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La spollonatura chimica

Ieri è venuto Lido per sentire se ci sarebbe ancora un agnello e per dire che ha dato il diserbo sotto le vite, giusto in caso che si passerrebbe con le pecore.

“Si dice che non fa niente”, diceva e ha fatto bene a dircelo, si dicono tante cose. Ormai l’erba rossa bruciata sotto le vite nelle vigne è di norma e basta guardarlo per rendersi conto cos’è e com’è il glifosfato o come si chiama.

Ma quando il contadino per caso ieri ha visto che nelle pagine sulla vigna c’era questa pubblicità è rimasto male. Un metodo che funzione solo per le vigne industriali giovani, perché appena che diventano vecchie le vite (e che cominciano di fare il vino buono) ci sono quelle che si sono tagliate e che ributtano. Un altro esempio che non è il lavoro che manca, mancano solo i soldi per pagarlo, e a passeggiare per le vigne togliendo i butti ai gambi è sempre meglio del call-center (ed ecco si arriverebbe dritto dritto al reddito di residenza).

In ogni modo l’ha bloccata, questa pubblicità.

16 commenti

  1. marzia 18 marzo 2008

    anche qui diserbanti vari (nei campi di grano e soprattutto lungo i fossi) sono un problema per le pecore. ogni tanto ci scappa il morto…

  2. sergio 18 marzo 2008

    Tanto non fa niente, lo dicono anche gli apicultori sull’uso dell’acido ossalico e degli altri antibiotici.
    Ma quello che mi chiedo, quando poi diamo il miele ai nostri bimbi diciamo loro che il miele fa tanto bene, e quando offriamo agli amici il vino ‘fatto in casa’ loro, gli amici, ci ritengono ancora tali?
    Ed i medici mi sembra che affermino ancora che il miele ed il vino siano due alimenti che fanno tanto bene.
    Dipende.
    Buona giornata, speriamo, Sergio.

  3. mattia 18 marzo 2008

    tanto non fa niente , non danneggia nessuno ,e’ studiato per migliorare la vita , ci fa guadagnare ,sara’ il futuro ,i figli ci ringrazieranno , investiamo in tecnologie ,i risultati si vedono ,ecc. , ecc. , ecc. , ……………………………………………….. balle , balle , balle , balle, ………………………………………………………………………………………………

  4. ste 18 marzo 2008

    Tanto non fa niente, lo dicono anche gli apicultori sull’uso dell’acido ossalico e degli altri antibiotici.

    Calmo, l’acido ossalico è un acido come l’acido formico, Brucia a basta e non ha nulla da fare con antibiotici. Per questi mi fido abbastanza dei controlli delle Asl: vengono a sorpresa (un giorno di avvertimento) e analizzano la cera che scelgono da un alveare a caso, non scappi.

  5. mattia 18 marzo 2008

    non conosco l’ acido ossalico , ma tutto il resto ,
    balle …….
    spollonatura chimica ???? cazz…..
    e tutto il piacere sudatorio dei lavori in campagna ?????
    bisognera’ mica solo investire , pagare fior di quatrini per i mezzi , avere ansie se si riesce a pagare , per poi non avere piu’ il gusto di vivere le bellezze e i profumi della natura .

    imparate dall’ asina , prime gemme ……. “buone!”

  6. Harlock 18 marzo 2008

    Sull’agricoltura convenzionale, usano SEMPRE diserbanti e concimi chimici.
    Specie a livello industriale sono sempre al limite del lecito, forse anche oltre.
    Per questo dobbiamo cambiare abitudini e comprare prodotti biologici, possibilmente di zona.

  7. Aldo 18 marzo 2008

    Poi piove (si spera) e l’acqua porta tutta quella schifezza in giro per il mondo, pronta da bere e da mangiare. E vai con allergie e malattie anche peggiori!

  8. gerardo 18 marzo 2008

    Su una cosa Mao aveva ragione: gli studenti dovrebbero passare un mese l’anno a lavorare nei campi ( anche a spollonare); apprezzerebbero di più gli studi e qualcuno, al contrario, capirebbe che per lui è meglio la terra dell’ufficio.

  9. disordinementale 18 marzo 2008

    Anche io credo nella de-scolarizzazione.
    Purtroppo si insegue sempre il risparmio economico, per essere più competitivi sul mercato, che richiede merci sempre più a buon mercato a scapito della qualità.

  10. Giovanni Piuma 19 marzo 2008

    Toccherà lottare perché sia obbligatorio dichiarare in etichetta
    anche il metodo di spollonatura.

    Per esempio S.S.C.: Senza Spollonatura Chimica.
    Oppure S.E.M.: Spollonatura Esclusivamente Meccanica.

    Ciao Contadino.

  11. sergio 19 marzo 2008

    L’uomo è il maggior responsabile delle malattie delle api (e non soltanto di queste) ma non lo dico mica io, gli americani hanno già scritto molto. L’uso di medicinali per curare le malattie delle api serve agli apicultori che non possono perdere la produzione dell’anno.
    Con i medicinali rendiamo le api schiave dell’uomo, non appena si smette le api muoiono.
    Per carità l’acido brucia e basta, l’antibiotico non si fissa nella cera e nel miele, il miele che si vende al super non presenta sostanze cancerogene.
    Ma se andate al super, aprite un barattolo di miele (lo so che non si fà) e annusate.
    Se avete mai assaggiato il miele sano e siete dotati di un comune senso olfattivo avvertirete una differenza, no!
    Sergio.

  12. Uguccione da Lorenzana 19 marzo 2008

    Siamo ampiamente fottuti e questo blog ne è la mesta testimonianza.

    Vivere random!

    Uguccione

  13. Geppetto 19 marzo 2008

    Il PDF (‘spollonatura chimica’ in google) con le tristi immagini delle scie marroni sotto i filari mi sembra che affermi che la spollonatura chimica a grandi linee riduce di 20 ore-bracciante le circa 320 ore-bracciante necessarie per ettaro di vite per anno.
    Piu’ grande e’ la tenuta meno incidono i costi del macchinario.

    A occhio e croce il “sistema” aumenta il profitto di ca. 3-5%. Immagino che cio’ si traduca in qualche migliaia di Euro all’anno.

    Se i miei conti di fantasia sono giusti, credo che solo una minoranza degli agricoltori rinuncera’ a questo “guadagno” extra.

  14. Aldo 20 marzo 2008

    Geppetto: “A occhio e croce il “sistema” aumenta il profitto di ca. 3-5%. Immagino che cio’ si traduca in qualche migliaia di Euro all’anno. Se i miei conti di fantasia sono giusti, credo che solo una minoranza degli agricoltori rinuncera’ a questo “guadagno” extra.”

    Ho conosciuto un domiciliato coatto con un processo pendente per 14 omicidi “su commissione”. Da lui ho saputo che la tariffa più comune per l’attività di sicario si aggirava, nei primi anni ’90, sui 10 milioni di vecchie lire per ogni “servizio”. Che dici, ammesso che non mi abbia raccontato delle gran fole per prendersi gioco di me, può significare qualcosa?

  15. Geppetto 20 marzo 2008

    Aldo: secondo me, no.

Commenti chiusi.

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