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Earthship

Così chiama l’architetto americano Michael Reynolds le sue costruzioni, fatti usando rifiuti tipo lattine, bottiglie e pneumatici, autosufficienti, con il recupero dell’acqua piovana, serra integrata, riutilizzo delle acqua grigie, sistemi di riscaldamento passivo, autonomia energetica e quant’altro. Sono pure belle e un ottima fonte di inspirazione.

Lotta per un architettura sperimentale dal 1972 e il film vale assolutamente la pena di vederlo. Però al contadino piacciono di più le presse di paglia come materiale che i pneumatici, e pensa pure che in campagna aperta ci dovrebbe stare sopratutto chi in campagna lavora. Meno traffico.

5 commenti

  1. Nicola 21 luglio 2008

    D’accordissimo, il film è veramente bellino! La cosa interessante è che i progetti vengono venduti agli occidentali per finanziare i paesi poveri. Mi pare pure che un paio di prototipi siano affittabili per sperimentare il sistema. Ma prima che qualcuno mi trascini negli stati uniti…

  2. upuaut 21 luglio 2008

    Belle!
    Sbaglio o in Italia non si potrebbe costruire cosi’?

  3. Nicola 21 luglio 2008

    No, dipende da un sacco di fattori e dall’amministrazione comunale che ti trovi dove costruisci, sicuramente non avrai l’abitabilità. Per dire: sulle case di balle di paglia ci sono ancora dei problemi perchè la legislazione (e le assicurazioni) considerano la paglia altamente infiammabile. Peccato che una balla di paglia pressata abbia lo stesso grado di infiammabilità di una guida del telefono sigillata, un foglio brucia immediatamente ma l’intero volume no.

  4. mattia 21 luglio 2008

    belline ……, ma per i miei gusti troppa malta cemento .
    preferisco di gran lungai muri a secco e la paglia , sistema che optero’l’ anno prossimo per il piano rialzato della mia casa .

  5. cecilia 25 ottobre 2008

    tralasciando il problema italia, secondo me quello che bisognerebbe notare è che le earthships sono completamente autosufficienti, dal punto di elettrico, di riscaldamento ed acqua. non male, direi

Commenti chiusi.

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