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Categoria: energia

Il buono e il cattivo di Venezuala

Il paese nominato ha di certo i problemi noti causati da un insieme di ragioni molto complesse. Dal nulla adesso è apparso il salvatore, carismatico, presidente del parlamento e preparato da mezz’anno al suo ruolo e quindi riconosciuto in 3 nanosecondi dagli USA e in 30 millisecondi dai suoi vassalli, escluso l’Italia, non male questo secondo il contadino.

Un punto chiaro è che non puoi vivere alla lunga vendendo i tesori sotto piedi e comprare tutto il resto. Chavez doveva usare le risorse che aveva a quei tempi anche per tirare su una qualche economia domestica che provedeva ai bisogni elementari.

E in mezzo a tutto quel interessamento globale alle faccende interne del Venezuela cosa ci troviamo: il petrolio…

E se invece non c’è più o meglio: non tutto quello che si pensa che ci sia?

Viene quindi da domandarsi come mai nell’intervallo 2011 – 2014, a fronte di quotazioni veramente stratosferiche, il Venezuela abbia reagito con una produzione di petrolio più bassa di un buon mezzo milione di barili / giorno rispetto a quel che si produceva alcuni anni prima.

[Nota: il titolo si riferisce a due foto messe uno a accanto l’altro ma non pubblicate qui per il motivo non facciamo come si fa oggi per influenzare l’opinione pubblica: Maduro il cattivo e Juan Guaidò il buono – si vede dalla faccia!]

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Semplicemente Simpol

QuiIntanto buon anno nuovo ai 3 lettori, sono saltate gli auguri qui e altrove…

Tempo invernale, il contadino sta in molto in e intorno casa e sistema le cose rimaste da fare quando altro era importante. Oggi è inciampato in Simpol, la soluzione ai problemi globali e siccome è una persona responsabile non può mica tenere la soluzione semplice a tutti problemi globali segreto,una volta venuto a conoscerla.

Il problema è che nessun paese può fare il primo passo per qualcosa di sensato perché perderebbe subito competitività. Ma leggetelo in originale che è meglio. In Inghilterra già più di 60 parlamentari (10%) nel parlamento fanno parte di quel movimento.

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L’invasione delle biciclette

Un leggero problema cinese di offerta che supera la domanda per biciclette condivisi (in italiano: bike sharing)

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La democrazia diretta a volte…

…fa perdere i populisti nettamente.

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Questa volta hanno provato con la solita campagna di paura (naturalmente condita con molte bugie o “fatti alternativi”) di riversare l’uscita (lenta lenta ma sicura) della Svizzera dall’energia nucleare, che per ora fornisce circa 39% della corrente elettrica.

Invece no, la legge va avanti con il consenso della maggioranza (che sono quei 42% che andavano a votare).

L’atomo, che oggi fornisce circa un terzo dell’elettricità consumata in Svizzera, sarà in parte sostituito dalle “nuove” energie rinnovabili quali sole, vento e biomassa. Per operare questa svolta, governo e parlamento puntano anche sull’efficienza energetica e sulla riduzione dei consumi di elettricità ed energia. L’obiettivo è di garantire un approvvigionamento energetico sicuro e diminuire la dipendenza dalle energie fossili importate.

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La forza dell’acqua

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E’ finito un po’ il tempo del rispetto per le nostre opere.
Prima fu danneggiata da un sinkhole lo scolmatore regolare, per questo è entrato in funzione lo scolmatore d’emergenza costruito negli anni ’60 e mai testato.
[Il video è di ieri altro, ora è peggio]

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C’era una volta una centrale nucleare

Una di tanti, solo che è stato colpito da un Tsunami e c’era la fusione del nucleo.
Un anno fa il piano era di smantellarla con l’aiuto di robot.
Ultima notizia: il robot viene danneggiato dalla radiazione altissima nel giro di due ore.

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Fukushima, aggiornato il conto

Il governo giapponese annuncia di mettere in conto “alcuni miliardi di euro” ogni anno per i prossimi anni per mettere a posto la centrale. Per ora si spende 700 milioni/anno. In questa cifra NON sono inclusi le spese per il recupero del combustibile fuso, operazione programmato per il 2018 o il 2019. L’operazione durerà quarant’anni.

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Aspettando il primo fuoco

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[sulla prima foto anche radio mattone in azione, poi diventato radio tavoletta]

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Fulminato

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Un botto e la corteccia che volava, ieri pomeriggio davanti casa. Il contadino è ancora senza parole (mentre cerca di capire quali pezzi elettronici sono fulminati e quali no).

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Terra a fuoco

Il contadino non può non pensare che ci deve essere un nesso profondo tra questo megaincendio in Canada proprio in questa area dove estraggono il petrolio nel modo più sporco in assoluto.

Se la natura ci tratta così forse ricambia solo il modo come la trattiamo noi.

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Le energia solare e l’eclissi

Per dopo domani si stanno preparando i gestori di reti in tutto Europa. Nel caso di beltempo calerà la produzione di 12mila MW solo in Germania (con metà della potenza fotovoltaico installato in Europa) mentre al ritorno del sole salirà di 19mila MW, circa la produzione di 15 centrali.

Il punto è il tempo: più che sarà nuvolo meno saranno i problemi di gestione. In Italia sembra che la strategia sia quella di staccare la spina agli impianti:

In particolare, con una potenza fotovoltaica installata pari a 19.691 MW (dato ENTSOE) al culmine dell’eclissi, la potenza elettrica prodotta potrebbe ridursi di circa 7.000 MW, pari agli impianti FV allacciati in media tensione. Ma il problema più grave, spiegano i tecnici di Terna, sarebbe la velocità con cui la potenza prodotta da fotovoltaico calerà e poi crescerà.

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Pellet, Politica, Ecologia

Ai tre lettori una piccola raccolta stampa:
La Stampa:

L’Iva sui pellet passa dal 4 al 22%

Repubblica:

PELLET. Sale al 22% l’iva applicata sul pellet in legno (il combustibile ricavato da segnatura).L’attuale imposta sul valore aggiunto è del 10% ….

M5S:

Rincaro Pellet: con questo emendamento si fissa un rincaro dell’Iva sul pellet per alimentare le stufe domestiche dal 10% al 22%. Un favore all’Eni e alle varie multiutility come Hera e Iren che distruibiscono gas e che rischia di uccidere un settore in forte sviluppo oltre che danneggiare le famiglie che si riscaldano usando questo combustibile ecologico (emendamento 3.4111).

Il contadino ha verificato su un pdf del governo, ha torto La Stampa. Ma non era questo il punto.

Si calcola un consumo annuo nazionale superiore al milione e mezzo di tonnellate, che corrispondono a oltre cento milioni di sacchetti da 15 kg…

Purtroppo sul lato della filiera i risultati sono ancora insoddisfacenti. La produzione italiana copre meno della metà del consumo nazionale, ciò significa che importiamo il materiale da paesi esteri, principalmente dall’Europa Centrale, dall’Europa dell’Est o addirittura dal Nord America, con una fornitura che l’anno scorso ha toccato 1,5 milioni di tonnellate di pellet americano (2012)

Se però analizziamo bene la filiera produttiva del pellet ci accorgiamo che per trasformare la segatura e gli scarti di legno per produrre il pellet si devono impiegare:

– energia elettrica par a 367 MJ/t di pellet prodotto
– incidenza per il trasporto della materia grezza allo stabilimento di produzione con consumo di 183 MJ/t di pellet prodotto

(dati ricavati dai siti europei del pellet www.pelletcenter.info e www.pelletsatlas.info).

Per produrre l’energia elettrica si immettono in atmosfera circa 530 g di CO2 (anidride carbonica) per ogni kWhe, mentre per il trasporto si emettono circa 700 g di CO2 per kWh.

Pertanto fatte le debite conversioni delle unità di misura:

– per fabbricare un kg di pellet si incrementa l’inquinamento atmosferico di (54+36) 90 g di CO2 che equivalgono a 1.350 g di CO2 per ogni sacchetto di pellet da 15 kg.

Di ecologico a impatto zero di CO2 non si può parlare quindi. I pellet contengono come collante fino 2% di farina di granturco o segale (wikikpedia tedesca) e vengono sempre più prodotti anche di semi di palme d’olio, per fare un esempio eclatante.

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