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pensieri agricoli

Archivio della categoria 'economia' Category

13 settembre 2016

C’era una volta

Questa sera – con una vendemmia davvero eccezionale finita – con l’occasione il contadino ha tirato fuori dal cassetto del tavolo il libro rosso vecchio che contiene un po’ la storia del podere dal ’82 in poi per vedere quante volte c’era una quantità d’uva paragonabile.

Ci sono segnate le entrare e uscite, i quintali di uva e i kg di olio, le spese per i francobolli, le candele, il mangime per il cane, per il paracadute militare in cotone per cogliere le olive – tutto insomma, rigorosamente suddiviso per spese di casa e entrate/spese dell’aziendina. Tutt’incuriosite le nipotine, a sentire che per fare una telefonata si andava in paese al bar che avevano la cabina e il contatore. E si segnava sul libro rosso, dopo la spesa per i chiodi e per i francobolli.

“E se non ti rispondevano?”

“Si ritornava il giorno dopo…”

Poi non c’era nemmeno la luce,o meglio era a candela e cerosene, e l’acqua si portava in secchi dalla cisterna in casa. Poi quando hanno sentito la storia della linea del telefono con 18 pali per il bosco (600mila lire) che arrivava nel’96 (per durare nemmeno vent’anni)…

Il libro rosso fu abandonato a) perché era pieno b) perché tornavano mai i conti tra quelche doveva essere in cassa e quello che realmente c’era.

11 luglio 2016

Non c’è prezzo ma per il bio sì

Sul fatto in prima pagina

La guerra del grano nel Paese della pasta
Prezzi a picco, rischiano 300mila aziende

Prezzi borsa di Bologna:

FRUMENTO TENERO di produzione nazionale 2016 €178,00
FRUMENTO DURO di produzione nazionale, nord 2016 €203,00

AGRICOLTURA BIOLOGICA di produzione nazionale

frumento tenero €370,00
frumento duro €305,00

Stessa storia in Germania: superstalle robotizzate e il prezzo del latte non bio non copre più le spese, ma il latte bio manca e il prezzo è doppio. Il solo problema è che fare bio non è una scelta economica ma culturale; chi lo fa per i soldi non ce la farà a lungo.

11 marzo 2016

Pomodori e pomodori non sono uguali

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Oggi il contadino vede che il primo titolo nella home di La Stampa titola Tra i coltivatori siciliani: “Siamo ridotti alla fame dai pomodori marocchini”:

Bisogna pensare prima agli italiani e a salvare i nostri prodotti: i prezzi sono crollati a causa della concorrenza del Marocco e della Tunisia.

Ha dovuto pensare subito a questa realtà:

Un tempo il Ghana produceva ed esportava pomodori, oggi è costretto a comprarli dall´Italia. Le salse nostrane godono dei sussidi dell´Unione europea e costano cinque volte meno dei pelati africani. Così il “made in Italy” butta sul lastrico migliaia di contadini ghaneani.

“Sulla bontà del prodotto non si discute, sul prezzo sì”, dice Paul Yambuya, 50 anni, contadino ghanese originario della città di Kumasi. “Al mercato un barattolo di concentrato italiano costa più o meno 1000 cedis (circa 10 centesimi di euro, NDR). Ovvero cinque volte meno dei pomodori locali”

Anche su Internazione un articolo tutto da leggere:

Prince Bony non avrebbe mai immaginato di traversare il deserto e il mare e trovarsi a fare lo stesso lavoro che faceva al suo paese. Seduto davanti a un casolare abbandonato, vestigia della riforma agraria, guarda l’orizzonte e riflette sulla propria vita. Prince divide questa dimora di fortuna con una decina di altri lavoratori stagionali ghanesi. Senza documenti, senza soldi, senza prospettive, hanno trovato rifugio qui, in mezzo alla campagna, in questo gruppuscolo di ruderi che per un’ironia del destino si chiama “Borgo Libertà”.

«In Ghana, mi chiamavano Kofi America, perché ho sempre desiderato viaggiare. Volevo conquistare il mondo!»

Intabarrato in un vecchio cappotto liso, Prince guarda con aria assorta il sole che tramonta all’orizzonte. Poi dice una sola parola: «Il pomodoro». Il suo volto si illumina di una luce velata di tristezza non appena la pronuncia. «Anche a Navrongo, la mia città, coltivavamo pomodori!».

Il succo è: la globalizzazione ci va bene solo se vendiamo noi.

C’è molto da fare, sopratutto c’è da cambiare spesso prospettiva e vedere tutto dalle parti degli altri.

15 dicembre 2015

Rassegna stampa oleosa

Uno:

L’Italia è invasa dall’olio di oliva tunisino: le importazioni sono aumentate del 734 per cento nel 2015, cioè otto volte le quantità del 2014. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti presentata alla Giornata nazionale dell’extravergine italiano, sulla base dei dati Istat dei primi sette mesi.

Due:

Sequestrate dal Corpo forestale dello Stato settemila tonnellate di prodotto extracomunitario e spacciato come made in Italy…

hanno permesso di accertare che migliaia di tonnellate di olio ottenuto mediante la miscelazione di oli presumibilmente extravergini provenienti anche da Paesi extra Unione europea, come Siria, Turchia, Marocco e Tunisia, venivano poi venduti sul mercato nazionale e internazionale (statunitense e giapponese) con la dicitura facoltativa 100% italiano, configurando così una frode in danno al made in Italy.

Tre:

“L’olio non era extravergine”, indagate sette note aziende nazionali
Il pm Guariniello accusa di frode i rappresentanti legali delle società olearie. Sarebbero coinvolti anche marchi entrati nella storia della pubblicità come Carapelli, Bertolli e Sasso.

7 ottobre 2015

Tempi di errori

Che errore la sentenza Ue sulla privacy
un commento di Massimo Russo trovato nella Stampa online.

In pratica dimostra che non ha capito che siamo già un da pezzo su una bella strada spianata per una sorveglianza di massa totale, che per lui è futuro e sviluppo e che non si può mica frenare con degli stupidi scrupoli giuridici sulla collezione di massa di dati personali.

Complimenti invece allo studente di giurisprudenza austriaco Max Schrems che ci ha regalata questa sentenza che mette tardi dei paletti che la politica non riusciva a mettere.

19 agosto 2015

Emigrazione dall’Africa

Non quella odierna, quella forzata, per 315 anni, fino l’anno 1860 contando circa 20’528 imbarcazioni, la gran parte per società inglesi, francesi, olandesi e danesi nei Caraibi e Brasile, i primi commercianti furono i Portoghesi e Spagnoli.

Se qualcuno interessa su cosa è anche basato il nostro benessere.

[via The Polite Polar Bear]

30 giugno 2014

C’era una volta la lingua

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Niente, oggi il contadino (quando mangia da solo deve leggere sempre qualcosa) ha visto questo sulla rivista della camera di commercio.

Perché non diventi project manager in un baby parking e ti focalizzi sulla comunicazione ambientale green, eh? Forza!

Siamo alla frutta davvero se non badiamo più alla lingua e passano espressioni come queste.

10 aprile 2014

La fine di Tamiflu

Hanno lottato duramente per avere tutti dati dalla Roche, che ha guadagnato circa 13 miliardi tra il 2004 e il 2009 quando molti stati cercavano di fare scorte per la loro popolazione contro le pandemie (uccelli e suini).

Risultato: con il Tamiflu i sintomi dell’influenza tra gli adulti duravano solo 6,3 giorni invece di 7, tra i bambini si riducevano di un giorno. I ricercatori non hanno trovato alcun indizio che il medicinale diminuisse il numero dei ricoveri in ospedale o di complicazioni serie come la polmonite, si legge in una nota del BMJ. In cambio hanno riscontrato un chiaro incremento degli effetti collaterali quali nausea e vomito e un rischio più elevato di problemi psichici, ai reni e mal di testa.

La EU settimana scorsa ha varato la nuova direttive sui test clinici: devono essere registrati prima a tutti risultati devono essere pubblicati. Bene, avremo molto meno farmaci nuovi costosi da ora in poi.

21 febbraio 2014

Il rendimento del conflitto di interessi in cifre

Non si tratta(va) solo di non finire in galera. E’ uscito un paper che dimostra come la pubblicità sui canali Mediaset tra il 2004 e il 2009 è cresciuta di dismisura. Guadagno extra stimata un miliardo di euro:

Indeed, we document a significant pro-Mediaset bias in the allocation of advertising spending during Berlusconi’s political tenure. This pattern is especially pronounced for companies operating in more regulated sectors, as predicted. Using a model of supply and demand in the advertising market, we estimate one billion euros of extra revenue to Berlusconi’s group.

Nooo, ma come?

20 febbraio 2014

Fukushima forever

Sparita quasi dalle news la centrale giapponese è una palude radioattiva e non c’è fine. Vedendo questo video per esempio è una esperienza allucinante. Escono 100mila litri di acqua allo stronzio 90 con 230 milioni becquerel/litro perché

…hanno travasato acqua altamente radioattivo ma nello serbatoio sbagliato, che è traboccato… dicono che “non pensano che l’acqua avrebbe raggiunto l’oceano”…

E sempre in termini di stronzio 90 sapevano da 5 mesi che livelli erano altissimi senza comunicarlo. Non si sa davverocosa è peggio: questo “lavoro a termine” dei lavoratori precari subappaltati che cercano di mettere in sicurezza (per dire) quel inferno radioattivo acquoso, le immense quantità di acqua contaminata (400 m³/giorno) che si versa ogni giorno nel Pacifico dopo il passaggio nelle scantinati della centrale o la decisione politica di ritornare molto presto a questa tecnologia, rimettendo in funzione pure delle centrali ad alto rischio sismico.

Importare gas e carbone costa troppo. Economicamente.

20 febbraio 2014

Condoglianze sentite…

… a tutti quelli che hanno preferito di dare tutti i loro dati a Whatsapp per non darli a Facebook. Una piccola consolazione: vostri dati come utente di whatsapp (450 milioni) valgono €31 a testa.

20 febbraio 2014

Il giornalismo questo sconosciuto

Con dieci giorni di ritardo parlano del “crollo” del Bitcoin, L’Unità, Libero e altri copia-incollano un articoletto d a TMNews:

Il Bitcoin sprofonda sempre più giù. Ormai si attesta a 264 dollari, a fronte dei 900 dollari attorno ai quali aveva fluttuato quasi tutto il mese di gennaio e del picco storico di 1.200 dollari del novembre 2013. A detta della piattaforma giapponese MT Gox, una delle maggiori e delle prime a trattare l’aspirante valuta, adesso ci si è messo anche un “problema tecnico” a contribuire a far precipitare le quotazioni.

La verità è che sì, Mtgox ha un grande problema tecnico con il software modificato e ancora non permette il ritiro dei BTC, ma i prezzi sono sostanzialmente due: $157 su MTgox adesso dove c’è un fuggi fuggi mentre sulle altre piazze maggiori è intorno a $610.


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