Vogliaditerra

6 ottobre 2011

Non è la sostanza…

Qualche giorno fa è uscito un articolo sull’effetto placebo:

Quando un malato crede nella terapia, quando ha fiducia nel proprio medico e si aspetta – grazie a lui – un miglioramento clinico, il suo cervello rilascia endorfine (una sostanza simile alla morfina) se si tratta di contrastare il dolore, ma anche endo-cannabinoidi (simili alla cannabis presente nella marijuana) se il problema è invece un’infiammazione da combattere.

Ancora nuota nel materialismo pieno ma è un primo passo verso l’osservazione del mondo reale. Il professor Fabrizio Benedetti il contadino ha già sentito anni fa alla radio dove raccontava che la morfina ha molto meno effetto se viene data di nascosto. Un po’ come il famoso studio su Naproxen di 15 anni fa:

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Meglio un placebo sapendolo (che si ottiene un trattamento ma non se placebo o verum) che un farmaco testato ed effettivo dato di nascosto. Lo standard gold nella ricerca scientifica medica è lo famoso studio a doppio cieco randomizzato che dovrebbe provare l’effetto o meno di un farmaco ma per la sua natura elimina la cosa più importante: le aspettative dei pazienti verso il tipo di cura, l’interazione tra dottori e pazienti, l’ambiente di cura, la fiducia ecc insomma quasi tutti gli elementi importanti di una cura reale. In questo studi il partecipanti vengono visti come macchine biologiche e negli studi di questo tipo fatti su Naproxen questo mostrava ovviamente un effetto molto maggiore del placebo ma la realtà è diversa.

Parlando dell’omeopatia regolarmente l’argomento “non c’è differenza tra placebo e omeopatia” (anche se è semplicemente falso perché ci sono degli studi positivi) viene foderato pensando di porre la parola “fine” alla discussione. Ma come vediamo il trial standard randomizzato con controllo placebo è lo strumento meno adatto per misurare l’efficacia di una cura perché esclude tutti i fattori essenziali per concentrarsi sull’effetto farmacologico misurabile di una sola sostanza. Bisogna aggiornare il concetto “effetto placebo” come hanno fatto Moerman e Jonas – propongono “effetto del significato” (“meaning response”): Effetti placebo sono gli effetti di un intervento su una persona generati del loro significato per la persona.

Molto interessante sono anche gli studi gerac sull’agopuntura, fatti per verificare l’efficacia dell’agopuntura. Pazienti con dolori alla schiena venivano trattati con tre tipi di cura: convenzionale, agopuntura e agopuntura finta (in punti fuori dai meridiani). Risultati dopo 6 mesi: 47.6% miglioramento con l’agopuntura vera, 44.2% con quella finta e 27.4% con la terapia convenzionale della medicina ufficiale (farmaci, esercizi, fisioterapia). Un altro studio dello stesso tipo (micrania) mostra poche differenze nei successi terapeutici tra le due agopunture (47% e 39%) e il trattamento standard clinico (40%).
La conclusione è semplice: l’agopuntura (anche se è finta) ha risultati migliori delle cure convenzionali nei trattamenti di dolori di artrosi e dal 2007 viene pagato dalle casse assicurative tedesche.

Ma ci si pensa molto meno all’effetto contrario, l’effetto nocebo che esiste pure: Tipo si fa una mammografia, trovano “qualcosa” da approfondire e nella donna scatta un meccanismo tremendo tra paura e ansia, aspettando le prossime analisi. E non ci vuole una laurea per capire che questo NON è salutare.

Commenti:


  1. c’è anche da considerare un aspetto ulteriore, ossia quello degli effetti collaterali. Se l’agopuntura, sperimentalmente e in maniera riproducibile, indipendentemente dal fatto che sia “vera” o “finta”, ha un effetto equiparabile a quello di un farmaco, allora direi che è senz’atro preferibile al farmaco che, certamente, ha anche effetti collaterali che la finta agopuntura non può avere.

    A me, per adesso, non è mai capitato di trovare un “non farmaco” utile per il mal di testa e per l’acidità di stomaco. Ma è altrettanto vero che da quando ho cambiato un po’ di cose nella mia vita, e non mi riferisco ad abitudini alimentari o salutari, il ma di testa o il mal di stomaco non mi vengono quasi più.


    Giovanni

  2. Concordo e sorrido… Nel tempo ho visto curare con l’agopuntura molte persone considerate incurabili da quella convenzionale…
    Esiste un importante legame fra chi soffre e chi “cura” (e lo metto fra virgolette perchè, in verità, è per me sempre il malato stesso a guarirsi) perchè la fiducia, la fede è una componente fondamentale per entrambe le parti.
    Chiaramente se il malato non crede è meglio che cambi sistema o medico ma anche il medico se non è profondamente convinto di ciò che fa non ottiene risultati….ed è anche l’intenzione con cui si usano i punti a far la differenza…………….e questo spiega il perchè gli stessi punti possono esser usati per scopi differenti, per esempio, dai vietnamiti o dai cinesi.

    Purtroppo da quando lo stato ha deciso che solo i medici convenzionali possono esercitare l’agopuntura si son creati dei problemi perchè in molti fanno il corso solo perchè breve, senza soprattutto umilmente capire che molto di ciò che hanno invece imparato per anni è inutile per comprendere la medicina cinese…

    La diagnosi si basa sull’osservazione della lingua e “l’ascolto” dei polsi…se non lo fanno diffidate e non fatevi metter degli aghi!!


    Molly

  3. Sulle basi dello stesso studio (uno studio “forte” perché fatto bene con moltissimi partecipanti ecc ecc) in Germania hanno segato i fondi per la formazione di specializzazione nel agopuntura, visto che non ci sono differenze significative tra mettere l’ago nel punto giusto e metterlo dove ti pare.

    Secondo me però c’è il rischio di indebolire la fiducia nel agopuntura stessa sul lungo termine se i malati ne vengono a sapere…

    A proposito di effetti collaterali: uno di questi studi gerac (mal di testa di tensione) non arrivava alla fine perché i partecipanti si rifiutarono di assumere Amitriptylin per sei mesi…

    Ovviamente questo fattore è già da sempre dalla parte positiva della valutazione di omeopatia, viaggi a Lourdes, agopuntura e medicina antroposofica e simile cure.


    ste

  4. Il sito probabilmente non ti piace, ma su medbunker ci sono due interessanti post sull’effetto placebo, con delle storie incredibili.
    Di sicuro sarebbe da approfondire la questione…


    Guido

  5. Secondo la Psicosintesii di Roberto Assagioli normalmente siamo coscienti di ciò che accade solo al 5%…il restante 95% rimane inconscio ma non per questo “inattivo”…
    Un test di kiniesiologia può forse aiutare a comprendere quanto i pensieri, le energie coinvogliate possono influire sugli altri…
    Trovate una “cavia” e chiedetegli se c’è un animale, un qualcosa che gli fa davvero schifo e paura…per es io ho problemi coi ragni grossi…dopodichè vi ponete in piedi uno di fronte all’altro…la persona testata solleva lateralmente il braccio fino all’altezza della spalla, parallelo al terreno mentre chi testa mette una mano sull’altra spalla ed una poco sopra al polso del braccio sollevato….per capire il tipo di forza che la persona ha, simultaneamente si tenterà quindi di portar giù il braccio mentre l’altro oppone resistenza….non occorre sforzare troppo nè troppo a lungo….basta una pressione omogenea per 2/3 secondi….da fare senza aver addosso o vicino cellulari o altre fonti di quel tipo…
    Ok…una volta capita la forza….si rifà il test per 5 volte consecutive, con piccole pause fra una e l’altra per dar tempo di “recuperare”… La persona testata oltre a far resistenza fisica ad ogni tentativo deve concentrare SEMPRE la sua mente su un immagine per lui piacevole…il mare,una cascata, per esempio…e così anche chi testa…a parte in un occasione in cui sarà lui a pensare con intensità ai ragni, a quel che fa schifo alla persona che ha di fronte….
    Se c’è stata sincerità a quel punto la forza del testato diminuirà sicuramente in modo molto spesso clamoroso…
    Per dar un ulteriore prova di solito scrivo prima su un foglietto quando ho deciso di “pensare male”… mostrandolo poi alla fine del test…

    Spero d’esser stata chiara…provate se vi và… ma soprattutto, comunque sia, “pensate bene” che fà bene!!


    Molly

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