Vogliaditerra

28 giugno 2011

Il diserbo fa male?

Ieri sul Fatto è apparso un articolo sul round-up, uno dei successoni commerciali dei colossi della agricoltura chimica. Abbiamo l’industria, gli ambientalisti, i governi, i lobbisti e gli scienziati in questo confronto dove le forze sono distribuiti male. Lo studio argentino – paese che fa un uso massiccio di questo tecnologia OGM-diserbo totale – dove dimostrano che causa malformazioni nei ranocchi e polli è serio. Ma ormai l’esperimento non si fa in laboratorio, si fa nella realità (umana).

Dall’introduzione dello studio:

Reports of neural defects and craniofacial malformations from regions where glyphosate-based herbicides (GBH) are used led us to undertake an embryological approach to explore the effects of low doses of glyphosate in development.

[Notizie di danni neurologici e malformazioni craniali dalle regione dove viene fatto uso il glifosfato ci induce a un approccio embriologico per analizzare gli effetti di piccoli dosi di glifosfato nei organismi in crescità.]

Naturalmente esistono altri studi (pagati da chi?) che dimostrano la sicurezza assoluta e forse altri studi ancora sono stati tenuti dentro il cassetto dalla Monsanto per buoni ragioni economici e i governi hanno ammesso l’uso dappertutto, anche sui bordi stradali davanti le scuole e molta gente la usa intorno casa. Ma la questione è semplice: un veleno che ammazza tutto quel che è verde non può fare parte delle forze positive, delle forze che aiutano alla vita e a noi. Basta vedere:

PS: oggi anche Greenpeace va giù duro con i glifosfati.

Commenti:


  1. a marzo arte ha trasmesso un documentario (in francese e tedesco) molto interessante dal titolo “notre poison quotidien” .
    consiglio la visione. o forse anche no


    gabriel

  2. Il problema è che (almeno nel sud dell’Argentina, ma credo anche in altre zone) o usi il diserbo chimico e la semina diretta, o non coltivi, o rischi in di perdere il suolo per erosione…
    Sembra strano ma l’uso di diserbanti e semina diretta è considerato “conservativo”.
    Resta il fatto che usarlo nel proprio giardino o orticello sia da cretini!


    Guido

  3. La chimica fa impressione anche a me e non usero’ mai un diserbante che non sia la vanga, pero’ i numeri parlano chiarissimo.

    La notre poison quotidien cosi’ male non fa.

    Credo che il nemico numero uno sia il traffico, seguito a ruota da virus e batteri tra i quali spicca il morbo della deficienza pubblica.


    Geppetto

  4. questo si chiama affondare il coltello nella piaga 🙁
    proprio stasera il mio vicino con la macchina del rame ha dato il diserbo tutto lungo lungo la mia rete. sono riuscito a fermarlo giusto nel pezzo accanto alle carote.

    il brutto è che non c’è alcuna consapevolezza di quanto queste cose facciano male. il veleno per le piante (diserbo), la medicina (=antiparassitario) per le formiche, per i pidocchi, gli animalini che hanno mangiato le cipolle etc. etc. etc. etc. vengono date con una disinvoltura disarmante 🙁


    barbara m.

  5. geppetto, non me ne volere, ma arrivare ottantanni con forti emicranie e gli occhi che ti bruciano di continuo (o anche molto peggio) non è poi così eccitante! anche di uranio muoiono in molto meno che del carbone, ma non me la sentirei di dire che il nucleare fa bene…


    gabriel

  6. In Danimarca il Round up se lo bevono essendo finito nelle falde acquifere.


    Massimo

  7. Ciao gabriel,

    non me ne voglio. Non me ne volere tu, se non capisco il tuo intervento.

    Quando si parla di popolazioni gli esempi singoli non hanno significato perche’ si guarda “alla media”. E’ una questione di metodo. Posso capire che senza una infarinatura di statistica e’ difficile crederci, ma ti garantisco che e’ cosi’.
    La metafora del nucleare non toglie ne aggiunge nulla: proprio non c’entra nulla.

    I numeri continuano a parlare chiarissimo: nonostante diserbanti, antiarassitari, smog, materie plastiche nel sangue e radiazioni di tutti i tipi stiamo vivendo al massimo in termini di anni. Non e’ per nulla cosa da poco.
    Interessantissimo e’ il confronto con i vari paesi. Purtroppo nemmeno gli hot-dog, la coca cola, i mush-mellows e gli hamburger hanno un effetto abbastanza negativo.
    E’ un dato di fatto dunque che l’alimentazione “moderna”, se fa male, lo fa in modo molto discreto, non misurabile (pare).

    Puo’ darsi che il bio aumenti la vita media di 10 anni o che ti dia 10 anni di artrite di meno. Se e’ cosi’ sono cose misurabili. Io dunque aspetto i risultati di queste misure per sbilanciarmi.

    E non mi pare nemmeno tanto sbagliato questo mio atteggiamento. Magari lo adottassero anche “gli altri”: si sentirebbero migliaia di cazzate in meno in giro (a parte le mie: quelle restano).

    Saluti.


    Geppetto

  8. Cia a tutti,
    il problema è che si vive sempre più a lungo ma cala l’aspettativa di vita sana ossia ci si ammala prima. http://www.perilbenecomune.net.....A119%3A387


    Aspirante Biodinamico

  9. Da quanto ho capito e’ un indice (mi pare qualitativo) che varia molto da paese a paese. In Italia dal 2003 ci si lamenta di piu’ che in altri paesi, forse. In altri paesi migliora.

    In media e’ costante.

    Quindi anche “il problema e’ che …” va ridefinito.


    Geppetto

  10. @Geppetto
    occhio che quelli che sono anziani ora, da piccoli mangiavano bio, ma di un bio che quello attuale fa ridere.
    già gli attuali 40enni da piccoli mangiavano cose mediamente più sane rispetto a ora.
    bisognerà vedere che succederà ai poveretti allevati a coloranti, pesticidi, insetticidi, conservanti, antibiotici e ormoni nella carne, etc. sin da piccini.


    barbara m.

  11. Lo chef consiglia:
    documenti scaricabili del seminario Impatti tossicologici e ecotossicologici associati all’uso dell’erbicida glifosato, tenuto il 10 dicembre 2010, presso la Facoltà di Agronomia dell’Università della Repubblica (UdelaR), Uruguay.

    Lo studio argentino (integrale) è il primo documento nell’elenco.
    Citazione citabile, da un altro documento:

    E’ perverso dover dimostrare – in un laboratorio – che la realtà esiste


    Vittorio B.

  12. Non vorrei far partire un flame sul si stava meglio quando si stava peggio, ma a me questa storia del cibo più sano di 50 anni fa non mi va proprio giù. Il glifosato è un diserbante e ovviamente è velenoso, magari anche teratogeno, ma si sostituisce a prodotti peggiori come l’atrazina. Dall’inizio della rivoluzione verde i prodotti usati in agrcoltura sono stati via via sostituiti da prodotti più precisi e in genere meno tossici e di minor impatto. Anche le leggi sono diventate (tranne qualche caso) più restrittive man mano che la tecnologie rendeva superati i prodotti peggiori.
    E l’agricoltura chimica ha permesso di abbattere i prezzi del cibo, così la società ha avuto più risorse per cose come l’istruzione e la salute (e purtoppo anche gli smartphone e la tv…). È stato bello finchè è durato, adessò il pianeta presenta il conto e dovremo fare tutti un bel passo indietro. Resta il fatto che io personalmente preferisco rischiare di morire di tumore a 60 enni che di fame a 10 o di tubercolosi a 30!


    Guido

  13. Per Guido: Mi pare che la questione sia: e’ meglio l’agricoltura di oggi o di 500 anni fa un po’ modernizzata, mediamente parlando, cioe’ ignorando le preferenze personali.

    per Vittorio B.: i numeri di cui sopra, sia che si legga sia che non si legga il tuo interessante contributo, non cambiano. Pensaci su un attimo.

    per barbara m.: prova a confrontati con i numeri di oggi, non con quelli arbitrariamente ipotizzabili fra 30 anni.

    Se mi si dice che per fare della buona agricoltura bisogna studiare la luna e Steiner, sono perplesso, ma, visti i risultati 🙂 e soprattutto visto che non esiste prova a sfavore accetto la possibilita’.

    Vi risulta difficile dire: “i numeri, per ora, dicono che la chimica, in media, non fa male o meglio se fa male non si vede. Per me scelgo il bio, perche’ mi piace cosi’, perche’ mi diverte, perche’ ci credo, o perche’ spero di stare meglio in futuro. Forse non staro’ meglio, forse staro’ addirittura peggio e mi sono sbagliato, forse invece staro’ meglio ed avro’ avuto ragione. Non so.”.

    Non c’e’ nulla di problematico nel dire “non so”: a me pensare “Steiner, luna, biologico, chimico nel futuro? Non so” non mi crea problemi di sorta.

    Anche cambiare opinione non fa male: con il casino di Fukushima mi sono reso conto che il nucleare e’ troppo rischioso in mano alla deficienza pubblica. Cambiare opinione non mi ha scompensato, sebbene mi giudichi un po’ imbecille sia per non averlo capito prima sia per avere votato, tanti anni fa, quei ladroni dei verdi (crucchi).


    Geppetto

  14. Il bio va scelta in prima linea per i benefici per la terra, non perché ci fa bene a noi. Secondo me.


    ste

  15. Infatti questo sito si chiama vogliaditerra 😉


    Geppetto

  16. Leggo “stiamo vivendo al massimo in termini di anni” ma lavorando in una casa di riposo mi vien da aggiungere “Si ma in che modo?”…le statistiche includono anche le migliaia di persone che vivono agonie lunghissime perchè obbligate a vivere anche contro la loro volontà.
    Ps: W l’orto!!


    Molly

  17. Da un altra parte molte persone non “possono” o “sanno” più morire, come fosse incatenati al corpo materiale. Credo che abbia da fare con il materialismo spinto della generazione del dopo-guerra.


    ste

  18. Più ci penso e più mi chiedo come potessi avere una opinione così negativa dell’agricoltura industriale e della qualità dei suoi prodotti ed in genereale di tutta la “modernità”.

    Pensiamoci un attimo: i vecchietti di oggi sono stati esposti alla “chimica” da sempre. E peggiore di quella di oggi. DDT, amianto, fumi non filtrati, marmitte non catalitiche e chi piu’ ne ha piu’ ne metta.

    Finanche se la distribuzione dell’età alla morte fosse costante non ci sarebbe alcuna giustificazione per l’allarmismo.

    Mamma mia, quanti pregiudizi nel nostro cervello. Mi sembra di poterli toccare con mano.
    Oggi mi sento parte della deficienza pubblica anch’io. A pieno titolo.


    Geppetto

  19. Personalmente mi ritrovo nelle disincantate considerazioni di Ste e non per pregiudizio, ma per principio di cautela e di responsabilità. Ho una conoscenza troppo buona dei fasti e dei nefasti dell’agrochimica e degli enormi interessi economici che vi gravitano attorno per inneggiare a “magnifiche sorti e progressive”, che mi sembra possano essere cantate solo dallo sprovveduto.

    @Geppetto:
    considerato che stiamo parlando di effetti teratogeni, dobbiamo preoccuparci di donne incinte e dei feti che portano in grembo.

    The direct effect of glyphosate on early mechanisms of morphogenesis in vertebrate embryos opens concerns about the clinical findings from human offspring in populations exposed to GBH in agricultural fields.

    I numeri che ci interessano sono evidentemente e purtroppo altri da quelli che inviti a considerare.


    Vittorio B.

  20. Ad ognuno sia concesso di ignorare ciò che più lo turba e sottolineare ciò che più apprezza.

    Per ora il quadro generale è chiaro e per fortuna positivo.

    D’altro canto una nomea in chiave negativa, pur non suffragata dai fatti, può avere una sua utilità come baluarado collettivo contro la mancanza di senso di responsabilità imperante, sopratutto nei “vertici”.

    Questi atteggiamenti di stampo moralistico sono altresì assolutistici, proni alla manipolazione ed all’ipocrisia, tutte cose già osservabili.

    Vittorio B.: tu ci campi in qualche modo con queste argomentazioni o di lavoro fai tutt’altro?


    Geppetto

  21. >i vecchietti di oggi sono stati esposti alla “chimica” da sempre.

    mica vero.

    fino agli anni ’50 ma probabilmente anche molto dopo non si adoperavano affatto diserbanti & co.
    il concime era letame autoprodotto.
    i supermercati fino agli anni ’80 erano rari, gran parte del cibo era fatto in casa senza conservanti né additivi o quasi.
    questo qui in campagna o semi-campagna, ma anche i prodotti che si mangiavano in città erano mediamente più sani.


    barbara m.

  22. @Geppetto:
    sono stipendiato da Ste 😉


    Vittorio B.

  23. @barbara m, non so…
    io sono del ’61 e ricordo che quando hanno aperto qui (in città) un gs, aveva una scritta un po’ strana e io mi ero convinta che fosse 68 (GS, assomiglia), pensavo che per nome gli avessero messo l’anno….;) e comunque c’era già la sma, ahimè i supermercati non sono stati una rarità fino agli anni ’80.
    io mi sono mangiata tonnellate di formaggini, e sicuramente non erano una cosa molto sana, sognavo le sottilette ma mia mamma non me le comprava (neanche i sofficini!! beata ignoranza…)
    non dico che c’erano tutte ‘ste scatolette come oggi, ma ce n’erano tante…il mio amico del cuore aveva un sacco di girelle motta in un ripiano della cucina, e anche quelle a casa mia niente….
    vero che nei campi di grano c’erano i papaveri e i fiordalisi (adesso son tornati i papaveri, i fiordalisi no), ma anche secondo me una volta non andavano mica tanto per il sottile quando spruzzavano….
    ecco, una volta le pizze dell’autogrill avevano lo stesso identico sapore della mia pizza che mi faccio adesso, se la mangio il giorno dopo, erano proprio delle vere pizze mangiate troppo tardi…
    ah, che tempi!


    mrm

  24. Ma allora guadagni bene! 🙂


    Geppetto

  25. Se l’uomo-tarpone riesce a sopravvivere tutti ‘sti gli veleni questo non significa mica che non dobbiamo cercare di evitarli – e anche alla natura 😉


    ste

  26. non credo che siano i veleni che ingeriamo ad allungarci la vita,anzi,e mi piacerebbe sapere se ci sono statistiche che mettono a confronto i dati di persone che hanno solamente abitudini alimentari diverse.Penso che la nostra società sia molto migliorata sotto altri aspetti(fatica,medicina??,lavoro)e sia questo a contribuire all’allungamento della vita ma se facciamo il discorso solo su certi dati allora ci sta il glifosate me pure cernobyl e fukushima visto che contribuiscono al risultato.


    peter

  27. vi immaginate se i romani o i greci o peggio ancora i fenici, avessero cominciato già allora a utilizzare tutti i veleni che usiamo adesso?? probabilmente il mondo come lo conosciamo adesso non esisterebbe!!


    Harlock

  28. Ho scoperto come aumentare nel tempo la vita media di una popolazione: la sterilizzazione.

    Dopo un anno non si contera’ alcun decesso all’eta’ 0, perche’ non ci sono piu’ neonati.
    Dopo due anni non vi saranno decessi ne’ di eta’ 0, ne’ di eta’ 1 anno.
    Etc.
    Nell’anno dell’estinzione della popolazione l’eta’ media sara’ quella degli individui piu’ longevi.

    Spero che le statistiche che ho citato tengano conto della differente numerosita’ delle varie fasce di eta’ all’interno della popolazione.


    Geppetto

  29. Sono nati altri due dubbi.

    Il primo e’ questo: nessuna formula della vita media della popolazione puo’ tenere conto di un annata senza nuovi nati, mentre e’ un caso teoricamente ammissibile.
    Quindi questo fa nascere un po’ di dubbi se sia possibile inferire sulla vita media del singolo partendo da quello di una popolazione, insieme di individui nati in annate diverse.

    Il secondo dubbio e’ questo: nei paesi occidentali (dove la vita media va su) c’e’ immigrazione, e molta. In Germania il 20% non e’ crucco. Gli immigrati aumentano le annate vecchie ed aumentano cosi’ la vita media della popolazione, sempre ammesso che Google o la Banca Mondiale non approntino delle correzioni, ma quali (vedi sopra)?

    Senza “correzioni”, natalita’ e flussi migratori hanno influenza sul risultato del computo della vita media (la media delle eta’ di decesso in quell’anno, per quanto ho capito io).


    Geppetto

  30. E’ passato un po’ di tempo, ma il problema rimane di attualità.

    A chi fosse interessato, segnalo che gli studi scientifici segnalati nel post di Ste e nel mio commento del 29 giugno 2011, sono ancora scaricabili dal sito della Facoltà di Agronomia dell’Università dell’Uruguay (seminario “Impatti tossicologici e ecotossicologici associati all’uso dell’erbicida glifosato“, 10/12/2010).


    Vittorio B.

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