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La fine di wikileaks

Fa una fuga in avanti per nascondere il fallimento della piattaforma per incompetenza. Ora rischiano la vita delle persone per colpa sua e di altri. Almeno questo ha capito il contadino:

Julian Assange mette a disposizione al giornalista del Guardian David Leigh l’archivio dei cables protetto da passwd, dicendoli che è temporaneo. Dimentica di cancellare i file sul server, comincia a girare il file protetto su bittorrent.

Il giornalista usa il passwd datogli come titolo di un capitolo in un suo libro (bravo davvero, complimenti – pero credeva che era fuori uso, ma non si fa lo stesso).

L’ex-socio di Assange Daniel Domscheit-BerG riconosce il passwd e lo racconta al giornale Freitag che pubblica la storia del buco grosso.

Il succo è che per questo miscuglio di sbagli adesso alcuni informanti delle ambasciate americana in paesi come Israele, Jordania, Iran und Afghanistan rischiano la vita.

Nessuno sano di mente affiderà mai più dati a una piattaforma gestita così malamente.

5 commenti

  1. Sandro kensan 4 settembre 2011

    Mi pare che lei perda di vista le forze in gioco, da una parte ci sono gli americani con tutto quello che hanno fatto e dall’altra c’è Assange e la sua organizzazione. Mi pare che le forze in gioco siano impari.

  2. ste 4 settembre 2011

    Ho seguito (su un blog hacker tedesco) la faccenda. Assange aveva mai l’infrastruttura informatica adatta ma pretendeva di averla e mentiva ad altri che volevano aiutarlo su quel fatto, idem con i collaboratori redazionali inestenti (ok, questo potrebbe essere giustificato per diffondere l’idea di una organizzazione potente. Una macchina sola c’era. Secondo me ha aperta la strada a cryptome ed altri, ma la sua gestione lo ritengo pessima.

  3. Gennaro 5 settembre 2011

    guardare video (in inglese)

Commenti chiusi.

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