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Pensieri legnosi duri

Il Bianchi anni anni fa aveva detto che prima non c’erano finché uno l’ha messo come palo nella vigna e quello s’attaccò. Ci sta che voleva solo prendere in giro il contadino, ma c’è della verità. Immaginare un paese senza pali, senza recinzioni – infatti i filari delle viti qui erano rette da “pioppi” (frassini) potati. Ma escluso il castagno non c’era legno che reggeva più di due anni sotto terra. Finché sono arrivati loro, le acacia o meglio robinie.

Si espandono ancora e il contadino in questa parte del terreno ripido che negli anni sessanta era uliveto e vigneto li cura, nel senso che li pota un po’, lascia solo quelle dritte e li lascia crescere finché sono pronti a fare il loro secondo dovere: pali per i recinti, per la vigna, per capanne. Il primo è di fiorire, per il miele: è quello pagato di più.

4 commenti

  1. joe 12 dicembre 2010

    Ed ecco un altro fan della cassia! 😉

  2. ste 13 dicembre 2010

    Cassia? Non era una strada?

  3. joe 13 dicembre 2010

    Giusto! ma “cassia” in veneto è l’acacia (robinia), come il “pesso” è l’abete 😉

  4. NonnaPapera 15 dicembre 2010

    toh, scopro così che la cassia non è altro che l’acacia.
    Il pesso invece non l’avevo mai sentito dire.

Commenti chiusi.

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