abbiamo battuto il record: 56 gigawatt. Sono quasi mille watt a testa, bambini compresi. Spengendo quella tv accesa ogni tre persone più TUTTI gli scaldabagni a corrente più tutti gli standby qualcosina si risparmierebbe sì.
aggiornamento: In Albania invece non c’è ne più.
Il contadino apprende che in Francia uno al giorni si toglie la vita per motivi di lavoro negli ultimi anni. Fatto già grave in sé che dice molto su come roviniamo tutto, ma se il lavoro in questione è quello delicato in una della numerose centrali nucleari la cosa diventa micidiale. La stessa storia come dappertutto, iniziato dal pensieri odierno di liberalizzazione, competitività a taglio dei costi che non tiene conto che i sistemi che si va a toccare sono più complessi che si pensa non ultimo perché ci lavorano magari delle persone vive in carne ed ossa e purtroppo animadotata.
Nella centrale di Chinon ci sono stati 4 suicidi in 2 anni e mezzo. Razionalizzazzione del lavoro, centralizzazione della gestione dei ricambi con effetti del tipo sovietico: non ci sono disponibili sempre i pezzi necessari. Se per esempio si brucia una scheda di memoria di un computer a volte si salda alla meglio, altri pezzi gli comprano pure al prossimo do-it-yourself: dover pasticciare così in una centrale nucleare diventa un peso enorme per le persone che si sentono responsabili del lavoro che fanno.
Il figlio di un tecnico morto ora chiede il riconoscimento del suicidio del padre come malattia professionale, morte causato dalle misure neocon negli ultimi sette anni.
I lavori pericolosi subappaltati, turni di lavoro sempre più massacranti, riduzione del personale: questi ingredienti faranno saltare una centrale, alla fine; è solo questione di tempo.
…gli Svizzeri. Hanno fatta la tassa sul CO2:
Nel 2006 le emissioni prodotte dai combustibili sono calate solo del 4,6% rispetto al 1990. Non è stato quindi raggiunto l’obiettivo minimo del 6% fissato da Parlamento e governo. L’introduzione della tassa è quindi necessaria affinché la Svizzera possa rispettare l’impegno assunto nel quadro del Protocollo di Kyoto.
L’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM) ha annunciato giovedì che la tassa diventa effettiva a partire dal primo gennaio del prossimo anno. La Direzione generale delle dogane riscuoterà sui combustibili fossili importati 12 franchi per ogni tonnellata di CO2 emessa, pari a circa 3 centesimi per litro di olio da riscaldamento e a 2,5 centesimi per metro cubo di gas.
La tassa aumenterà progressivamente a 24 e 36 franchi nel 2009 e nel 2010 se nel frattempo le emissioni di CO2 non saranno state sufficientemente ridotte. Il legno e la biomassa invece sono esentati.
Proventi ridistribuiti alla popolazione
Visto che non si tratta propriamente di un’imposta, ma di una misura d’incentivazione, i proventi saranno ridistribuiti due anni dopo alla popolazione, attraverso le assicurazioni malattia, e alle imprese, proporzionalmente alla massa salariale.
Le aziende che si impegnano formalmente a ridurre le emissioni di gas ad effetto serra saranno dispensate dal pagamento della tassa. Finora 600 imprese hanno già concordato un obiettivo di riduzione con la Confederazione.
…dice la Spagna, complimenti!
Mentre in Germania altro che complimenti. Non esiste una tecnologia sicura.
Un bel post informativo sulla storia brutta dei rifiuti in Campagna.
[viaBriblo]
(E per chi pensa che al Nord le cose funzionano sempre e ovunque meglio: In Germania stanno seriamente pensando di abbandonare il sistema di raccolta differenziata perché la gente separa poco e anche male: fino 50% finisce nel contenitore sbagliato, mentre ora esistono macchine in grado di separare meglio la spazzatura.)
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