Vogliaditerra

24 febbraio 2012

Francia morde Monsanto

PARIGI (Reuters) – La Francia ha chiesto alla Commissione Europea di sospendere l’autorizzazione del mais geneticamente modificato MON810 di Monsanto. Lo ha annunciato oggi il ministero dell’Ambiente francese.

La richiesta del governo francese è basata su “rischi significativi per l’ambiente” indicati da recenti studi scientifici, ha detto il ministero in una nota.

Il bello è che ha detto esplicitamente: se l’EU non lo fa lo vieteranno da soli:

“If the European Union does not act, we can invoke the safeguard clause” which allows EU nations to independently restrict or prohibit the sales of products, it said.

Commenti:


  1. Caro Contadino,
    pensavo questa mattina alla palla di legna nel campo ed ecco che apro la pagina e me la trovo qui a destra. Vorrei sapere:
    1.alla fine questa palla che fine fa ? porti tutto alla cascina e ti ci scaldi?
    2. dici che fai la vigna con il salice rosso, ma cosa ci butti sopra la vite per farla uscire bene ? oltre immagino lo zolfo
    3. come butta l’impianto fotovoltaico, hai apportato novità non presentate nella tua pagina sul fotovolt.?, la tecnologia ha delle evoluzioni e forse d’inverno non dovrai per forza andare a letto presto e fare cenette romantiche nel mentre che d’estate a mezzodì hai la batterie cariche.
    4. spero continuerai a farci la cronaca da fukushima perchè a leggere i giornali lì va tutto bene e da noi mai nessun referendum ha detto no al nucleare!
    ciao
    Marco


    Marco

  2. Veramente la palla qui accanto è quella della legna avanzata da quella grande e alla fine finirà nel focarile ma prossimo autunno soltanto, la legna d’olivo non va mica male stando fuori e quella grande non so quando lo disfo, la legna non manca mica da queste parti.

    Per la vigna: intendi il concime o i trattamenti? Rame zolfato in polvere quando butta, poi sempre rame e zolfo, ogni due anni letame.

    Nel impianto ci sono stati cambiamenti, più panelli e batterie nuove, quest’inverno siamo stati mai senza corrente.
    La pompa nel pozzo adesso posso accendere a batteria 48V sempre e porta il doppio acqua, meno male visto che non piove quasi mai da un anno.

    Per Fukushima provo ma spesso scriverei le stesse cose che ha già scritto Blogeko e lascio stare…


    ste

  3. Grazie per la risposta.
    Credevo che sulla vigna non ci mettessi lo zolfo ma evidentemente deve essere irrinunciabile altrimenti addio vigna. Non ho idea degli altri trattamenti oltre allo zolfo.
    Quando avrai tempo pensi di allargare la parte del fotovoltaico? Per dare un’idea di cosa serve per essere veramente autonomi ma allo stesso tempo non rinunciare all’energia che serve.
    Complimenti anche per le palle ! ma se non le usi ne farai altre ?
    Grazie per il link di blogeko,leggerò da lì oltre che da te.
    ciao
    Marco


    Marco

  4. Non credo che l’autonomia in sé sia un valore, i panelli fotovoltaici danno il massimo collegati in rete, in impianti ad isola come il mio va a vuoto la meta, va bene per case non collegate e basta.

    E per le palle: il contadino non riesce mica più di fare una catasta normale 🙂


    ste

  5. @ Marco
    Non sono un vignaiolo ma so di sperimentazioni, fatte con successo alla Stazione Sperimentale Agraria S.Michele all’Adige.

    E’stato usato con successo il latte come aiuto al controllo delle patologie fungine della vite.
    Questo viene somministrato con trattamenti alla parte aerea della pianta senza essere diluito.

    Funziona anche il siero e ancor meglio il latte inacidito (si può fare una convenzione con qualche supermercato per ritirare il latte scaduto).

    E poi c’e sempre il decotto di equiseto, il macerato d’ortica, il propoli diluito…

    A presto


    Aspirante Biodinamico

  6. Grazie per i riferimenti sull’uso del latte, l’agricoltura evolve e non sempre ci sto dietro.
    Chiaro che i pannelli rendono il massimo se collegati in rete, mi rimane sempre il fascino della completa autonomia come soluzione per non consumare risorse oltre i limiti, porci noi i nostri confini.
    ciao
    Marco


    Marco

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