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La tecnologia del futuro

lampada a olio

Una figlia ha regalato una lampada a olio per natala.

Visto la crisi fotovoltaica in casa (ore e ore al giorno con il motocoltivatore al minimo che manda il generatore) una cosa pensata bene.

8 commenti

  1. Barbara M. 7 gennaio 2010

    con cosa la alimenti?

    perché ce n’ho una anch’io in cucina, comprata in un mercatino e usata finora come soprammobile :-/

  2. ste 7 gennaio 2010

    Con l’olio d’oliva vecchio di fondo, di qualche anno fa 🙂

  3. Barbara M. 7 gennaio 2010

    ah!
    facile allora. e io che pensavo che andasse a nafta gasolio o boh..
    quando ripasso dal supermercato provo a prendere un bel bottiglione d’extravergine d’oliva (!?!) da 1 euro al litro

  4. Barbara M. 7 gennaio 2010

    scusa, sempre io
    ho fatto un po’ di ricerche e ho scoperto che la mia è una lampada a petrolio non a olio, in pratica è così http://commons.wikimedia.org/w.....trolio.jpg
    quindi mi sa che a olio d’oliva non va. o sbaglio?

  5. ste 7 gennaio 2010

    No, non va a olio, l’ho provato che l’abbiamo usati questi per anni (a kerosene o petrolio). Che puzzo che fanno…

    L’olio è più denso, le lampade a olio sono fatte in un modo che deve salire il meno possibile e con un stoppino più permeabile.

  6. Barbara M. 8 gennaio 2010

    ok grazie, lo lascio come soprammobile allora

  7. Salvatore Armando Santoro 22 luglio 2011

    Ho utilizzato la foto del lucignolo a corredo di una mia poesia pubblicata su http://www.poesieincalce.com
    Se la cosa dovesse infastidire provvedo a toglierla dal portale dove l’ho pubblicata citando, logicamente, la fonte.
    Cari saluti
    Armando

    OLIO ESAUSTO

    Quando il bene si perde
    se ne apprezza il valore;
    quando il sole scolora e l’ombra s’allunga
    il buio incipiente ti mortifica i sensi;
    quando la sete ti secca la gola
    la mancanza d’un sorso d’acqua
    ti fa apprezzare il suo valore;
    quando l’amore è morto nel tuo cuore
    la vita diventa inutile e spenta,
    il rapporto umano svuotato.
    Ti accorgi che non puoi dare a tutti,
    ad altri,
    quello che appartiene solo a lei.
    Sono qui che leggo le sue poesie,
    che leggo me stesso,
    che tengo acceso un lumino moribondo
    aggiungendo olio esausto e cera.
    Ed anch’io mi sento agonizzante
    in questo paese che non mi appartiene,
    io che sogno stradine bianche
    baciate da un solo accecante,
    che traguardo muretti a secco di pietre solitarie
    e marine addormentate.
    Ed il fruscio dell’onda mi scava nel cervello,
    mi annega i respiri dell’anima
    ed io mi sento un uomo morto!
    Mi chiedo che serve ancora vivere,
    che serve ancora pensare,
    che serve ancora scrivere!

    Salvatore Armando Santoro
    (Donnas 22.7.2011 – 19,44)

  8. ste 22 luglio 2011

    Nessun problema, anzi 🙂

Commenti chiusi.

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