La questione morale
La vita di uno che fa anche il contadino è naturalmente piena zeppa di cose interessantissimi, avventure pericolose e incontri meravigliosi conragazze bellissime, ma purtroppo certe cose non si possono raccontare, altri non sono poi un granché alla seconda vista e infine certe cose forse non si dovrebbero raccontare come questa di oggi; il fatto è che il contadino andava in paese perché pioveva e perché era l’ultimo giorno per pagare il bollo del vespino e nel fosso poco lontano del capannaio di Giusti – Giusti è uno di quei ottantenni allevatori di conigli che trovi ai bordi della strada dove c’è terra grossa a tagliare la sulla e di andere via con due grosse balle di erba sul tetto della panda – si diceva che in questo fossetto c’era una coniglietta cieca malata tremolante bagnata fradica che faceva pena – Giusti e non solo lui le mamme vecchie e i conigli malati li buttano fuori – e il contadino pensava che foto ci sarebbe venuta e se sarebbe giusto suscitare emozioni con animali in fin di vita ma che la vita è anche questo, ma intanto non aveva la macchina con sé allora erano anche pensieri inutili e andava alla posta a pagare e nel bar a leggere il giornale che tra politica e cronaca era anche peggio di cento bolli da pagare e se né dimenticavo.
Sulla ritorno il coniglio era ancora nello stesso posto, piovettava ancora e il contadino pensava che era meglio di ammazzarli invece di farli crepare così e stava per continuare la sua strada ma solo per due metri, la cosa era chiara, più avanti c’era una catasta di legna, ne prese uno tornò indietro e l’ammazzò con una botta secca alla nuca.










Si è cos’ che va…
Marco
Loste 31 gennaio 2008 alle 19:57
perche’ non hai terminato l’agonia all’andata?
gennaro 31 gennaio 2008 alle 21:47
E se il coniglio si chiamasse Ste e la coniglietta avesse in mano ls spranga di legno? Vorrebbe Ste essere finito in questo modo o preferirebbe una medicina e due coccole, o piuttosto un “dormiente”?
tomas 31 gennaio 2008 alle 22:28
Immagino tu abbia fatto firmare delle carte alla coniglia prima della legnata livellatrice.
Occhio! E’ pieno di gente ciucca che non ha mai visto come si spella un coniglio. Capace t’arriva qualche denuncia per quello che hai scritto.
Uguccione da Lorenzana 01 febbraio 2008 alle 02:51
Spero, se mi dovessi trovare un giorno in quelle condizioni, di trovare uno Ste sulla mia strada.
Qui però siamo molto interessati alla questione degli incontri meravigliosi con ragazze bellissime…
Deserteur 01 febbraio 2008 alle 07:49
@Tomas: I paragoni con gli animali non reggono mai. Noi siamo gli unici con la libertà (è di conseguenza con la responsabilità). Il problema per gli animali è meno come muoiono ma le condizioni in cui devono vivere.
PS: Le ragazze bellissimi camminavano sul marciapiede opposto, che incontro!
ste 01 febbraio 2008 alle 08:10
Un commento valido per tutti i tuoi post: impara a scrivere in italiano.
Bob 02 febbraio 2008 alle 06:56
Ciao Bob, non hai letto il coso in cima sulla destra.
l’italiano non è mia lingua madre, lo sto ancora imparando ma sono vent’anni e i progressi sono scarsi ormai.
ste 02 febbraio 2008 alle 08:02
Ste tranquillo scrivi meglio di tanti arroganti e presuntuosi italiani, alcuni dei quali tuttora insediati nei palazzi buoni della politica, dello spettacolo, della ‘gente bene’ (Di Pietro, Cuffaro, …)
Marco 03 febbraio 2008 alle 15:53
Ah dimenticavo Luca Giurato, pagato con i soldi (nostri) del canone RAI!!!
Marco 03 febbraio 2008 alle 15:55
@ste: non sono molto d’accordo con quello che dici. Preferirei poter guarire o comunque dare una morte più “dolce” al coniglio. Non credo che l’uomo abbia questa responsabilità, è una scelta.
@deserteur: io non saprei, dipende da quanto soffro… lo saprò dire solo in quel momento.
Molti sono convinti che se finissero su una sedia a rotelle preferirebbero morire. Forse però tanti di questi cambierebbero idea se succedesse veramente, perchè di solito ci si aggrappa alla vita fino all’ultimo.
tomas 04 febbraio 2008 alle 23:21
Si deve valutare sempre il caso, penso. Giusti ha provato di farla guarire (usa tutto l’arsenale da vaccini a agli antibiotici). Almeno era veloce…
ste 05 febbraio 2008 alle 07:53
Scelta giusta. Mi ha fatto venire in mente mia nonna che (per metterlo al forno…) il coniglio lo teneva per le zampe posteriori e poi, col taglio della mano, colpo secco sulla nuca.
Ti lascio immaginare cos’era una sua pappina quando lasciavo la luce accesa o l’acqua aperta…
Silvio 05 febbraio 2008 alle 13:09
silvio, scusa se sorrido, ma a pensare a tua nonna mi viene in mente Roberto Benigni nella cella con Tom Waits e John Lurie nel film Down By Law di Jim Jarmush.
“Strange mother, my mother. My Mother Isolina”
comidademama 09 febbraio 2008 alle 05:59