Vogliaditerra

24 febbraio 2009

Le leggende smantellate

Forse a qualcuno il nome di Percy Schmeiser dice qualcosa. Non era quel povero contadino che combatteva contro la Monsanto perché aveva la sua terra infestata da OGM?

La verità è meno romantica:

“Mr. Schmeiser si è lamentato che le piante, originariamente, sono arrivate sul suo campo senza il suo intervento. Tuttavia egli non ha spiegato per nulla perché ha spruzzato il Roundup per isolare le piante Roundup Ready trovate sul suo campo, perché ha coltivato e raccolto le piante, salvato e isolato i semi, perché li ha piantati successivamente e come ha fatto a finire con 1030 acri di colza Roundup Ready, che gli sarebbero altrimenti costati $15000”

Commenti:


  1. […] Voglia di terra: le leggende smantellate […]


    Blog | Scienza in cucina » Blog Archive » OGM: il ritorno di Schmeiser

  2. Seguo la questione Monsanto/Schmeiser da tempo.

    Come testimonia l’esito della votazione alla Corte suprema (5 voti per la condanna di Schmeiser contro quattro per la sua assoluzione), la faccenda non era (e non è) proprio semplice e, soprattutto, investe una serie di altre questioni che non mi sembrano teniate nel debito conto.

    La questione affrontata dalle corti canadesi è se gli Schmeiser avevano “usato” oppure no il brevetto Monsanto, senza entrare nel merito di come la sequenza genetica sia arrivata nei loro campi (cross contaminazione, acquisto di sementi “in nero”, sabotaggio: fa lo stesso, in ogni caso si configura l’uso di un bene di cui ha il monopolio il detentore del brevetto, che può concederne l’utilizzo dietro corrispettivo).

    Nel 1997 si è registrata una presenza dell’evento genetico Monsanto sui campi degli Schmeiser che, come facevano sempre, hanno riseminato la LORO colza che presentava una significativa presenza della sequenza genetica brevettata, diffondendola ulteriormente.

    Il nodo a me sembra questo.
    Se si dimostra che hanno recuperato abusivamente sementi brevettate vanno condannati, non ci piove.
    Se non lo si dimostra, che si fossero accorti o no di questa contaminazione, sembrerebbe contare davvero poco: non hanno fatto altro che fare quello che facevano da anni, cioè mettere da parte i semi delle LORO piante coltivate nei LORO terreni per riseminarli l’anno successivo.

    Monsanto (e anche la sentenza 5 a 4 canadese) sostengono, invece, il contrario: se nei campi di un agricoltore ci sono piante OGM (arrivate in qualsiasi modo, ivi compresi derive da vento, uccelli, rimorchio non pulito tra un trasporto e l’altro, casini nello stabilimento che concia le sementi…), gli è inibita la possibilità di riseminare, ed è tenuto a pagare le royalties al titolare del brevetto.

    Nel 2008 gli Schmeiser hanno rilevato una nuova cross contaminazione (che non sembra poter derivare dalle proprie sementi: dopo il processo, le acquistano di tipo commerciale di anno in anno), e stavolta hanno citato in giudizio Monsanto che, prima di entrare in aula, il 19 marzo ha chiuso la vertenza extra-giudizialmente, indennizzandoli dei costi per la rimozione delle piante contenti la sequenza genetica brevettata sgradita.

    Monsanto, per dimostrare la sua correttezza, dichiara nel suo sito che si tratta della sua procedura standard, senza accorgersi che ammette così la grande facilità di cross contaminazioni indesiderate.

    Nelle sentenze si legge che la colza convenzionale e quella con la sequenza genetica brevettata sono apparentemente del tutto identiche.
    Solo due sono i modi per identificarle: o spruzzare il diserbante Round Up (le piante OGM resistono, quelle convenzionali muoiono) o un’analisi del DNA.
    Il produttore che voglia essere sicuro di non coltivare piante brevettate da altri dovrebbe quindi diserbare (rimanendo solo con le piante OGM che non può “usare”, dato che quelle che potrebbe aver liberamente “usato” sono state uccise dal diserbante, il che mi sembra abbastanza folle) oppure sopportare i costi delle analisi genetiche sul suo raccolto (che se non è abbastanza folle, poco ci manca).

    La mia opinione (che non mi sembra rivoluzionaria, ma pacatemente liberale) è che nei loro campi gli Schmeiser e chiunque altro hanno il diritto di coltivare quel che gli pare, raccogliere le sementi e riseminarle: se dall’esterno arriva una sequenza genetica brevettata che non è stata né acquistata né richiesta, è assurdo che il titolare del brevetto possa vantare un qualche diritto sui raccolti la cui linea genetica ha inquinato, e questo indipendentemente dal fatto che chi ha subito la contaminazione se ne sia reso conto o meno.

    Sarebbe come senza mia richiesta una casa cinematografica mi spedisse a casa un DVD masterizzato e che allertasse la Guardia di Finanza perchè mi irrompesse in casa non appena lo infilo nel lettore, accusandomi di non aver pagato i diritti Siae: io non vi ho richiesto niente, il DVD me l’avete spedito voi, cosa cavolo volete da me? Non ho voluto acquistare il vostro DVD in negozio, non sta nè in cielo nè in terra che me lo spediate voi per costringermi a pagarvi le royalties.

    Il caso in questione, quindi, non è assolutamente se Schmeiser è in buona fede o se è un birichino (attenzione: si rischia di deviare dal problema vero), ma se un agricoltore è libero di scegliere cosa seminare (e, eventualmente, di riseminare i suoi semi), oppure se questa libertà d’impresa è definitivamente sospesa e tutti devono pagare royalties a un’impresa sementiera in virtù del fatto che la tecnologia da questa brevettata è imperfetta e non impedisce di diffondere caratteristiche genetiche proprietarie nei campi di imprese che i suoi semi avevano deciso di non acquistare.


    roberto pinton

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