Vogliaditerra

10 maggio 2013

Semi e piante presto fuori legge! Bufala.

Gira da qualche giorno roba allarmante come:

LA COMMISSIONE EUROPEA METTE FUORI LEGGE SEMI E PIANTE NON OMOLOGATE
Una nuova legge proposta dalla Commissione europea renderebbe illegale “coltivare, riprodurre o commerciare” i semi di ortaggi che non sono stati “analizzati, approvati e accettati” da una nuova burocrazia europea denominata “Agenzia delle Varietà Vegetali europee”.

Praticamente tutte le piante, i semi, gli ortaggi e i giardinieri devono essere registrati

Quasi tutte le tradizionali varietà di semi per coltivare i vegetali saranno fuori legge ai sensi di questa legge proposta dalla UE. Questo significa che l’abitudine di conservare i semi di un raccolto per la prossima semina – pietra miliare per una vita sostenibile – diventerà un atto criminale.

Basta però a mettere in moto due neuroni prima di inoltrare questi link e urlare contro i burocrati europei. Anche i burocrati non sono scemi e questa legge ovviamente rimpiazzerà e unificherà qualcosa come dodici normative già esistenti: l’idea che non puoi vendere su grande scala semente non certificata per germinabilità e purezza non è mica nata oggi. Ovviamente favorisce i grandi che hanno i mezzi per farlo, ma se tu passi i tuoi semi di pomodoro a un altro amico non siete fuorilegge e puoi anche venderlo su piccola scala.

Tradotto dalla proposta di legge:

Articolo 2
Esclusioni
Il presente regolamento non si applica al materiale vegetale di moltiplicazione:
(a) destinati esclusivamente a scopi di test o scientifico;
(b) destinati esclusivamente alla riproduzione;
(c) destinati esclusivamente a, e mantenuto da, banche di geni, le organizzazioni e le reti di conservazione delle risorse genetiche, o di persone appartenenti a tali organizzazioni o reti;
(d) scambiati in natura tra persone che non siano operatori professionali.
++++++++++++++++++++++++++++
Articolo 36
Eccezioni del Articolo 14 (1) per produttori di nicchia di semi e piante che soddisfanno tutte questi condizioni:

(a) Mettere disponibile sul mercato solo piccole quantità da soggetti diversi da
operatori professionali
, o da professionisti impiegando non più di dieci persone e il cui fatturato o il totale di bilancio annuo non supera 2 milioni di euro;
(b) è etichettato con l’indicazione ‘materiale di nicchia mercato’.

3. I materiali di moltiplicazione vegetale è in appresso denominata ‘materiale mercato di nicchia’.
I soggetti che producono materiale nicchia di mercato tengono registri delle quantità
del materiale prodotto e messo a disposizione sul mercato, per generi, specie o
tipo di materiale. Su richiesta, essi rendono i record a disposizione del
autorità competenti.

Sembra che l’unica fonte di questa robaccia sia il sito
NaturalNews.com gestito da Mike Adams. La stessa storia gira in versione tedesca.

Commenti:


  1. http://www.realseeds.co.uk/seedlaw.html

    non limitarti alle pagine italiane, leggendo questa non sono piú così sicuro che si tratti di una bufala.

    É mia abitudine cercare le notizie anche in altre lingue per non cadere nelle distorsioni introdotte da traduzioni in italiano e dalle considerazioni personali di certa gente

    Cosa ne pensi di questo?


    ini

  2. devo fare ammenda, la traduzione é tua. comunque il sito che riporto é di una piccola seed company inglese, ci mettono la loro faccia, sono propenso a credergli


    ini

  3. Credi chi e cosa vuoi, è la libertà tua. Ma che odora di bufala è per il fatto che dovresti credere nel complotto totale e nel completo assenso di buon senso di chi scrive le leggi. Per essere chiaro: la bufala è che “sarà vietato a tutti piantare e seminare semi non registrati”.

    Io ho fatto che dicono in questi siti:

    Quindi, siete avvertiti : LEGGETEVI TUTTA LA LEGGE e ignorate la presentazione perché non riflette quello che è scritto nella legge.

    In questi articoli e nei titoli dicono

    Under the new law, it will immediately be illegal to grow, reproduce or trade any vegetable seed or tree that has not been tested and approved by a new “EU Plant Variety Agency”, who will make a list of approved plants. Moreover, an annual fee must also be paid to the Agency to keep them on the list, and if not paid, they cannot be grown.

    che è semplicemente falso.
    Solo più giù specificano:

    Home gardeners will be permitted to save and swap unregistered seed without breaking the law.
    Small organisations can grow and supply unregistered vegetable seed – but only if they have less than 10 employees

    E’ un po’ la stessa storia se sei piccolo e vendi prodotti “bio” che magari lo sono ma non puoi spendere €350/anno per la certificazione. E quindi non puoi scrivere “bio” sopra. Se è giusto non è giusto possiamo discutere, ma che il consumatore ha il diritto di sapere cosa acquista da dove viene come è stato prodotto (e a questo serve la certificazione e le leggi sulle etichettature) non è pensato male.

    Il consumatore invece deve essere anche libero di comprare da chi vuole e conosce e di cui si fida. La soglia di 10 operai e un milione di fatturato per chi può vendere “seme di nicchia” non mi sembra irragionevole.


    ste

  4. E’ comunque una pericolosa limitazione, dal punto di vista economico come da quello biologico. Non esiste alcun coltivatore anche di piccole produzione che non necessiti di una decina di dipendenti, magari anche solo stagionalmente, ma non sembra che la proposta di legge preveda delle distinzioni su questo. Inoltre la cosiddetta certificazione implica almeno due aspetti. Il primo è come già detto il costo aggiuntivo che evidentemente andrebbe sommato per ogni tipo di semente e non per l’intera produzione di un’azienda agricola e che quindi provocherebbe delle difficoltà per le piccole produzioni che non dimentichiamo, in paesi come il nostro sono alla base del tessuto sociale su cui si impernia grande parte di realtà locali rurali. Secondo, in parte dipendente da quanto appena detto, l’abbandono di colture e di specificità antieconomiche, il che significa la perdita di secoli di selezione genetica naturale delle piante coltivate, delle quali peraltro è sufficiente la certificazione del luogo di coltura, tale è diversità che le definisce, altrimenti in Italia non avremmo vini così diversi per qualità dovuti alla distanza di un vigneto dall’altro di soli pochi chilometri. Sembra poco, ma realizzate un ottimo ‘Frascati’ a Cinecittà, meno di dieci chilometri a valle di quella, se ne siete capaci. Infine considerate l’immenso patrimonio culturale che l’attività agricola ha generato sulle nostre terre proprio in base alle sottilissime differenze non omologabili di ciò che si coltiva. Avete cercato, studiato, trovato il mezzo di darvi e purtroppo darci la zappa sui piedi, in nome di non si capisce bene quali garanzie migliori di quelle testate per secoli. Forse solo un passo per poter affermare in un molto prossimo futuro che ciò che è analizzato, testato e commerciabile è solo ed unicamente OGM.


    Massimo

  5. Concordo che si potrebbe benissimo aumentare la soglia. Già adesso essendo biologico se voglio seminare una coltura devo comprare seme biologico certificato (o in alternativa dimostrare che non si riesce a trovarlo) e esistono moltissime norme sul semente.

    Adesso sembra che ci sia un vuoto normativo in Italia. Leggo:

    Per legge e fatta eccezione per il settore delle orticole, tutte le sementi commercializzate delle colture agrarie più importanti devono essere ufficialmente certificate. La vendita, l’acquisto e lo scambio di sementi non certificate è illegale, così come sono passibili di azioni legali il commercio, la coltivazione e l’utilizzo non autorizzato di sementi tutelate da privativa varietale

    Se questo è vero questa proposta EU migliorerebbe la situazione per i sementi non-orticole.


    ste

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