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Progetti sterili

Ci sono molti progetti per piantare alberi nelle zone minacciate della desertificazione. Però la natura (assistita) riesce di fare meglio dei progetti:

Questi contadini, va chiarito, non piantano alberi, come Wangari Maathai, premio Nobel e attivista, e il suo movimento Ceinture verte [Cintura verde] hanno chiesto di fare alla popolazione del Kenya: questo per loro sarebbe troppo oneroso e rischioso. Si limitano a gestire e proteggere quelli che crescono spontaneamente. Studi relativi al Sahel occidentale dicono che l’80% degli alberi piantati muore dopo uno o due anni. Al contrario, gli alberi che crescono naturalmente sono specie endemiche, dunque più resistenti.

un commento

  1. barbara m. 7 febbraio 2011

    bello questo articolo.

    in fondo è quel che dicono i vari promotori di permacultura, agricoltura naturale, forest gardening etc., la natura è la chiave di tutto e dev’essere la vera fonte di ispirazione, più che ci si allontana da quel che fa la natura e più son dolori.

    e nella natura se ci si pensa bene il centro di tutto è l’albero. dove c’è l’albero o al limite l’arbusto, c’è vita, dove non c’è, è una distesa morta. mi vengono a mente ad esempio i campi di grano appena nato perfettamente diserbati che si vedono in questi giorni. lì di vita neanche l’ombra, tranne il grano dopato dai concimi chimici. se levi il doping dei concimi, hai il deserto o quasi per anni e anni.

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