Vogliaditerra

6 novembre 2009

Com’è bravo la Gucci

Contribuiscono a salvare le foreste pluviali in cambio di un immagine più verde. Sarebbe da vedere la provenienza della pelle, coccodrilli e serpe inclusi, ma è un passo nella direzione giusta.

Ma restano gli altri:

“La scelta del Gruppo Gucci dimostra che fermare la distruzione delle foreste e il cambiamento climatico è possibile, con passi immediati e concreti” ha commentato Sergio Baffoni, di Terra!.

Numerosi altri brand hanno intrapreso la via del cambiamento. Da Tiffany & Co., al Gruppo H&M, Office Max a Unisource, molti marchi della moda si sono oprmai attivati per eliminare dalla propria filiera carta originaria dalle foreste pluviali, e a recidere le relazioni con i gruppi che continuano a distruggere le foreste pluviali in Indonesia o altrove.

Sparita dalle griffe, la carta incriminata continua a essere consumata in Italia, primo importatore europeo di carta e cellulosa indonesiana.

L’Italia importa dall’Indonesia carta e pasta di cellulosa per quasi 50 milioni di Euro annui. Anche dalla APP.
La principale causa di distruzione di delle foreste indonesiane è la conversione in piantagioni di acacia per rifornire l’industria della carta. La Asia Pulp and Paper (APP), il principale gruppo cartario indonesiano, è divenuto il principale attore di questa distruzione, abbattendo vaste aree di foreste in Sumatra e Borneo e convertendole in piantagioni finalizzate alla produzione di cellulosa. In questo modo minaccia la sopravvivenza di intere specie animali, di comunità indigene e provoca un impatto diretto sul clima globale. Queste foreste infatti immagazzinano una immensa quantità di carbonio nella torba. Il carbonio rilasciato in atmosfera dalla deforestazione della sola Indonesia, rappresenta l’8 per cento delle emissioni globali, tanto che questo paese è oramai il terzo nella classifica delle emissioni di gas serra, dopo gli Stati Uniti e la Cina.

Commenti:


  1. Per non parlare dell’olio di palma che è presente in moltissimi prodotti da forno consumati quotidianamente da numerosissimi italiani


    Massimo

  2. sì ma io un paio di occhiali a 300 euro non li compro ugualmente.


    dimitri

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