Vogliaditerra

14 marzo 2010

Un sogno sottoscritto

Noi, sottoscritti, dichiariamo che l’Unione Europea deve rispondere alle sfide urgenti che l’Europa sta affrontando in materia di agricoltura e di alimentazione.

Dopo più di mezzo secolo di industrializzazione della produzione agricola ed alimentare, l’agricoltura a conduzione familiare è stata fortemente ridotta e i circuiti alimentari locali hanno regredito in tutta Europa. Oggi, il nostro sistema alimentare è dipendente da carburanti fossili a prezzo sostenuto, non tiene conto che l’acqua e la terra sono risorse limitate e sostiene regimi alimentari dannosi per la salute, ricchi di calorie, grassi e sale e poveri di frutta, ortaggi e cereali. In futuro, il prezzo crescente dell’energia, la perdita drastica della biodiversità, il cambiamento climatico e la diminuzione delle terre e dell’acqua disponibili costituiscono una sfida per la produzione alimentare. Allo stesso tempo, una popolazione mondiale in espansione deve affrontare la contraddizione di un contemporaneo aumento della fame e delle malattie croniche causate dalla sovralimentazione.

Noi riusciremo a rispondere positivamente a queste sfide solo con un approccio completamente diverso nei confronti delle politiche agricole e alimentari. L’Unione Europea deve riconoscere e sostenere il ruolo cruciale dell’agricoltura contadina per l’approvvigionamento alimentare della popolazione. Tutti devono aver accesso a un’alimentazione sana, sicura e nutriente. I modi con cui coltiviamo, distribuiamo, prepariamo e mangiamo cibo dovrebbero rendere onore alla diversità culturale dell’Europa fornendo un’alimentazione equa e sostenibile.

La Politica agricola comune (Pac) attuale è in discussione in vista della sua riforma prevista per il 2013. Dopo decenni di dominazione delle imprese transnazionali e dell’Organizzazione mondiale del commercio (Omc) sulle scelte di politica agricola ed alimentare, è arrivato il momento per la popolazione europea di riappropriarsi della propria politica agricola ed alimentare: è l’ora della sovranità alimentare. Noi crediamo che una nuova Politica agricola e alimentare comune debba garantire e proteggere uno spazio di cittadinanza nell’Ue e nei paesi candidati e la possibilità e il diritto di definire i propri modelli di produzione, di distribuzione e di consumo, partendo dai seguenti principi.

La nuova Politica Alimentare e Agricola Comune …

1. …deve considerare il cibo come un diritto umano universale e non come una semplice merce;

2. deve avere come priorità quella di una produzione di alimenti e mangimi destinata all’Europa e prevedere il commercio internazionale dei prodotti agricoli nel rispetto dei principi di equità, giustizia sociale e sostenibilità ambientale. La Pac non deve danneggiare i sistemi agricoli ed alimentari dei Paesi terzi;

3. deve promuovere modelli alimentari sani indirizzandosi verso diete basate sui vegetali e su un minor consumo di carne, di grassi saturi, di alimenti ricchi in energia e altamente trasformati, rispettando i modelli alimentari culturali e le tradizioni regionali;

4. deve dare priorità al mantenimento di un’agricoltura che coinvolga un alto numero di contadini su tutto il territorio europeo, nel soddisfacimento della duplice funzione di produzione di cibo e di salvaguardia dell’ambiente rurale. Ciò non è realizzabile senza prezzi agricoli giusti e certi, che devono permettere un reddito adeguato per contadini(e) o salariati(e) agricoli e prezzi giusti per i consumatori;

5. deve assicurare condizioni giuste e non discriminatorie ai contadini(e) e ai lavoratori agricoli dell’Europa centrale ed orientale e sostenere un accesso giusto ed equo alla terra;

6. deve rispettare l’ambiente globale e locale, proteggere le risorse limitate del suolo e dell’acqua, fomentare la biodiversità, rispettare il benessere animale;

7. deve garantire che l’agricoltura e la produzione animale restino liberi da Ogm, incoraggiare l’uso delle sementi contadine e promuovere la diversità delle specie domestiche che costituiscono il patrimonio culturale locale;

8. deve cessare di favorire l’utilizzo e la produzione di agro-carburanti industriali e dare la priorità alla riduzione del trasporto in generale;

9. deve assicurare la trasparenza lungo tutta la filiera alimentare, in modo che i cittadini sappiano come viene prodotto il cibo, da dove proviene, cosa contiene e cosa è incluso nel prezzo finale di acquisto;

10. deve ridurre la concentrazione del potere nei settori della produzione primaria, della trasformazione e della distribuzione alimentare e l’influenza esercitata dai gruppi dominanti su ciò che viene prodotto e consumato, oltre a promuovere sistemi alimentari che accorcino la distanza fra produttori e consumatori;

11. deve incoraggiare la produzione e il consumo di prodotti locali, di stagione, di alta qualità, rimettendo in connessione i cittadini con la loro alimentazione e con i produttori di cibo;

12. deve destinare risorse per insegnare ai giovani le pratiche e le conoscenze necessarie a produrre, preparare e apprezzare un’alimentazione sana e nutriente.

Si tratta della “Dichiarazione europea sull’alimentazione per una politica agricola e alimentare comune sana, sostenibile, giusta e solidale”.

Il documento è stato firmato da 11 reti europee, 2 reti internazionali e centinaia di organizzazioni in 24 Paesi europei (agricoltori, consumatori, ambientalisti, altermondialisti e ong), tra cui Aiab, con il Comitato italiano per la sovranità alimentare. [fonte]

Commenti:


  1. Nel corso degli ultimi anni ho scoperto che esistono moltissime persone, molte di piu’ di quello che credevo, che invece di lavorare traggono beneficio dai sogni di chi lavora e produce.

    A ben pensarci e’ una tecnica antica come il mondo ben sperimentata e messa in opera da religiosi, guru, politici, movimenti etici, culturali, etc., etc.

    L’antidoto? Basta tenere le orecchie aperte e prendere nota.

    Se una parola, un concetto piano, piano diventa di dominio comune, e’ molto probabile se ne servira’ chi vuole manipolarti, a chi vuole il tuo voto, i tuoi soldi.

    Negli ultimi tempi, dopo le infinite balle tipo le piogge acide, il cambiamento climatico, la aviaria la suina, l’asse del male, si sente reiteratamente ‘equo e solidale’, ‘sostenibile’. Qui sopra si usa il termine trito e ritrito di ‘giusto’ e mi stupisce la banalita’ di ‘sano e nutriente’, che, tra l’altro, e’ cosi’ vuoto come la pubblicita’ dei corn-flakes.

    Sono scetticissimo.

    Non sul sogno, ma su chi scrive queste cose.

    Cosa vogliono veramente? come si guadgnano la michetta? cosa fanno di concreto dopo avere imbrattato la carta?

    Impariamo dalla storia e pensiamo per esempio ai “religiosi”, a come usano la morale, cioe’ il senso di colpa, per controllare la gente, e a come usano le “offerte” dei “credenti” per ingozzarsi e per vivere da padroni. Pensiamo alla propaganda dei partiti, agli sbraitamenti dei dittatori, ai penosi discorsi di motivazione del personale che si sentono nelle aziende, alla irrefrenabile parlantina dei sindacalisti, etc. etc.

    Pensiamo a tutte queste cose e stiamo all’allerta, tenendo il nostro cervello libero dai tentativi di manipolazione degli altri e piu’ pieno della nostra originalita’.


    Geppetto

  2. La butto là in fretta, quindi non so se dico bene
    o sono attaccabile:
    I faraoni e gli schiavi sono sempre esistiti
    Il farone “giusto” era amato e rispettato,
    sempre il difetto base aveva di essere faraone, ma gli si riconosceva almeno lo sforzo di allontanarsi dalla facile crudeltà
    senza il faraone gli schiavi avrebbero costruito solo capanne
    solo il sacrificio di tanti porta al progredire della civiltà umana, diversamente non ci sarebbe stato movimento ( tutti fermi nella propria capanna )
    da quando gli schiavi non ci sono più si possono costruire “quasi” soltanto troiai di cemento, scalpellini che lavorano per pane e cipolla non se ne trovano
    poi a Noi può anche piacerci la capanna
    e il fatto che la Terra sia piena di meraviglie, piramidi, cattedrali, palazzi, frutto del dolore di tanti e egoismo di pochi, può portarci al disprezzo della nostra natura umana

    in sintesi, preferisco sentirmi dire questo che l’opposto


    meeme

  3. “In sintesi, preferisco sentirmi dire questo che l’opposto”

    Mi riferivo al testo della Dichiarazione europea
    sull’alimentazione 😉


    meeme

  4. “Mi par mi” (secondo me) il problema è che ogni volta noi tutti cerchiamo LA soluzione, LA formula magica, L’idea… Invece dovremmo sempre cercare di mediare tra le varie cose.
    Da una parte si tira troppo di là, allora per riequilibrare di deve tirare troppo dall’altra parte. E si finisce che si è, comunque, tirato troppo.
    Certo è un sogno, ma il vecchio adagio delle infinite variazioni di grigio possono essere, per me, UNA delle soluzioni…
    IMHO


    Joe

  5. Da parte mia ho problemi a vedere “il potere” di là e “noi” di qua. Con i nostri pensieri e paure e tutto il resto siamo tutti coinvolti nella generazione della realtà che ci circonda adesso.

    Però anch’io ho sviluppato già una leggera allergia a eco-bio-sostenibile ecc.


    ste

  6. In sintesi, preferisco non farmi prendere in giro, meeeme.

    Ci credo che ti viene l’allergia, Ste: tu fai, gli altri parlano con molto probabili intenti di manipolazione, sono cioe’ una nuova specie di parassiti sulle tue spalle.

    Joe: mi pare che tu ancora non veda la malfidensa.
    In questi ultimi anni mi sono preso il tempo di frequentare alcuni partiti e ho capito il rapporto tra la propangada ed i comportamenti dietro le quinte.

    Il tono di quella dichiarazioe e’ quello di propaganda, la puzza la si sente lontano un miglio.


    Geppetto

  7. Non lo definirei propaganda – è solo il solito linguaggio sindacalista associazionista tipo Coldiretti ma in salsa bio. Purtroppo sembra che nelle nostre democrazie abbiamo per ora bisogno di gente che fa quel mestiere lobbista in quel modo con quel linguaggio presso le varie sedi istituzionali.


    ste

  8. Come controlli se il tuo “lobbista” fa il lavoro che ha promesso?

    “Dopo il voto” e’ forse molto piu’ importante che “prima del voto”?

    In questi giorni ero anche arrivato a pensare che il fallimento delle democrazie dipendesse dalla mancanza di meccanismi di controllo su cio’ che fanno i rappresentati.

    Ad onore del vero, scrivendo ora queste righe, mi rendo conto che con un po’ di buona volonta’, al massimo nel giro di qualche anno, lo vedi bene se sei stato preso per i fondelli o no.

    Quindi ancora una volta torno all’idea che i risultati un po’ fallimentari della democrazia dipendano piu’ (80%) da chi vota e meno (20%) da chi e’ votato.


    Geppetto

  9. Ed è qui che c’entrano i media ed è proprio qui dove cerca di mettere la leva il signor B, conta l’immagine di quello che fai, non quello che fai:

    E’ importante ristabilire la verità sui partecipanti al corteo di ieri? Oppure – come hanno scritto anche molti commentatori al post qui sotto- in fondo chissenefrega, quello che conta sono le urne e non la piazza?

    Certo, è evidente: quello che conta sono le urne, in democrazia, e ci mancherebbe.
    Quello che è tuttavia importante – anzi vitale – è non fargli passare le balle. Non accettare più – mai più – che la loro rappresentazione artificiosa del reale si sovrapponga al reale stesso, cancellandolo.

    La cultura berlusconiana è stata fin dal suo esordio finzione che si sovrapponeva al reale e che diventava realtà grazie al suo sistema mediatico: applausi preregistrati ai comizi, fondali di cartone, finti capelli, cieli azzurri di tela, photoshop nei poster, calze di nylon applicate alle telecamere e falsi libri di sfondo nel suo studio.

    Parvenza pubblicitaria, inganno mediatico, rappresentazione fasulla: tutto per la tivù.

    http://gilioli.blogautore.espr.....-e-vitale/


    ste

  10. Il cervello, se acceso, e’ molto piu’ forte di qualsiasi propaganda. Si fa fatica e ci vuole pazienza, ma alla fine si smascherano quasi tutte le balle.

    Se l’80%, accesa la tv, spegne il cervello, alla fine si fa trombare soldi, lavoro, futuro e benessere. Comportamento stupido, vero?


    Geppetto

  11. Dobbiamo andare oltre, pero’.

    Perche’ ci sono altri aspetti problematici della “democrazia”.

    Pensiamo per esempio ai 50 Mio di Uazzameriga senza copertura assicurativa sanitaria, a fronte dei 250 Mio che se la possono permettere. Una atrocita’ democraticamente perfettamente ammissibile. Perche’ l’80%, oltre ad essere stupido, e’ anche ben stronzo.

    Andiamo oltre e ricordiamo il pensiero sopra espresso del controllo dell’operato dei rappresentati: una pura utopia ai giorni nostri. Ma senza quel controllo, i rappresentanti che evidentemente non sono stupidi, e che s….i lo sono all’ennesima potenza, come ampiamente ci dimostra l’esperienza, perseguiranno il proprio di vantaggio, cioe’ succhieranno i soldini al popolino.

    Si sta insinuando in me il dubbio che, date le caretteristiche di rappresentanti e votanti, la democrazia, e’ destinata a produrre risultati tali da scavarsi la propria tomba.

    Certo che se la migliore delle forme politiche politiche si autodistrugge (se non altro economicamente, e anche questo lo dimostra la realta’) le speranze per un futuro migliore si fanno piccole, piccole.

    Mi dunque pare molto probabile che ancora una volta ci vorra’ tanta sofferenza (del popolino) affinche’ esso stesso, il popolino, capisca che i suoi comportamenti non furono ottimali.

    Strano destino dell’umanita’, questo.


    Geppetto

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