Vogliaditerra

20 giugno 2008

La forza del fungo

Passato il tempo d’acqua si vedono i danni: la vigna piena di bolle, i pomodori (che il contadino i pomodori nell’orto su a casa gli rama mai) fulminati dalla morte nera (peronospera, meno male che ha ancora piantine da piantare) per non parlare degli agli che lui gli ha colti tra una pioviscolata e un altra, con l’erba seccata tutta, un mese prima del tempo. Il peggio è che pure il finocchio salvatico è malato, da due anni. Gli ultimi giorni ha passato a fresare tonnellate di erba tra vite e ulivi e zappare tutto nel orto che era affogato nelle erbacce. Domani una settima ramata alla vigna e una bella zolfata poi si vede se si salva qualchecosa.

Tra la siccità e tropp’acqua non c’è differenza.

Commenti:


  1. Te lo auguro di cuore che si salvi qualcosa, anzi che si salvi molto. Sembra un anno difficile questo 2008, non solo per te.


    Geppetto

  2. Ciao,

    ti invito a visitare l’ultimo post sul mio blog

    http://community.albertofattic.....cesso.aspx

    Ci sono delle correlazioni fra metodologie di allevamento ed implicazioni per la salute dell’uomo che meriterebbero una tua considerazione.

    A presto,

    Alberto


    Alberto Fatticcioni

  3. Pubblicità aggratis, eh?

    Andrea scripsit.


    andrea

  4. Non so è pubblicità o il contrario 🙂

    Il link conta nulla per Google (rel=nofollow)

    Cmq è la scoperta dell’acqua calda che la qualità della carne dipende da come ha vissuto l’animale.


    ste

  5. La mia povera vigna ha parecchi grappoli con una muffa bianca sopra, immagino sia oidio.
    Domani si darà il trattamento.
    Che mi consigli, c’è speranza che guarisca (?) o è meglio prendere le forbici ed eliminare senza pietà i grappoli malati fin d’ora, per evitare che contagino il resto dell’uva?
    Meglio poco vino ma buono.

    Andrea scripsit.


    andrea

  6. Non guarisce m mai e fa ammalare solo gli altri, togli quelli biachi. Una bella zolfata ma quando è già partito si ferma male…


    ste

  7. Quest’anno si sono ammalati foglie e frutti anche di piante selvatiche, ciliegie e pesche,che di solito se la sfangavano con ogni tempo. Solo un’amarena selvatica (ma buona) è rimasta indifferente ai malumori del meteo.


    gerardo

  8. Ah la marmellata con le amarene selvatiche! Son due anni che non si può fare e proprio l’altro giorno abbiamo aperto l’ultimo vasetto del 2006…


    silviu'

  9. Non ho bisogno di pubblicità…
    Tento solo di gettare dei ponti fra discipline e mondi che alla maggior parte delle persone sembrano lontanti… fra “blogger” è frequente un comportamento del genere.

    La volontà era quella di impostare una disquisizione costruttiva…


    Alberto Fatticcioni

  10. E’ solo che il tuo blog sembra un sito commerciale, scusa se l’ho interpretato male.


    ste

  11. No problem…

    Al di la dei titoli “pomposi” non è un blog commerciale… è la parte culturale, scientifica e divulgativa relativa alla passione per il mio lavoro.

    Sono figlio di contadini…

    Sono un contadino anch’io…dentro… e a scappatempo quando posso… e perciò approfondisco temi inusuali per il mio settore professionale che è quello della salute e del Fitness.

    Una domanda… per far capire la situazione tipo di un allevamento industriale bovino mi ha colpito la cronaca fatta da Michael Pollan nel libro “Il dilemma dell’onnivoro”:

    “Ogni giorno cinquecento tonnellate di granaglie entrano nella macina. Ogni ora, un rimorchio arriva alla porta carico e butta dentro altre cinquanta tonnellate di mais… Dall’altra parte dell’edificio, le autocisterne pompano in appositi silos migliaia di litri di grassi liquidi e supplementi potreici. In una baracca li vicino si trovano fusti di vitamine ed estrogeni sintetici, oltre a cassoni pieni di sacchi da venticinque chili di antibiotici (Rumensin e Tylosin). Insieme con fieno ed erba medica, che servono a fornire fibre, tutti questi ingredienti saranno automaticamente miscelati e poi cinvogliati nel carosello di camion che tre voltre al giorno si dipana da qui per andare ad alimentare i tredici chilometri di mangiatoie di Poky Feeders… Non ho osato toccare il resto, né il grasso (che quel giorno era sego bovino liquefatto, proveniente da uno dei macelli della zona), ne il supplemento proteico, una pappa appicicosa e marroncina fatta di urea e melassa.”

    Ma queste situazioni esistono anche in Italia?

    Mio padre è agricoltore e non allevatore… non ha saputo rispondermi…

    Illumminami… e se ti va commenta sul mio blog.


    Alberto Fatticcioni

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