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pensieri agricoli

Archivio di novembre 2013

27 novembre 2013

Autore: petri

petri

Così come il comandamento “non uccidere” pone un limite chiaro per assicurare il valore della vita umana, oggi dobbiamo dire “no a un’economia dell’esclusione e della inequità”. Questa economia uccide. Non è possibile che non faccia notizia il fatto che muoia assiderato un anziano ridotto a vivere per strada, mentre lo sia il ribasso di due punti in borsa. Questo è esclusione.

Una delle cause di questa situazione si trova nella relazione che abbiamo stabilito con il denaro, poiché accettiamo pacificamente il suo predomino su di noi e sulle nostre società. La crisi finanziaria che
attraversiamo ci fa dimenticare che alla sua origine vi è una profonda crisi antropologica: la negazione del primato dell’essere umano! Abbiamo creato nuovi idoli. L’adorazione dell’antico vitello d’oro (cfr Es 32,1-35) ha trovato una nuova e spietata versione nel feticismo del denaro e nella dittatura di una economia senza volto e senza uno scopo veramente umano. La crisi mondiale che investe la finanza e l’economia manifesta i propri squilibri e, soprattutto, la grave mancanza di un orientamento antropologico che riduce l’essere umano ad uno solo dei suoi bisogni: il consumo.

…preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze. Non voglio una Chiesa
preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti.

Testo integrale

24 novembre 2013

Il popolo sovrano ha deciso…

niente [link al Corriere in quanto il Fatto sbaglia la percentuale di votanti: erano il 53% per questa iniziativa] rapporto massimo 1:12 tra salario minimo e salario massimo in una impresa. Il Ticino è andato vicino a un sì con 49:51 mentre qui sul blog i voti erano 35:1 per un sì.

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Questo risultato conferma la tesi del contadino che la Svizzera non riesce mai a sfruttare le possibilità che offre il suo sistema della democrazia diretta: avrebbe il necessario benessere e i mezzi per potersi permettere anche esperimenti e bypassare le lobby potenti – invece con regolarità votano contro i loro stessi interessi.

22 novembre 2013

La “vespa killer che minaccia l’Italia” e altre storie orror

calabrone da vicino

Parlando dei calabroni (questo qui sopra è lo stesso del pomo nel post precedente, era cascato per terra dopo una notte di pioggia e il freddo di ieri ma era vivo ancora) veniva segnalato questo articolo urlato e il contadino s’è preso del tempo per informarsi meglio.

Danni non solo all’apicoltura, ma a tutto l’ecosistema, perché l’84 per cento delle specie di piante e il 76 per cento della produzione alimentare in Europa dipende dall’impollinazione delle api.

Questi percentuali sono molto dubbiosi: tutti i cereali, le patate, i pomodori, le noci e nocciole, le castagne, le olive e l’uva e altro ancora vengono impollinati dal vento. Non per togliere l’importanza immensa che hanno le api nel ecosistema ma non diffondiamo cifre da panico.

Attaccano a volo radente, come gli elicotteri in “Apocalipse Now”. Colpiscono le api sentinella di vedetta all’ingresso degli alveari.

Ah sì? Strano però. Infatti è vero niente: attaccano le api bottinatrici sul ritorno, cariche di nettare e lenti. La vespa velutina caccia non solo le api ma anche altro come i calabroni e può volare pure all’indietro; se caccia davanti un alveare non permette la presenza di un’altra in un area di 1m² circa, quindi non caccia in gruppo. In media su 21 visite/ora porterebbe via 6 api, circa 75 al giorno. Le api orientali si difendono tre volte meglio: vengono visitati meno e di conseguenza perderebbero con 7 visite/ora solo una decina al giorno. Volano al ritorno più in picchiata e le sentinelle riescono a irritare le vespe velutine con riflessi delle loro ali. Un arnia di api mellifere contiene nel periodo di raccolto anche 50mila api.

Il favo lo costruiscono preferibilmente in cima negli alberi, lungo 60cm e si dice che può contenere anche alcune migliaie mentre il calabrone nostrale arriva solo a pochi centinai di esemplari.

Del resto, quando attaccano a stormi radenti, c’è poco da fare: le api si trasformano in facili vittime. Tanto più che gli attacchi continuano per giorni e che questa specie di vespa è aggressiva, subdola e astuta. Così alle nostre api da miele non resta che un’arma: il veleno. Può accadere che qualche arnia sacrifichi le sentinelle, per permettere a un’ape assaltatrice di colpire il killer con il pungiglione e ucciderlo.

Secondo gli scienziati, però, l’unica difesa efficace è la stessa usata contro i calabroni europei: formare un palla di api che inglobi le velutine, per poterle uccidere una alla volta.

Lasciamo stare la bella invenzione delle “api assaltatrici” (le api sanno che inutile cercare di pungere i calabroni) e come abbiamo visto già la vespa vellutina non attacca in gruppi. Questo invece è il comportamento tipico del calabrone gigante asiatico (Vespa mandarinia)
: una avanguardia di loro cerca un arnia, la marca con un feromone che attira le altre e in gruppo sterminano o indeboliscono un alveare intero, per poter impadronirsi della covata. Sembra che certi giornalisti confondono le due specie. Sempre le ape asiatiche (apis cerana) hanno un metodo molto interessante per proteggersi: quando notano la presenza di un avanguardia cercano di inglobarla in una “palla di calore” creata da una cinquantina di api che vibrando portano la temperatura interna a 45°C, mortale per il calabrone gigante, mentre loro reggono fino 50°C per un breve periodo.

Heat ball di api orientali per cuocere il calabrone gigante

Heat ball di api orientali per cuocere il calabrone gigante

Su youtube un filmato di National Geographic che mostra la stessa cosa:

Nel corso delle sue ricerche il contadino ha trovato pure una cosa interessante: viene riportato che a Cipro le api mellifere (le nostrale) si difendono dagli attacchi della vespa orientalis (vivendo in zone calde supporta bene il calore e non potrebbe funzionare la “palla di calore”) soffocandola (“palla di asfissia“), tenendo fermo l’abdome che loro devono muovere per respirare.

L’intelligenza della natura non finisce mai a stupirci davvero.

20 novembre 2013

Lo stato in degrado

calabrone-pomocalabrone

Assistiamo alla fine, davvero: massacri e abbuffate con l’ultimo dolce rimasto in campagna per le operaie prima di morire mentre le regine magari stanno già al sicuro rintanate da qualche parte, con loro uovine tutte fecondate.

I calabroni avevano davvero una annata straordinaria ma adesso si stanno scannando sui ultimi pomi (a proposito: come mai nessuno gli mangia? Vanno a male oveunque sembra, eppure i dottori raccomandano sempre frutta e verdura…). Mentre il contadino faceva le foto qui sopra a quello quasi paralizzato arrivò un’altro più in forza e cercava di spezzarlo in due e anche adesso che è notte e pure freddo stanno lì, magari sono quelli con il favo nella acacia zuppo della pioggia. E quelli che non mangiano sul pomo stanno dietro e dentro all’uva appesa nella capanna.

favo-olivo
Uno dei benefici dei calabroni è che fanno un bel lavoro di slupatura sotto terra dentro gli ulivi, usando tutta la legna marcia e spugnosa per il favo. E quest’anno il contadino ha imparato che il tasso non fa fuori solo le vespe terraiole ma si occupa con successo anche dei calabroni (e delle loro larve): ha sbudellato completamente un favo in vari nottate. L’ulivo è rimasto da cogliere insieme alle mignole e un altra decina di piante ( oggi era giorno di frantoio: sempre ancora il 12%).

20 novembre 2013

Come costruire delle fototrappole?

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poiana-32fototrappola
Oggi il contadino ha finito (per ora, ci saranno aggiornamenti) la pagina sulle fototrappole.
Ben vengono altre idee ancora!

16 novembre 2013

Un concerto

Forse uno dei concerti migliori di musica classica moderna.

14 novembre 2013

Ancora olive ancora

leccineolivoolivo

Ieri la seconda frangitura di 9 quintali, un filino meno di resa (11,9%), ma sembra che il contadino detiene ancora il record nel frantoino. S’è visto vento ma tanto, ma olive sono cascate poche, un buon segno davvero in quest’annata di mosca. Si vede anche pioggia, questo significa domenica, in quanto qui si va a diritto fino l’ultimo olivo (previsto per giovedì prossimo).

A parte le rese bassissime (come si vede sotto nelle statistiche del contadino c’è una tendenza verso lo zero, manca ancora il dato di quest’anno…) va detto che è anche un annata di leccino (quelle nere)

resa-olio-medie: sane, grosse e tante.

6 novembre 2013

Firma per l’introduzione del reddito di base

E’ l’unica soluzione sensata per una moltitudine di problemi sociali odierni: disaccoppiare il lavoro e il reddito. C’è tempo fino gennaio 2014, forza!

Oggetto:
Richiesta alla Commissione di promuovere la cooperazione tra gli Stati membri (ai sensi dell’articolo 156 del TFUE), al fine di valutare il reddito di base incondizionato (RBI) quale strumento per migliorare i rispettivi sistemi di sicurezza sociale.

Obiettivi principali:
Nel lungo periodo l’obiettivo è quello di garantire ad ogni persona nella UE il diritto incondizionato, a livello individuale, al soddisfacimento dei propri bisogni materiali al fine di condurre una vita dignitosa, come indicato dai trattati dell’Unione europea, e di favorire attraverso l’introduzione di un RBI, la partecipazione alla società. A breve termine, l’obiettivo consiste nel chiedere all’UE di promuovere “ricerche-pilota” (Art 156 TFUE) nonché l’esame dei diversi modelli di RBI [Risoluzione del PE 2010/2039 (INI) § 44]

basicincome2013.eu/ubi/it/firmare-liniziativa/

5 novembre 2013

Olio annata 2013

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Poche olive ma buone (sopratutto colpa dei tripidi, prima foto con la mano: era rimasto una media di mezzo chilo neanche a pianta dove hanno colpito) – il trattamento combinato rame+spintoy fly ha salvato il raccolto, non cascano e di bacate ce ne sono poche, neanche il vento di domenica gli ha buttato in terra. I primi 100 litri stanno per arrivare a casa, resa 12% (il record del frantoio fino adesso). Prossima frangitura tra una settimana.

4 novembre 2013

Homo ludens

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Fuori piove, otto quintali di olive aspettano il frantoio domani e dal contadino ci si occupa dei rompicapi. Alcuni si comprano, ma una tavoletta e 17 chiodi si trovano in casa magari. Il compito è di mettere sedici sopra il diciassettesimo, senza ausiliari e senza che toccano il legno.

1 novembre 2013

Scoiattolo grigio o scoiattolo rosso?

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(Scoiattolo nelle alpi svizzere)

Ieri il contadino si è imbattuto nella storia del progetto LIFE+ -un nome da newspeek proprio in quanto si tratta di provare lo sterminio dello scoiattolo grigio prima che invade il resto dell’Europa e succede questo qui ovunque:
scoiattolo-grigio-rosso

Deliberazione della Giunta Regionale 24 settembre 2012, n. 51-4630
L. 157/92 art. 19 comma 2. Attivita’ di controllo delle popolazioni di scoiattoli grigi (Sciurus
carolinensis) presenti sul territorio regionale nell’ambito del progetto LIFE+ “Eradications
and control of grey squirrel: actions for preservation of biodiversity in forest ecosystems –
EC-SQUARE”.

Il contadino in questi casi è per intervenire, cercando almeno di circoscrivere l’habitat attuale di quelli grigi: gli esseri viventi del continente America sono troppo forti.
Voi cosa ne pensate?


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